Il compito e la necessità di votare

Domenica 25 settembre, cioè fra sette giorni circa, saremo chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento e questa volta proprio tutti i maggiorenni, dai 18enni in su, per ambedue le Camere.

(Foto: ANSA/Sir)

Domenica 25 settembre, cioè fra sette giorni circa, saremo chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento e questa volta proprio tutti i maggiorenni, dai 18enni in su, per ambedue le Camere.

Ma ancora, a pochi giorni dal voto, il partito maggiore sembra quello dell’astensionismo, un virus insidioso che può sgretolare o comunque minare significativamente un’autentica democrazia. Per questo un po’ tutti i leader, ma anche le molte persone di buon senso o che occupano posti di responsabilità ad ogni livello, insistono sull’opportunità, anzi sulla necessità di andare a votare. E persino il papa, per non dare occasioni all’astensione, ha ben pensato di abbreviare il suo soggiorno pastorale al Congresso eucaristico nazionale di Matera in quella domenica!

Per i cattolici – o almeno per quanti si ritengono tali (anche se non sempre praticanti) -, a dire il vero, non mancano indicazioni sui principi che dovrebbero orientare alla scelta di persone (per quanto questo sistema elettorale lo permetta…), di partiti e di programmi, più o meno consoni ai valori che essi condividono a livello etico-sociale, pur consapevoli che sono definitivamente passati i famosi “collateralismi” tra un partito esplicitamente cristiano e la Chiesa, e che in uno stato di cui si riconosce la laicità e in una società multietnica e multiculturale occorre arrivare ad un inevitabile e ragionevole compromesso per il bene di tutti (quasi ad incarnare l’ossimoro di Aldo Moro “convergenze parallele”).

Per tutti i cittadini (cattolici o no) sarà comunque necessaria (e difficile) una scelta ponderata, poiché non c’è nessuno dei partiti (o delle contraddittorie coalizioni) che incarni pienamente insieme i valori di ognuno e di tutti, o che meriti una totale fiducia, specie dopo l’inutile e dannoso sgambetto al governo Draghi che ha portato il Paese in quest’avventura di un’inusitata campagna elettorale d’agosto e ad un’altrettanto inusitata convocazione elettorale d’autunno.

La domanda, dunque, sarà soprattutto su chi dovrà guidare il prossimo governo; domanda ancora più inquietante dopo la variopinta passerella di alleanze di questa monca legislatura. Se alcuni continuano a puntare su Mario Draghi (o almeno a seguire la sua linea) come Italia Viva-Azione o lo stesso Pd (pur con le contraddizioni interne alla coalizione), altri puntano decisamente a un radicale cambio di guardia – del resto democraticamente comprensibile nella logica dell’alternanza – affidandosi al centro-destra (anzi …alla leader della destra, se, com’ella spera o crede fermamente, otterrà la primogenitura). Mentre c’è chi, il M5S, sfrutta abilmente il dissenso e la protesta, come già fece proficuamente – ma con minore efficacia per quanto cresca ora lievemente nei sondaggi, davvero deludenti fino a poche settimane fa – ai suoi “tempi d’oro”. Bisogna comunque ammettere che il cittadino, come parimenti il cittadino cattolico, si trova spaesato e disorientato in questo marasma di promesse che già si sa non potranno essere mantenute. Ma tant’è: è serio e necessario per ognuno e per tutti recarsi alle urne domenica prossima perché, diversamente, in modo ancora più acritico e dannoso per la democrazia, ci si rassegna a lasciarsi comunque governare da scelte altrui.

 

 

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