Sono forse io il custode di mio fratello?

Sono forse io il custode di mio fratello? È la risposta di Caino a Dio, subito dopo aver ucciso suo fratello Abele. Papa Francesco, nella Laudato Si (§ 70) ne parla, facendo del racconto di Genesi (4,8) il leitmotiv dell’intera enciclica. La custodia del fratello e la custodia della casa comune si identicano.

foto SIR/Marco Calvarese

Sono forse io il custode di mio fratello? È la risposta di Caino a Dio, subito dopo aver ucciso suo fratello Abele. Papa Francesco, nella Laudato Si (§ 70) ne parla, facendo del racconto di Genesi (4,8) il leitmotiv dell’intera enciclica. La custodia del fratello e la custodia della casa comune si identicano.
I dati sono chiari: secondo le stime di un gruppo di esperti dell’Onu sulla biodiversità, ci sarebbero moltissimi virus (850mila) che hanno la capacità di passare da mammiferi e uccelli alla specie umana.
La custodia dei fratelli e della creazione ci chiede di tenere in considerazione la nostra vulnerabilità, senza correre in troppi rischi per il desiderio di ricchezza e di potere.
Le nostre attività assomigliano a quella dell’apprendista stregone, che non riesce a controllare
i fenomeni da lui stesso scatenati. La pandemia ha provocato nelle nostre società diversi atteggiamenti: alcuni negano l’evidenza della sua presenza, altri vivono in una paura ossessiva, altri ancora si ribellano alle misure restrittive come se fossero la causa dei mali. C’è, però, una grande maggioranza di persone che ha senso di responsabilità, sa che dobbiamo rispondere alla nostra coscienza morale e rispondere degli altri, del prossimo. La nostra cultura è fortemente caratterizzata
da individualismo che può impedire di vederli, gli altri, di avere uno sguardo decentrato da noi. Nella modernità, il pensiero sembra nascere dalla consapevolezza di sé. La prima esperienza di vita contraddice questa affermazione, perché è la cura che di noi ha qualcuno, la madre, i famigliari. È il primo atto di consapevolezza: sappiamo di esistere perché altri ci vedono, ci accolgono e ci cura- no. Nasce da questo la responsabilità come capacità di rispondere ad altri e degli altri. Il nostro comportamento è da responsabili quando ci prendiamo carico del prossimo. Uno dei problemi è certamente quello del sistema economico che dovremo mettere in discussione, non per ideologie particolari, ma per non scatenare altri virus. È
il covid19 il vero contestatore del consumismo cieco e sordo al lamento della natura. La crisi che stiamo vivendo ci ha fatto imbattere sul limite di cui non avevamo coscienza. All’inizio, ci ha spaventati la la di autocarri di Bergamo. Poi abbiamo reagito con un grande desiderio
di vita durante le vacanze, ignorando che la battaglia non era ancora vinta. Ora c’è necessità di saggezza e responsabilità verso la vita nostra, del prossimo e della natura, di fronte alla coscienza e a Dio.

(*) direttore “Il Momento” (Pavia)

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