Pavia, la solidarietà al tempo della crisi

E’ stata una ripartenza lenta. Pavia e il resto della provincia faticano a rimettersi in moto dopo i mesi più duri dell’emergenza coronavirus. Il nostro territorio ha pagato un prezzo pesante al lockdown, con una perdita di 752 milioni di fatturato nelle settimane di blocco delle attività.

foto SIR/Marco Calvarese

E’ stata una ripartenza lenta. Pavia e il resto della provincia faticano a rimettersi in moto dopo i mesi più duri dell’emergenza coronavirus. Il nostro territorio ha pagato un prezzo pesante al lockdown, con una perdita di 752 milioni di fatturato nelle settimane di blocco delle attività. Nei primi tre mesi del 2020, il Pil provinciale è calato del 24 per cento; l’industria ha accusato una flessione del 9 per cento e ancor peggio è andata al settore dell’artigianato, sceso del 12,4 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I dati potrebbero anche peggiorare nel secondo trimestre. Diverse aziende, soprattutto le più piccole, stanno incontrando molte difficoltà. C’è il rischio concreto che, quando scadrà il blocco dei licenziamenti imposto dal Governo, tante persone possano restare a casa senza un lavoro. Uno scenario che preoccupa, ma che deve anche farci sentire la responsabilità di aiutare chi è in difficoltà. Mai come nell’attuale contesto, una solidarietà concreta può arginare gli enormi problemi, economici e sociali, generati dalla crisi. La Chiesa di Pavia ha condiviso due importanti progetti: “Nessuno resti indietro. Anche Tu aiuta chi ha perso il lavoro”, promosso dal Laboratorio di Nazareth, braccio operativo della Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi; “Nessuno si salva da solo”, un fondo di solidarietà per l’emergenza Covid-19 attivato da Azione Cattolica, Caritas ed altre realtà. Ne parliamo anche su questo numero de “il Ticino”. La nostra comunità diocesana può davvero tendere la mano ai fratelli e alle sorelle in difficoltà.

(*) direttore “Il Ticino” (Pavia)

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