Caro Sindaco, ti siamo vicini

Caro Sindaco, lo scorso fine settimana c’ero anch’io all’inaugurazione del nuovo tratto di strada che avete aperto nel tuo Comune. Bel lavoro davvero. Complimenti! Ti ho visto, sorridente, tagliare il nastro. Mi sono chiesto se eri davvero felice o se il pensiero che qualcuno potesse inciampare sul nuovo marciapiede e poi magari denunciarti, o magari avere qualche danno a causa del lampione che potrebbe spegnersi improvvisamente, ti rendesse preoccupato, poco sereno. Forse anche per questo hai chiesto una "benedizione rafforzata" al tuo amico parroco intervenuto per l’occasione.

Caro Sindaco,
lo scorso fine settimana c’ero anch’io all’inaugurazione del nuovo tratto di strada che avete aperto nel tuo Comune. Bel lavoro davvero. Complimenti!
Ti ho visto, sorridente, tagliare il nastro. Mi sono chiesto se eri davvero felice o se il pensiero che qualcuno potesse inciampare sul nuovo marciapiede e poi magari denunciarti, o magari avere qualche danno a causa del lampione che potrebbe spegnersi improvvisamente, ti rendesse preoccupato, poco sereno. Forse anche per questo hai chiesto una “benedizione rafforzata” al tuo amico parroco intervenuto per l’occasione.
Questi sentimenti, sai, sarebbero comprensibili. Quello che, infatti, sta accadendo in queste settimane con tuoi colleghi raggiunti da vari avvisi di garanzia, conferma quanto il “mestiere” del Primo Cittadino sia impegnativo e rischioso. Ogni tanto ti penso e ti ammiro, anche se non ti ho votato. Tu, come la stragrande maggioranza dei Sindaci, sei davvero a servizio della tua comunità, a disposizione di ogni cittadino. Poi sulle singole scelte possiamo dissentire, ma sarebbe disonesto non riconoscere il tuo grande impegno e dirti per questo il mio grazie. Tu, come i tuoi colleghi, dedichi una infinità di tempo per la tua comunità Per questo trascuri famiglia e passioni personali. In questi mesi di pandemia lo abbiamo visto ancora di più.
Certo, un po’ di giusta ambizione deve esserci stata otto anni fa, quando ti sei fatto convincere ad accettare la candidatura per il posto di sindaco. Ma diciamolo sinceramente: l’ambizione da sola non giustifica una tale fatica, l’assunzione quotidiana di rischi così imponderabili, sacrifici personali e familiari all’inizio non preventivabili. Alla base c’è, immagino, anche passione per la politica, ma prima ancora l’amore per il tuo paese, il desiderio di contribuire a migliorare il luogo dove vivi, soprattutto pensando ai figli e alle figlie tuoi e dei tuoi concittadini.
Ma, dicevamo, negli ultimi tempi fare il sindaco è diventato sempre più rischioso. Ogni volta che con responsabilità e coscienza firmi un atto, ti immagino incrociare le dita e sperare che, alla fine, non ti arrivi un Avviso di garanzia.
Sono lontani i tempi in cui la politica italiana scommetteva sui Comuni e su voi sindaci per rilanciare il Paese e rinnovarlo dal punto di vista politico e istituzionale. Ricordi la riforma del 1993? Introdusse l’elezione diretta del sindaco, una svolta decisiva che avvicini l’istituzione comunale ai cittadini, in un momento in cui la credibilità della politica e delle istituzioni nazionali era ai minimi (eravamo all’indomani dello scoppio di Tangentopoli). Non è esagerato affermare che i Comuni e voi sindaci rappresentate un fondamentale baluardo per il sistema democratico e questo nonostante la politica regionale e nazionale non faccia nulla per valorizzarvi, anzi talvolta vi umili. E’ il caso di certo populismo traversale che ha imperversato anche di recente, facendo credere che i problemi e il costo della politica si risolvessero tagliando il numero di consiglieri e assessori (specie nei comuni medio piccoli) e le relative indennità E poi ci si stupisce se si fa fatica trovare candidati alla carica di primo cittadino.
Come hanno chiesto molti sindaci, di tutti i colori politici, c’è da restituire dignità e serenità a voi Primi cittadini che siete e rimanete il primo riferimento per tutti. Dobbiamo chiederlo anche noi cittadini perché siamo consapevoli che ne va della qualità di vita delle nostre comunità e, alla fine, della stessa nostra democrazia.

(*) direttore “La Voce dei Berici” (Vicenza)

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