Attese e preoccupazioni

Ancora qualche giorno e poi prenderà il via la XIX legislatura sorta dalle elezioni politiche dello scorso 25 settembre. Dopo la convocazione delle Camere (13 ottobre) e la successiva elezione dei presidenti di Camera e Senato, il Presidente della Repubblica potrà avviare le consultazioni per affidare l’incarico per la formazione del Governo.

foto SIR/Marco Calvarese

Ancora qualche giorno e poi prenderà il via la XIX legislatura sorta dalle elezioni politiche dello scorso 25 settembre. Dopo la convocazione delle Camere (13 ottobre) e la successiva elezione dei presidenti di Camera e Senato, il Presidente della Repubblica potrà avviare le consultazioni per affidare l’incarico per la formazione del Governo. Tutto fa ritenere che la scelta ricada su Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d’Italia, il partito più votato con il 26% dei voti. Dopo anni di egemonia del centro sinistra, l’Italia ora gira a destra e, a meno di imprevedibili capovolgimenti, si accinge a iniziare un nuovo corso politico che potrebbe durare cinque anni. Sull’altro fronte, quello dei perdenti, emerge un Partito democratico in profonda crisi, un terzo polo al di sotto delle sue ambizioni e il movimento 5S che, pur avendo perduto la metà dei consensi rispetto al 2018, é riuscito a rimontare, principalmente al Sud, ponendosi come paladino dei fruitori del reddito di cittadinanza. Sullo sfondo un sistema democratico in una profonda sofferenza, che dovrebbe inquietare sia i vinti che i vincitori. Per la prima volta in Italia dal 1948- rivela una ricerca di Marco Valbruzzi dell’Università Federico II di Napoli -meno della metà della popolazione nazionale è rappresentata in Parlamento. Se,infatti, al 36,6% di coloro che si sono astenuti si sommano tutti i cittadini e non soltanto gli elettori, l’insieme dei partiti arriva a rappresentare il 49,3% degli italiani. La sfiducia dei cittadini nell’attuale sistema politico,l’incapacità della classe dirigente a rinnovarsi, nonché la pessima legge elettorale, costituiscono tutte ragioni sufficienti per motivare tanta disaffezione alla partecipazione democratica. In questo contesto, aggravato dalla presenza di serissimi problemi che vanno dalla guerra in Ucraina alla crisi energetica, dall’inflazione a due cifre al caro bollette e al drammatico aumento delle famiglie in povertà, la Presidente di Fratelli d’Italia si accinge ad assumere la guida del Paese. Da parte sua la Meloni sta gestendo nel modo migliore il dopo elezioni: toni misurati,nessun trionfalismo, ma dialogo e apertura con Draghi – dopo anni di ferma opposizione al suo governo -con Mattarella, con gli imprenditori e perfino con i sindacati. Segno della consapevolezza della gravità della situazione interna e internazionale nella quale dovrà muoversi. In queste condizioni, infatti, dovrà preparare la legge di bilancio in meno di un mese, escogitare una misura per frenare i costi dell’energia, provvedere al completamento del Pnnr e seguire l’andamento della pandemia. Il tutto nella consapevolezza di dovere ricevere il testimone da un presidente del calibro di Draghi. Un esame al quale la Meloni ha più volte dichiarato di volersi preparare con senso di responsabilità. Al punto che l’originaria diffidenza riguardo alla sua provenienza politica e alla sua inesperienza di governo, da più parti evocata durante la campagna elettorale, è andata man mano sfumandosi, fino a trasformarsi in un generale clima di cauta e fiduciosa attesa nei suoi confronti. Non è tanto il momento presente, tuttavia, che preoccupa, quanto il dopo, anche perché le buone intenzioni debbono trovare riscontro sul campo. E l’esperienza insegna che il campo di centro destra non è più sicuro e meno turbolento del campo opposto. Per la Presidente di Fratelli d’Italia questo è il momento per passare da un lungo periodo di opposizione, all’assunzione di responsabilità di governo. Se da una parte la fine prematura di una tormentata legislatura lascia in eredità un’infinità di problemi, dall’altra, è possibile intravvedere taluni punti rassicuranti. Nessuno, neppure fra le fila delle formazioni sovraniste e populiste, propone oggi di uscire, come avveniva qualche tempo fa, dall’Euro e dall’alleanza atlantica, rafforzando, così, quel ruolo e quella credibilità conquistata negli ultimi anni dal nostro Paese. Ruolo e credibilità che possono facilitare anche il compito dei nuovi governanti. A una leader della esperienza della Meloni, in politica fin da ragazza, non può sfuggire che il consenso degli italiani come è già accaduto con Renzi, con Salvini e con i Cinque Stelle non è eterno.

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