Un abbraccio

Siamo fatti di abbracci, di sguardi, di strette di mano. I nostri rapporti non si “accontentano” di una telefonata, di una fotografia, di un “like” sul profilo social. Questa pandemia che ci ha obbligati alla distanza: se da un lato ci ha aperto gli occhi sul nostro bisogno di sentire fisicamente le persone care, dall’altro ci ha procurato piccoli e grandi lutti. Da decifrare, da elaborare, e da vivere in qualche modo. Poi ci sono i lutti, quelli veri e propri, che ci costringono a fare i conti con la morte.

(Foto: ANSA/SIR)

Siamo fatti di abbracci, di sguardi, di strette di mano. I nostri rapporti non si “accontentano” di una telefonata, di una fotografia, di un “like” sul profilo social. Questa pandemia che ci ha obbligati alla distanza: se da un lato ci ha aperto gli occhi sul nostro bisogno di sentire fisicamente le persone care, dall’altro ci ha procurato piccoli e grandi lutti. Da decifrare, da elaborare, e da vivere in qualche modo. Poi ci sono i lutti, quelli veri e propri, che ci costringono a fare i conti con la morte. Un tema che preferiamo eludere il più possibile, complice un mondo che pare averlo cancellato, non nella certezza della vita eterna, ma nell’illusione dell’eterna giovinezza. Anche il momento del distacco in tempo di Covid è cambiato. E non certo in meglio. La lontananza dalle persone care anche e soprattutto negli ultimi istanti, il funerale con presenza contingentata, la mancanza di un abbraccio di conforto. Non si tratta di dettagli, purtroppo. Ma di sofferenza che si aggiunge alla sofferenza. E che ne renderà più faticosa l’elaborazione. Tuttavia, i giorni che stiamo per vivere, con la commemorazione dei defunti, ci vogliono mettere in un’altra prospettiva. E parlare di vita. Di cui certamente la morte fa parte. Ma, per chi crede, non è la parola fine, l’ultimo atto. Ricordare i defunti è tenerli vicini al nostro cuore, riportarli al cuore, per ricordare a noi stessi che la vita ha una prospettiva diversa che va oltre lo spazio e il tempo. Non è un caso che il giorno che dedichiamo alla commemorazione dei defunti arrivi dopo la festa di tutti i Santi, persone che hanno vissuto pienamente questa vita in una prospettiva che è oltre questa vita. Certo l’eternità non rende meno dolorosi la morte e il distacco, ma dona un significato nuovo alla vita. E anche le tombe che visiteremo in questi giorni cambiano di significato, pur mantenendo una forza evocativa e simbolica del legame tra noi e i nostri cari. Viene in mente un canto sentito tante volte in Chiesa che dice “Chi cercate donne quaggiù, quello che era morto non è qui…”. La prospettiva è un’altra. Un abbraccio. Forse la risurrezione stessa è un grande abbraccio. Siamo fatti di abbracci.

(*) direttore “La Fedeltà” (Fossano)

 

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