Festival di Sanremo: si scelga con equità e sobrietà

Tra i vari problemi con cui deve fare i conti il nostro Paese c'è anche il Festival di Sanremo. Sarebbe facile fare dell'ironia, se non fosse che attorno alla notissima kermesse canora ruota, comunque, un business che coinvolge migliaia di persone, accanto alle decine di personaggi famosi e crea un indotto molto rilevante dal punto di vista economico e culturale. Alcune cose nel frattempo sono certe: al Teatro Ariston non ci sarà il pubblico, sono aboliti gli eventi esterni e con loro il consueto esercito di inviati dei programmi collegati alla kermesse, sono ridotte al minimo le presenze. Insomma dovrebbe rimanere solo l'evento canoro serale. Queste sono le certezze.

Tra i vari problemi con cui deve fare i conti il nostro Paese c’è anche il Festival di Sanremo. Sarebbe facile fare dell’ironia, se non fosse che attorno alla notissima kermesse canora ruota, comunque, un business che coinvolge migliaia di persone, accanto alle decine di personaggi famosi e crea un indotto molto rilevante dal punto di vista economico e culturale.
Alcune cose nel frattempo sono certe: al Teatro Ariston non ci sarà il pubblico, sono aboliti gli eventi esterni e con loro il consueto esercito di inviati dei programmi collegati alla kermesse, sono ridotte al minimo le presenze. Insomma dovrebbe rimanere solo l’evento canoro serale. Queste sono le certezze.
Per il resto, invece, sono ancora aperte tutte le possibilità: la conferma della data (dal 2 al 6 marzo), il suo possibile spostamento (con una serie di problemi per il mercato discografico: questa opzione creerebbe, infatti, una sovrapposizione con altre programmazioni discografiche), lo spostamento della sede (l’Ariston sta confermando notevoli limiti strutturali), l’annullamento con arrivederci al prossimo anno, come è avvenuto per altri eventi di portata anche maggiore quali le Olimpiadi.
In attesa che il Cts (Comitato tecnico scientifico) esamini la proposta di protocollo presentato dalla Rai e quindi si esprima (la cosa è attesa a giorni) si possono fare alcune considerazioni. Il Festival può piacere o meno, ma è un dato di fatto che sia seguito ogni anno da molti milioni di italiani e che rappresenti un’operazione commerciale di grandissimo rilievo con ricaduta per tutto il mercato musicale con tutto quello che ciò significa.
Riconosciuto questo, va rilevato per˜ che molti (se non tutti) avrebbero abbondanti e fondate motivazioni per chiedere deroghe, eccezioni, soluzioni ad hoc. E’ comprensibile che ognuno, guardando il proprio orticello (piccolo o grande che sia), in onestà ritenga importante quello che sta facendo. Per tale motivo ciascuna situazione va inquadrata nell’orizzonte più ampio della comunità, del significato che ha per gli altri quello che si fa o si decide di non fare.
Quello che va evitato è di creare situazioni di privilegio oppure (è l’altra faccia della medaglia) di discriminazione. Nel nostro Paese ci sono realtà (pensiamo ai teatri, ai cinema, alle palestre, alle piscine) solo per fare qualche esempio, che sono fermi praticamente da un anno, nonostante avessero messo in atto le misure richieste per operare in sicurezza. Come si fa a dire “Ma Sanremo è Sanremo”?
Ci vuole equità e sobrietà. Anzi, se vogliamo proprio dirla tutta, per una realtà che ha così tanto seguito e movimento così tante risorse economiche la responsabilità è molto maggiore.
Dai vari personaggi che animeranno la kermesse ci si aspetta un segnale forte di sintonia con la situazione molto pesante che stanno attraversando l’Italia e gli italiani. Certo, grazie a loro molti italiani potranno trascorrere qualche serata leggera e piacevole, ma nel rispetto pieno e assoluto delle tante e diverse drammatiche situazioni.
In questa prospettiva serve un segnale di attenzione e vicinanza vero, non di facciata, non fatto come operazione di marketing: sospendere l’appuntamento e spostarlo più avanti potrebbe avere questo significato?

(*) direttore “La Voce dei Berici” (Vicenza)

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