Le ansie e le attese di una ripresa

Con l’avvio dell’anno scolastico si può affermare che tutto il Paese si sia rimesso in moto per intraprendere un nuovo anno di attività. Una ripresa che si sta presentando più complessa di quanto si presumeva all’inizio dell’estate,sia sul piano interno che su quello internazionale.

Con l’avvio dell’anno scolastico si può affermare che tutto il Paese si sia rimesso in moto per intraprendere un nuovo anno di attività. Una ripresa che si sta presentando più complessa di quanto si presumeva all’inizio dell’estate,sia sul piano interno che su quello internazionale. Chi poteva ipotizzare che gli americani, dopo venti anni di presenza armata in Afghanistan per sconfiggere il terrorismo, avrebbero messo in atto, inesorabilmente, la decisione di ritirarsi, consentendo il ritorno al potere dei talebani? E chi avrebbe detto, per calarci nelle nostre vicende, che quel vaccino, “luce e speranza” per tutti e il green pass, potessero diventare materia di disputa e di divisione politica, mentre riprendono i contagi e tornano a riempirsi le corsie degli ospedali? Ineluttabilità o altro? Al di là di ogni possibile motivazione, si tratta di eventi, in particolare la pandemia, che trovano una concausa nei comportamenti errati delle persone, oltre che nei messaggi pericolosi e irresponsabili, come ha detto Mattarella, di chi svolge un pubblico servizio o copre cariche istituzionali.Sta di fatto che, quest’estate, abbiamo perduto l’occasione per dare un decisivo colpo al virus, approfittando dell’effetto vantaggioso della stagione calda, combinato con l’elevata percentuale delle persone vaccinate.Le preoccupazioni provenienti dal fronte sanitario, aggravate dalle turbolenze che si registrano nel campo politico, giustificano la diffusa sensazione che si vada verso un autunno caldo sotto i vari fronti, politico, sanitario, occupazionale. E, nonostante ciò,sono tanti i motivi che inducono a guardare avanti con misurato ottimismo. La ripresa in presenza della scuola e, per la prima volta, dopo tanti anni, con gli organici quasi al completo, ma anche le notizie incoraggianti che arrivano dal fronte economico,devono indurre a proseguire sulla strada virtuosa intrapresa in questi mesi dal governo Draghi. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) per il 2021 ha alzato le stime sull’economia italiana, portandole dal 4,5% al 5,9%.Un traguardo reso possibile dalla combinazione di più fattori: la ripresa dei consumi, il sostegno all’economia, anche se attraverso l’indebitamento, l’arrivo dei primi fondi del Recovery, l’abilità e il prestigio internazionale del Presidente del Consiglio. “Uno dei punti di forza di Draghi, ha affermato Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, sta nel metodo: affronta i problemi uno per volta, ma speditamente; consulta le forze politiche, ma senza farsi bloccare dai contrasti tra di esse forze, né dalle lunghe negoziazioni; scelta oculata dei più stretti collaboratori”. Motivi tutti per auspicare una “guida Draghi” il più a lungo possibile. “Occorre fare tesoro del momento favorevole”, ha affermato il Commissario europeo per gli affari economici, Paolo Gentiloni. E per l’Italia questo è il momento favorevole per utilizzare i fondi europei, mettere finalmente uno stop al debito pubblico e sostenere la crescita con le tanto attese riforme,a iniziare da quella fiscale, per seguire con quella della pubblica amministrazione, della giustizia civile e penale e della ricerca. Non che le sorti dell’Italia dipendano esclusivamente da Draghi o dai fondi europei, ci vuole altro!Basti pensare che il governo italiano dovrà rendicontare alla comunità europea ogni sei mesi, fino al 2026, lo stato di avanzamento dei lavori per ricevere le successive tranches degli oltre 200 miliardi assegnati. Occorre, piuttosto, il concorso di tutti: cittadini, forze politiche, sociali e imprenditoriali. L’auspicio è che, anche di fronte ai prossimi insidiosi impegni politici-le elezioni amministrative e la scelta del Presidente della Repubblica- le forze politiche sappianosuperare ogni conflitto, evitando che gli interessi di parte prevalgano su quelli del Paese. Anche perché in un attimo potrebberovanificarsi gli effetti del “miracolo Italia”.

(*) direttore “La Vita Diocesana” (Noto)

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