“Non ce n’è Covid!”

Si vanno facendo più consistenti le voci di quanti negano che il Covid-19 sia mai esistito o comunque ne minimizzano la portata. Sono i cosiddetti “negazionisti”, tra i quali spiccano figure di politici, giornalisti e artisti, organizzatori di convegni pubblici. C’è anche gente comune che fa sentire la propria voce in vario modo, ad esempio attraverso gli immancabili “social”.

(Foto: Msf)

Si vanno facendo più consistenti le voci di quanti negano che il Covid-19 sia mai esistito o comunque ne minimizzano la portata. Sono i cosiddetti “negazionisti”, tra i quali spiccano figure di politici, giornalisti e artisti, organizzatori di convegni pubblici. C’è anche gente comune che fa sentire la propria voce in vario modo, ad esempio attraverso gli immancabili “social”. Alcuni ritengono che la causa dell’allarme Covid, che ha paralizzato (e continua a paralizzare) mezzo mondo, sia un complotto, ordito da forze oscure, che intendono stabilire un nuovo ordine mondiale: sono quelli che vengono detti “complottisti”. Altri accampano motivazioni più o meno ragionevoli per dimostrare che il Covid ha suscitato, a livello mondiale, una reazione esagerata che ha messo in ginocchio l’economia di molti Stati e i cui effetti lasceranno un segno drammatico nella storia dell’umanità, molto peggiore – secondo loro – di quello provocato dalla stessa pandemia. Vi è poi chi sostiene che i morti per o con Covid ci sono stati, certo, ma il loro numero non è poi così alto e non va ad influire in modo significativo sui dati complessivi della mortalità di un Paese: in Italia, ad esempio, ogni giorno in media muoiono due mila persone (sono dati Istat relativi al 2019, quindi prima del Covid-19); pertanto, il Coronavirus – sempre secondo loro – non ha inciso in modo significativo sulla curva della mortalità complessiva del Paese (e del mondo). Nella storia dell’umanità – affermano sempre i “negazionisti” –, altre pandemie hanno avuto degli effetti ben più drammatici, ma ciononostante il mondo non si è fermato: la Spagnola – l’influenza che si diffuse tra il 1918 e il 1920 – causò la morte di circa cinquanta milioni di persone nel mondo, mentre ad oggi i morti con o per Covid a livello mondiale sembrano aggirarsi attorno ai seicento mila. Infine, più cinicamente, qualcuno fa notare che il Covid ha colpito delle fasce d’età ben definite, causando la morte in massima parte di persone già ammalate gravemente o molto anziane, mentre nei giovani e nei bambini la mortalità è bassissima: perché, quindi, imporre restrizioni così gravi anche a chi in realtà, anche prendendosi il Covid, rischia ben poco? E avanti di questo passo…
Non tutte le motivazioni citate hanno lo stesso peso e quindi anche la risposta va calibrata adeguatamente. Ma a chi ritiene che il Covid sia un’invenzione o non sia mai esistito perché “io non ho visto nessuno ammalato di Covid, eppure conosco tante persone” – come ha detto recentemente un noto cantante – possiamo rispondere che noi invece li abbiamo visti: anche sul nostro giornale, L’Azione, abbiamo dato notizia dei morti e degli ammalati del nostro territorio a causa del Coronavirus; abbiamo dato spazio ai racconti del personale sanitario che ha affrontato la prima drammatica ondata di ammalati, quando si sono intasati i reparti di terapia intensiva dei nostri ospedali; abbiamo raccolto il dolore dei familiari ed abbiamo dato conto della sofferenza delle case di riposo, in alcuni casi duramente colpite dal morbo… No, il Covid non è stato e non è un’invenzione: se la sua virulenza attualmente sembra essere diminuita, non possiamo dimenticare quello che è stato. Sulle scelte sanitarie atte ad arginare il morbo, si può discutere, ma ad un certo punto chi ha responsabilità politiche deve decidere e, per quanto riguarda l’Italia, sia a livello nazionale sia a livello regionale – pur con qualche contraddizione e frizione – si è scelto innanzi tutto per la salvaguardia della salute dei cittadini. Certo, con effetti molto gravi sull’assetto economico del Paese, lo sappiamo tutti. Nei prossimi mesi, se il Coronavirus dovesse riapparire in modo importante, non potremo ricorrere ad un nuovo lockdown: questa volta comporterebbe un collasso vero e proprio dell’economia, e non solo del nostro Paese. Ora, tuttavia, grazie all’esperienza accumulata nei mesi di marzo, aprile e maggio, sappiamo meglio come affrontarlo. Saremo più pronti per gestirlo e per convivere con esso, senza ricorrere al blocco totale. Senza allarmismi, certo, ma continuando a vigilare e a comportarsi responsabilmente, rispettando le elementari norme di prevenzione. Ma, per favore, non dite: “Non ce n’è Covid!”. Anche grammaticalmente, non si può sentire.​

(*) direttore de “L’Azione” (Vittorio Veneto)

Altri articoli in Italia

Italia

Informativa sulla Privacy