Semplificare

È il momento di investire, senza tentennamenti, puntando sui giovani. È ora anche di semplificare la macchina pubblica, rendendola più snella, meno farraginosa, a servizio di tutti

L’estate è partita, ora anche dal punto di vista astronomico. Il turismo, in particolare sulla Riviera, è alle prese con una stagione segnata dal post-Covid, se di post si può parlare con disinvoltura.
I protocolli prevedono comportamenti che spesso vengono disattesi, non solo per cattiva volontà, ma anche e soprattutto perché risultano sovente inapplicabili. Anche complicati e contraddittori, come già abbiamo messo in evidenza in questo spazio.
Le misure sul distanziamento sono ormai fuori da ogni controllo. Sono tanto diverse che quasi nessuno se ne cura più, almeno nella gestione quotidiana della vita sociale. Ciò non vale quando ci si avventura per qualche appuntamento ufficiale od organizzato. Pensiamo ad esempio alle Messe: mascherine, gel igienizzante, distanze assurde, precauzioni e nessun assembramento. Poi si va in spiaggia e succede quel che tutti hanno visto…
Da questa impasse bisogna uscire. Il nostro Paese ha bisogno di prendere coraggio e deve saper affrontare non solo il dopo pandemia, ma il proprio futuro. Che si vuole realizzare dopo questa crisi? Chi ha responsabilità se le vuole assumere? Oppure continuiamo a girare attorno alle questioni senza venire a capo di nulla?
Emblematico è il caso della scuola (cfr Campoleoni a pagina 3 dell’edizione cartacea). Non è possibile che ancora non si sappia che faranno i nostri figli dal prossimo settembre. Una situazione paradossale e ingestibile al tempo stesso. Le aule chiuse per tutti questi mesi, riaperte solo per la maturità in presenza per la quale sono state chieste astruse misure di prevenzione anti-contagio. Tutto questo rischia il grottesco.
Pensiamo anche ai centri estivi, rimasti solo appannaggio di chi decide di sfidare protocolli su protocolli che disciplinano fin nei minimi particolari. È vero che si deve temere il ritorno della epidemia, ma ciò non deve condurci dentro a un vortice di vincoli per lo più impraticabili. Certi eventi si possono realizzare o non si può, lo si dica con chiarezza (cfr la lettera di don Fabrizio Ricci a pagina 23 edizione cartacea).
Il governo Conte è chiamato a governare, non a tamponare. A fare poche cose e chiare, come indica l’economista Carlo Cottarelli, un altro numero uno italiano che guarda il nostro Paese dall’estero (cfr pag. 17).
È il momento di investire, senza tentennamenti, puntando sui giovani. È ora anche di semplificare la macchina pubblica, rendendola più snella, meno farraginosa, a servizio di tutti. Gli hotel ancora chiusi a Cesenatico sono un monito chiaro. Rappresentano la fotografia di un’Italia ferita che non riesce a riprendersi. Eppure c’è voglia di riscatto. I cittadini ne hanno tanta. In questo vorrebbero essere aiutati e sostenuti. A chi li governa non chiedono altro.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena)

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