La nostra crisi

Mettere il prezziario sulla bacheca o sulla porta della sacrestia non è elegante. Ma la parrocchia, la chiesa è la casa di tutti e come tutte le case ha bisogno di risorse per la sua gestione.
Il lungo periodo di confinamento ha creato problemi di diversa natura. Il primo è stato quello economico. Per essere più precisi, quello economico si è rafforzato

Mettere il prezziario sulla bacheca o sulla porta della sacrestia non è elegante. Ma la parrocchia, la chiesa è la casa di tutti e come tutte le case ha bisogno di risorse per la sua gestione.
Il lungo periodo di confinamento ha creato problemi di diversa natura. Il primo è stato quello economico. Per essere più precisi, quello economico si è rafforzato. La compartecipazione alle spese delle parrocchie prendendo in considerazione le offerte volontarie durante le messe non è entusiasmante.
Nelle settimane precedenti il viaggio di san Giovanni Paolo II nel Regno Unito ero in Inghilterra e frequentavo la parrocchia di Wickford. Il parroco durante la messa annunciò che il Santo Padre avrebbe visitato quella Nazione e che si faceva appello alla generosità di tutti e di ciascuno per mettere in- sieme le risorse necessarie per l’organizzazione complessiva del viaggio.
La domenica successiva i cesti- ni erano pieni di bustine della grandezza di mezza busta dei nostri biglietti da visita. Mi permisi di chiedere alla fami- glia che mi ospitava quanto avessero offerto e mi rispose- ro: “cinquanta sterline”. Ragionando con loro arrivam- mo a capire che in Inghilterra il viaggio del Papa veniva or- ganizzato e finanziato dai cat- tolici: non c’era la Protezione Civile, il nostro volontariato, il nostro sistema statuale. Quando questa famiglia venne in Italia e partecipò alla Messa, mise nel cestino mille lire ed espressero incredulità e mera- viglia nel vedere che c’erano tante monete da cinquanta e da cento lire.
Ora con il confinamento la si-
tuazione si è aggravata. Oltre due mesi di assenza di pub- blico alle messe ha determi- nato, chiamiamolo pure, un mancato introito, tanto che alcune parrocchie hanno lan- ciato un appello fino a rivol- gersi ai mezzi di comunicazio- ne per dire che le casse della parrocchia erano vuote. Un po’ di crisi già si percepisce e il futuro non appare facile da affrontare. Per esempio la crisi per Presenza, se ci sarà si percepirà il prossimo anno. Per ora gli abbonamenti sono stati riscossi e così le pubbli- cità. Anche qui ci sono modi e modi. Per esempio abbiamo già ricevuto la notizia che una parrocchia non rinnoverà l’ac- quisto delle cinque copie, che sarebbero centoventicinque euro, tuttavia si sta sensibiliz- zando alcuni parrocchiani a sottoscrivere l’abbonamento. È una iniziativa lodevole, ma temiamo più unica che rara. C’è stato un corale lamento sull’impossibilità di parteci- pare direttamente alla Messa ed il periodo è stato duro per tutti, ma dovremmo mettere nel bilancio complessivo della nostra vita un comportamen- to solidale anche per aiutare i parroci a pagare le bollette ed a Presenza di continuare ad esistere come strumento di in- formazione e di collegamento. La virologa Ilaria Capua nel suo ultimo libro: “Il dopo”, sostiene che il COVID-19 ci ha costretto a cambiare map- pa mentale. Speriamo che si possa, se pur gradualmente, iniziare a ragionare in termini diversi tenendo conto che la comunione non è solo pren- dere l’Ostia consacrata, ma stabilire un legame tra fratelli perché figli di Dio.

(*) direttore “Presenza” (Ancona)

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