Dallo sport, buoni segnali per l’Italia

Non indulgiamo alla retorica, certo. Però la vittoria di domenica sera contro l’Inghilterra ha qualcosa di unico e – comunque vogliamo guardare la cosa – fa bene all’Italia. Probabilmente non solo a lei, visto l’entusiasmo con cui anche altre nazioni in Europa e nel mondo hanno seguito il match e hanno tifato appassionatamente per noi. Nelle sette partite disputate, la squadra di Mancini è stata, sì, accompagnata da un briciolo di fortuna (penso soprattutto alla partita con la Spagna). Ma il risultato finale è il frutto di un lavoro puntuale e serio che è stato costruito passo dopo passo, sotto l’attenta guida del ct azzurro.

foto SIR/Marco Calvarese

Non indulgiamo alla retorica, certo. Però la vittoria di domenica sera contro l’Inghilterra ha qualcosa di unico e – comunque vogliamo guardare la cosa – fa bene all’Italia. Probabilmente non solo a lei, visto l’entusiasmo con cui anche altre nazioni in Europa e nel mondo hanno seguito il match e hanno tifato appassionatamente per noi. Nelle sette partite disputate, la squadra di Mancini è stata, sì, accompagnata da un briciolo di fortuna (penso soprattutto alla partita con la Spagna). Ma il risultato finale è il frutto di un lavoro puntuale e serio che è stato costruito passo dopo passo, sotto l’attenta guida del ct azzurro. Non si spiega altrimenti la lunga scia di risultati positivi che riporta la nostra nazionale ai tempi di quella “mitica” di Vittorio Pozzo, vincitrice e di due coppe del mondo. Impegno e dedizione, certo, ma anche spirito di squadra e capacità di lavorare come gruppo. Qualità che il premier Draghi ha riconosciuto agli azzurri, ricevendoli a palazzo Chigi e additandoli come un modello per gli italiani. E poi anche tanta umanità: tutti sono rimasti colpiti dagli abbracci di giocatori e tecnici della nazionale e soprattutto dall’abbraccio commosso tra Mancini e Vialli, amici di una vita, dentro e fuori del campo da calcio. E poi c’è quel “frame”, quel fermo immagine del presidente Mattarella, nel momento in cui Donnarumma, con le sue manone, blocca l’ultimo rigore dell’inglese Saka, consegnando così la vittoria all’Italia: la gioia di un bambino che esplode e, al contempo, l’entusiasmo di un intero Paese.

Belle anche le sue parole, semplici e dirette, rivolte ai calciatori azzurri al Quirinale lunedì scorso: «Avete meritato di vincere – ha detto loro Mattarella – ben al di là del risultato ai rigori, perché avete disputato questa partita con due pesanti handicap: quello di giocare in casa degli avversari, in quello stadio, con quel tifo, e quello del goal a freddo, che avrebbe messo chiunque in ginocchio. E avete vinto ugualmente. Complimenti, perché è stata davvero un’impresa che avete meritato molto più di quanto dica il punteggio». «Siete stati accompagnati – ha continuato il Presidente – dall’affetto degli italiani. Ne siete stati circondati. Li avete ricambiati rappresentando bene l’Italia e rendendo onore allo sport». Ma hanno dato lustro all’Italia anche altri risultati sportivi, che sono arrivati in modo per certi versi inaspettato nei giorni scorsi. Mi riferisco al secondo posto di Matteo Berrettini, primo italiano a disputare la finale al torneo di tennis di Wimbledon, e agli straordinari successi degli azzurri ai campionati europei di atletica Under 23, che si sono recentemente conclusi a Tallinn con l’Italia al primo posto nel medagliere (anche questo è una prima volta!). A tali importanti traguardi vanno aggiunte la vittoria ai campionati europei di softball della nostra nazionale femminile e la qualificazione alle olimpiadi della nazionale di basket, vittoriosa sulla temibile Serbia…

Arrivano buoni segnali, quindi, dallo sport italiano, che ci auguriamo possano dare impulso all’intera società per un “rinascimento italiano” anche su altri campi e su altri settori. Secondo Coldiretti, grazie alla vittoria agli Europei di calcio, il Pil nazionale potrebbe aumentare dello 0,7% e, magari, ci potrebbe anche essere un aumento dell’export vicino al 10%, come successe quando l’Italia vinse i mondiali in Germania nel 2006. La cosa più bella, comunque, che dovremmo imparare dai nostri atleti – dai calciatori, a Berrettini sino agli Under 23 – è che il lavoro serio e lo spirito di squadra “pagano” sempre. È proprio questo che può consentire ad una nazione di riscattarsi e di risollevarsi: dal Covid, certo, ma anche da qualunque altra forma di fatica e di imprigionamento. Grazie per avercelo ricordato e auguri per le prossime olimpiadi di Tokio!

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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