Tutti verso il voto

Appuntamento importante quello del 20 e 21 settembre prossimi - sia referendario che elettorale - per le sue ripercussioni a livello nazionale e per la sua valenza a livello regionale. In tutta Italia la scelta tra il sì e il no sul taglio dei parlamentari; in sette regioni (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e il nostro Veneto) la scelta del “governatore” per i prossimi cinque anni e dei consiglieri che ne promuoveranno o criticheranno l’operato.

Appuntamento importante quello del 20 e 21 settembre prossimi – sia referendario che elettorale – per le sue ripercussioni a livello nazionale e per la sua valenza a livello regionale. In tutta Italia la scelta tra il sì e il no sul taglio dei parlamentari; in sette regioni (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e il nostro Veneto) la scelta del “governatore” per i prossimi cinque anni e dei consiglieri che ne promuoveranno o criticheranno l’operato. Ripercussioni nazionali innegabili per il referendum, dove, se il sì prevarrà, si deciderà una forte riduzione della rappresentanza parlamentare con i pro e i contro che questo significherà (se non si porrà mano ad altre riforme coimplicate). Il M5S, che è sostanzialmente tagliato fuori dalla corsa alle presidenze regionali (e poco coinvolto anche in quella per i consiglieri), punta tutto su questa specifica consultazione per guadagnare peso e credito nel governo e nel Paese, essendone stato il maggiore paladino. Atteggiamento più incerto degli altri partiti che non vorrebbero portare troppa acqua ai Cinquestelle e comunque sentono odore di precarietà in un taglio fatto con le forbici. Ma la partita più grossa si gioca sulle poltrone da governatore. L’effetto sarà immediato nelle regioni chiamate alle urne, ma sarà innegabile un effetto, più o meno ritardato, anche a Roma, dove il Pd – dopo la pressoché inutile rincorsa ad alleanze periferiche col M5S – rischia di doversi leccare le ferite se la contesa col centro-destra finirà male nelle regioni più in bilico e dunque le sue crescenti e giustificate pretese sul governo potrebbero essere compromesse. Ma, venendo al nostro Veneto, che dire? Sulla base dei sondaggi, che danno il governatore uscente già rientrante alla grande, sembra proprio che non ci sia partita. Anche se la contesa è sempre necessaria e il centro-sinistra, da tempo fuori da palazzo Balbi, può comunque cercare di ottenere il maggior numero possibile di seggi a palazzo Ferro Fini; mentre sembra ci sia ben poco da rosicchiare per gli altri partiti solitari. I quali, comunque, indicano una vitalità significativa in un panorama che, diversamente, rischierebbe l’appiattimento. Chi governa troppo a lungo acquista certo esperienza, ma ha bisogno di pungoli e critiche più di altri per evitare rendite di posizione e per restare sempre in ascolto di tutta la popolazione. Per quanto riguarda il nostro territorio, e Chioggia in particolare, ad esempio, se si deve alla gestione Zaia un importante incremento del presidio ospedaliero e una qualche attenzione al mondo della pesca, ben poco sembra sia stato fatto nell’ambito della viabilità e per il superamento della marginalità del sud della regione. Per non parlare nello specifico del gigantesco deposito di Gpl in faccia alla laguna contro il quale tutta una città si è ribellata, mentre pare che l’attuale “governatore” non abbia nemmeno mosso un dito. In ogni caso, diamo atto che è difficile “governare” e va apprezzato chi si prende seriamente quest’onere, come sono da apprezzare quanti hanno accettato di candidarsi nelle varie liste, mossi da spirito di servizio.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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