Persone, non merce

Selezione. Un termine adatto per il calibro delle uova, per classificarle in base al peso e al diametro. Non si può utilizzare lo stesso schema per le persone. Non è umano, diciamolo a chiare lettere. Nella storia abbiamo già assistito a fatti del genere. Ce ne siamo vergognati. Anzi, di più. Ci siamo chiesti come possa essere accaduto

(Foto: ANSA/Sir)

Selezione. Un termine adatto per il calibro delle uova, per classificarle in base al peso e al diametro. Non si può utilizzare lo stesso schema per le persone. Non è umano, diciamolo a chiare lettere. Nella storia abbiamo già assistito a fatti del genere. Ce ne siamo vergognati. Anzi, di più. Ci siamo chiesti come possa essere accaduto.

Quando ci è stato raccontato delle famiglie ebree che venivano divise, i bambini da una parte, le madri da un’altra e i padri da un’altra ancora, siamo inorriditi. Un fremito ha percorso la nostra schiena e lo percorre ancora oggi, al solo pensiero. A Catania, nei giorni scorsi, su istruzione del nuovo governo a guida Meloni, è capitato qualcosa di molto simile. I migranti giunti nel nostro porto non sono stati accolti come avrebbero meritato, come dicono le norme del diritto fra le nazioni e come sanciscono convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese. Noi abbiamo fatto spallucce.

Abbiamo preferito seguire l’onda emotiva del dopo voto. Abbiamo preferito soddisfare la pancia degli elettori con un alt buttato in faccia a chi non è stato accolto in base alla sommaria selezione praticata a bordo delle due navi di Ong. Abbiamo rifiutato l’accoglienza a gente raccolta in mare. A uomini, probabilmente padri e mariti, ritenuti non fragili. È successo e ce lo dobbiamo dire.

Inutile pensare che chi lo afferma sia contro il governo e chi è a favore sostenga che non è vero. È inutile pure sostenere che dovrebbero accogliere i migranti i Paesi di cui battono bandiera le navi che li hanno raccolti fra le onde. Il diritto tra gli Stati parla del porto più vicino cui affidare quanti sono stati salvati.

Ogni ragionamento, in questo periodo di tifoserie scatenate fra chi è pro e chi è contro, pare difficile da proporre. Il neo esecutivo si è subito schierato con provvedimenti molto identitari, in cerca del rafforzamento del consenso ricevuto nelle urne del 25 settembre. Non importano le conseguenze di certe norme. Pare importante poter affermare che si attua quanto promesso in campagna elettorale: più sicurezza interna e sui confini, ammiccando ai Paesi dell’est Europa in sintonia con queste posizioni sovraniste.

La questione migranti non è secondaria. Attiene all’umanità. Si parla di famiglie, di gente che fugge da situazioni tragiche. Non si può far finta di non vedere. Parlare di “carico residuale”, come ha fatto il ministro Piantedosi scambiando le persone per merce, è un’offesa agli interessati e a noi stessi.

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