Green pass e così siaxxxxxxxxxxxxxx

In Italia i non vaccinati sono grossomodo 10 milioni, pari al 16,6 per cento della popolazione. Tra questi molti appartengono alla categoria dei lavoratori. Con la decisione del premier Draghi di venerdì 17 settembre per entrare al posto di lavoro tutti, non solo gli attualmente non vaccinati, dal 15 ottobre dovranno esibire il green pass, certificazione emessa dal Ministero della Salute. Il green pass attesta l'avvenuta vaccinazione anti Covid 19 (in Italia è emesso fin dalla prima dose), oppure l'essere negativi a un test molecolare o antigenico rapido fatto nelle 48 ore precedenti, oppure ancora l'essere guariti dall'infezione negli ultimi sei mesi.

(Foto ANSA/SIR)

In Italia i non vaccinati sono grossomodo 10 milioni, pari al 16,6 per cento della popolazione. Tra questi molti appartengono alla categoria dei lavoratori. Con la decisione del premier Draghi di venerdì 17 settembre per entrare al posto di lavoro tutti, non solo gli attualmente non vaccinati, dal 15 ottobre dovranno esibire il green pass, certificazione emessa dal Ministero della Salute. Il green pass attesta l’avvenuta vaccinazione anti Covid 19 (in Italia è emesso fin dalla prima dose), oppure l’essere negativi a un test molecolare o antigenico rapido fatto nelle 48 ore precedenti, oppure ancora l’essere guariti dall’infezione negli ultimi sei mesi.
La spinta governativa non è una ritorsione contro chi ancora non ha effettuato la vaccinazione, quanto la risposta alla necessità di affrontare un altro autunno e un altro inverno senza rischiare l’ennesima impennata dei contagi con l’incubo di una conseguente ondata di chiusure. Eventualità che nessuno vuole: né nel mondo politico, né la gente comune, né tantomeno tutto il mondo del lavoro, dalle fabbriche alla ristorazione.
Si tratta di chiusure che abbiamo già vissuto due volte e che ormai appartengono alla nostra storia personale e nazionale: una prima volta nel marzo-maggio 2020, quando esplose la pandemia da coronavirus sorprendendoci e travolgendoci a tutti i livelli; una seconda nell’inverno e primavera scorse. Ma probabilmente abbiamo già dimenticato le feste di Natale in casa, le proteste per i negati ritrovi familiari così cari alla nostra tradizione, il coprifuoco serale e tutte le prudenze che l’imperversare del Covid, tra contagi e vittime, hanno via via imposto. Allo stesso modo abbiamo allontanato il ricordo dell’attesa dei bollettini di fine settimana con i semafori pandemici che andavano tingendo le regioni di giallo, verde, arancio e rosso.
Tanto è cambiato da allora: non solo perché siamo reduci da una più spensierata bella bella stagione, quanto perché da quella prima e seconda primavera ci distingue il possesso di una difesa: il vaccino. Una difesa che ci accompagna da mesi tanto che è ormai chiaro che chi non si è vaccinato non ha intenzione di farlo. Nè per se stesso né per chi gli sta attorno.
Il ruolo di un premier è quello di pensare all’intero paese. Contro nessuno e per il bene di tutti ha esteso a ogni categoria di lavoratori, pubblici e privati, la tutela che viene dal vaccino.
Perché l’economia italiana, la cui ripresa è stata definita sorprendente anche rispetto agli altri paesi europei, non riabbia a subire altri stop.
Perché gli italiani che lavorano possano farlo nella maggior sicurezza possibile, protetti dall’unica arma che abbiamo. Un vaccino non infallibile contro il contagio da coronavirus ma, grazie al cielo e ai ricercatori, capace di mettere sostanzialmente al bando il ricorso alle terapie intensive.
Perché gli ospedali, dove eroici medici e infermieri hanno lavorato senza sosta per salvare vite – checché ne dicano ingrate opinioni e teorie – possano tornare a dedicarsi alle tante altre malattie che ci colpiscono, senza ridurre la dedizione alle altre cure a causa della totalizzante guerra al Covid 19.
Perché le vittime, oltre 130mila in Italia (11.736 in Veneto e 3.813 in Friuli Venezia Giulia secondo i dati del 16 settembre) sono già troppe per una malattia che sappiamo adesso contenere, ma purtroppo non ancora debellare.
Si sa che molti tra quei dieci milioni lo faranno malvolentieri, diciamo pure obtorto collo: ma non si sentano colpiti da chissà quale personale persecuzione. Affronteranno quello che altri 50 milioni di italiani (e oltre cinque miliardi di persone nel mondo) hanno già sperimentato. Questo ci aiuterà ad affrontare insieme un altro inverno: di scuole aperte, di stagioni teatrali e sportive, di festività e di lavoro.

(*) direttrice de “Il Popolo” (Pordenone)

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