Primi e ultimi

L’Italia è il Paese dell’anno, secondo l’Economist, il settimanale britannico che tira un milione e 58.000 copie. “L’onore va all’Italia – afferma – e non per i suoi calciatori che hanno vinto il trofeo più importante d’Europa” Il merito è di Mario Draghi. Con l’ex capo della Bce, l’Italia “si è dotata di un Presidente del Consiglio competente e rispettato a livello internazionale. Per una volta – osserva il settimanale – la maggioranza dei politici ha messo da parte le differenze per sostenere un profondo programma di riforme”, vanta un tasso di vaccinazione tra i più alti d’Europa “e la sua economia corre più di Francia e Germania”. “Non si può negare – conclude la rivista – che oggi l’Italia sia in un posto migliore rispetto a dicembre del 2020 e per questo è il nostro Paese dell’anno. Auguroni!”. Grazie e grande soddisfazione!

foto SIR/Marco Calvarese

L’Italia è il Paese dell’anno, secondo l’Economist, il settimanale britannico che tira un milione e 58.000 copie. “L’onore va all’Italia – afferma – e non per i suoi calciatori che hanno vinto il trofeo più importante d’Europa” Il merito è di Mario Draghi. Con l’ex capo della Bce, l’Italia “si è dotata di un Presidente del Consiglio competente e rispettato a livello internazionale. Per una volta – osserva il settimanale – la maggioranza dei politici ha messo da parte le differenze per sostenere un profondo programma di riforme”, vanta un tasso di vaccinazione tra i più alti d’Europa “e la sua economia corre più di Francia e Germania”. “Non si può negare – conclude la rivista – che oggi l’Italia sia in un posto migliore rispetto a dicembre del 2020 e per questo è il nostro Paese dell’anno. Auguroni!”. Grazie e grande soddisfazione!
Abbiamo comunque anche altri primati. L’Italia è il primo Paese al mondo per patrimonio culturale, storico e architettonico. Seguono Spagna e Grecia. L’Italia è prima con 51 siti Unesco, seguita da Cina e Spagna.
Aggiungiamo anche che l’Italia è al quinto posto per numero di cattolici (dopo Brasile, Messico, Filippine, Stati Uniti), ma certamente prima se si considera la percentuale sugli abitanti (58 milioni di cattolici su 59,55 di abitanti). Anche questo dato, proveniente dall’Annuario Pontificio, a noi fa piacere. Brava dunque Italia: sei, siamo tra i big del mondo.
Adagio comunque. Ci sono settori in cui restiamo ancora molto indietro. Innanzitutto (sorprendentemente, vista la nostra tradizione artistica) in ambito culturale. Gli ultimi dati Istat dipingono una situazione preoccupante per il nostro Paese. Solo il 62,2% degli italiani tra i 25 e i 64 anni risulta in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore, rispetto a una media europea del 78,7%. Tedeschi e francesi segnano rispettivamente l’86,6% e l’80,4%. Il dato si riflette in quello della crescita del numero dei laureati, che in Italia sono aumentati dello 0,3% l’anno, contro un trend europeo dello 0,9.
Infine il dato che avrà le più grandi conseguenze negative per il futuro. Mi riferisco al tasso di natalità. Secondo il CIA World Factbook, nella graduatoria di tutti i Paesi del mondo, l’Italia è al 216° posto su 227 Stati con un tasso di 8,4 nati ogni 1.000 abitanti, col minimo storico di nascite nel 2020 e un ulteriore abbassamento nel 2021 (meno di 400mila nati). Secondo Eurostat senza arrivi dall’estero l’Italia è destinata a dimezzare la sua popolazione a quota 30 milioni entro il 2100.
Noi non ci saremo più, ma chi ci sarà ancora?

(*) direttore “Il Nuovo Torrazzo” 

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