Tra aperturisti e rigoristi, i dati

Quella luce in fondo al tunnel che si intravvede, non può occultare la realtà che, dopo oltre un anno di ristrettezze, si presenta con tutta la sua durezza. Se è vero che il piano vaccini, pur fra tante difficoltà, va avanti e qualche flessione comincia a registrarsi nei contagi e nei decessi, se le scuole tornano a riaprirsi, sia pur con delle limitazioni, se i ristori alle imprese cominciano con lentezza a sbloccarsi e se le tante iniziative di solidarietà continuano a moltiplicarsi in tutto il Paese, contribuendo, così, a lenire le sofferenze delle tante categorie cadute in stato di miseria, se tutto questo è vero, è, altrettanto, vero che questi incoraggianti segnali non sono sufficienti a frenare la rabbia e la sofferenza di coloro che hanno perduto l’unica risorsa che li poteva garantire: il lavoro.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Quella luce in fondo al tunnel che si intravvede, non può occultare la realtà che, dopo oltre un anno di ristrettezze, si presenta con tutta la sua durezza. Se è vero che il piano vaccini, pur fra tante difficoltà, va avanti e qualche flessione comincia a registrarsi nei contagi e nei decessi, se le scuole tornano a riaprirsi, sia pur con delle limitazioni, se i ristori alle imprese cominciano con lentezza a sbloccarsi e se le tante iniziative di solidarietà continuano a moltiplicarsi in tutto il Paese, contribuendo, così, a lenire le sofferenze delle tante categorie cadute in stato di miseria, se tutto questo è vero, è, altrettanto, vero che questi incoraggianti segnali non sono sufficienti a frenare la rabbia e la sofferenza di coloro che hanno perduto l’unica risorsa che li poteva garantire: il lavoro. Le manifestazioni di protesta di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori – ristoratori, ambulanti, negozianti, baristi, gestori di palestre e via di seguito – svoltesi a Roma, Napoli, Milano, Palermo e in tante altre città d’Italia, sono il segnale eloquente del disagio sociale, ampiamente previsto, vissuto dagli oltre 355 mila lavoratori autonomi e dai 600 mila lavoratori dipendenti che, in conseguenza della pandemia, sono rimasti senza lavoro. Un fenomeno che, peraltro, contribuisce a rendere ancora più evidente la dolorosa contrapposizione fra garantiti e non garantiti. Ma è anche la dimostrazione più evidente della necessità di cercare ogni possibile soluzione per una ripresa delle attività sospese, almeno di quelle che si troveranno ancora in piedi al termine di questo prolungato fermo. Non sono pochi, infatti, gli operatori che, non riuscendo a sostenere neppure le spese per l’affitto dei locali, stanno per chiudere per sempre. Ora, se è doveroso guardare ai tanti contagiati e alle tante vittime del Covid, alla stessa maniera non si può fermare lo sguardo né restare indifferenti di fronte a chi ha dovuto abbassare la saracinesca senza conoscere la data di riapertura. Entrambi sono immagini dolorose pur con le dovute differenze. L’avvento del governo Draghi, comprendente quasi tutto “l’arco costituzionale” e nonostante gli sforzi e la fiducia goduta dall’ex governatore della Banca europea, sta trovando anch’esso non poche difficoltà nel traghettare il Paese oltre quel diffuso senso di sfiducia e di stanchezza, ciò nonostante le nuove misure organizzative messe in atto sul fronte sanitario e i vari decreti ristoro sul fronte economico. L’insoddisfazione è totale e forte è la tentazione a guardare fuori al di là dei confini nazionali, dove spesso tutto viene presentato, spesso in maniera strumentale, come perfettamente funzionante. Eppure, solo per fare un esempio, nella celebrata Inghilterra, oltre a vaccinare quasi tutti i cittadini, sono stati capaci di rimanere rigorosamente in lockdown per ben tre mesi. “Ahi serva Italia, di dolore ostello…” – direbbe il sommo poeta Dante guardando al nostro Paese, scosso da divisioni che rendono ancora più difficile il compito del governo, tirato per la giacchetta da coloro che premono per accelerare le riaperture, ma anche da chi raccomanda invece non smette di invocare prudenza. Come fare allora per contemperare le due esigenze, sanitaria e socio economica, evitando di passare dal bianco al rosso, come è accaduto per la Sardegna, dopo solo tre settimane di “liberi tutti”? Nella conferenza stampa, tenuta giovedì scorso al termine della presentazione alle Regioni del Recovery Plan (come è noto, dovrà essere inviato a Bruxelles entro aprile) Draghi, pur riconoscendo l’urgenza di riaprire, ha ribadito di non gradire di essere sotto scacco e tirato per la giacca, sia dagli aperturisti che dai rigoristi. Le decisioni di riapertura, ha affermato, verranno prese sulla base dei dati: andamento dei contagi e livelli di somministrazione dei vaccini. “L’uscita dai mesi terribili dell’emergenza – ha evidenziato Mattarella in una recente lettera al “Sole 24 Ore” – sarà più rapida ed efficace nella misura in cui sapremo liberarci dalla retorica del declino e, attraverso la collaborazione tra le diverse realtà del Paese, saremo capaci di esprimere e realizzare idee originali, progetti innovativi e visioni lungimiranti”. Ancora una volta la saggezza del Presidente della Repubblica viene in soccorso del Paese. Approfittiamone.

(*) direttore “La Vita Diocesana” (Noto)

 

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