Fotoritocco ai numeri

Un tempo si sarebbe usata l’espressione “nascondere la polvere sotto il tappeto” oggi diciamo fare il fotoritocco ai dati: operazione che non giova a nessuno.

(Foto ANSA/SIR)

La proposta dei governatori di non dire più i dati dei contagiati da Covid, o dirli una sola volta la settimana o epurarli degli asintomatici, ha rischiato di profumare d’altro. Potrebbe essere stata una amorevole carezza verso una popolazione da non spaventare e angosciare oppure una prudenza volta a non esacerbare letture distorte di chi nell’impennata dei contagi trova la prova dell’inutilità dei vaccini, ma potrebbe pure essere un inopportuno tentativo di addomesticare la recrudescenza della pandemia.
Fermo restando che i Presidenti di regione non sono un unicum e che molti si sono encomiabilmente distinti in un impegno senza tregua da che pandemia infuria, va detto che, proprio in nome della schiettezza fin qui avuta, non è tempo di cambiare le regole della navigazione, anche se in questi giorni di omicron dilagante (2,5 milioni di italiani contagiati) le acque si son fatte perigliose.
La verità dei fatti è il binario che guida chi è al governo agli opportuni passi e alle adeguate scelte come pure guida i cittadini a corretti e responsabili comportamenti. La verità delle cose è l’irrinunciabile bussola per tutti: anche se può suscitare timori, anche se richiede – come è stato fatto – il coraggio della denuncia, aperta e ferma, delle responsabilità dei non vaccinati nella maggiore circolazione del virus come nelle preponderanti presenze nelle terapie intensive.
La verità è che i contagi hanno registrato picchi inauditi, di molto superiori ai giorni del lockdown del 2020. E’ pur vero che molte cose sono cambiate da allora, in bene e in male: da una parte ci sono i vaccini come protezione dalle manifestazioni più acute e gravi, dall’altra però c’è omicron, che viaggia a velocità impressionante, responsabile ormai dell’80% dei casi anche in Italia.
Per questo non dobbiamo smettere di cercare la verità dei fatti, completa e dettagliata: numeri, tipologia di contagi (sintomatici, asintomatici), tipologia di malati (a casa, ospedalizzati, in terapia intensiva). Non smettiamo di guardare fuori dal finestrino perché la strada si fa pericolosa, anzi – posto che continuiamo a guidare o, fuor di metafora, che manteniamo tutto aperto – lo sguardo si deve fare ancor più attento, la mano ferma, l’attenzione massima.
Un tempo si sarebbe usata l’espressione “nascondere la polvere sotto il tappeto” oggi diciamo fare il fotoritocco ai dati: operazione che non giova a nessuno. Non serve a chi governa nel locale: se nell’immediato protegge da passaggi di colore dei territori ed evita chiusure, come potrebbe dare contezza di quanto in atto e consentire scelte oculate e necessarie riguardo il futuro? Non serve al Paese, che deve sapere dove sta davvero andando. E sarebbe offensivo nei confronti di chi, come medici e infermieri, sta incassando da due anni una situazione pesantissima e corre ai ripari per soccorrere sia chi – pure inavvertitamente – si è esposto al rischio, sia chi – del tutto volontariamente – ha deciso di non proteggersi con i mezzi che scienza e medicina hanno pure fornito.
La barra ferma l’ha tenuta il Comitato tecnico scientifico, che ha deciso di non cambiare il modus operandi e di continuare a fornire quotidianamente i dati della situazione pandemica. Sono necessari. Poi chi vuole essere consapevole li ascolti, chi si sente turbato glissi. Siano piuttosto accompagnati da parole guida, affinché siano compresi senza suscitare pensieri errati. Altrettanto dicasi se si deciderà di modificare il sistema del colore delle regioni: se si eliminerà una tonalità (arancio) non sarà per la sparizione del virus, ma per lo stato contingente di una variante specifica, che modifica la soglia di allarme.
La verità va detta, senza giochi di numeri e parole. Quanto orrore fecero quegli “obiettivi sensibili” con cui, durante la guerra del Golfo, si definirono i morti? A volte si ha uno strano concetto delle sensibilità altrui: come se un gioco di parole, fatto per annebbiare la verità, lenisse ferite alle orecchie di chi ascolta. Ma per i familiari – allora degli obiettivi colpiti, oggi delle vittime del Covid – una mezza verità non restituisce un sorriso spento per sempre.

(*) direttrice “Il Popolo” (Pordenone)

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