Inizia la “fase 2”: tutto come prima?

Pronti, via. Si riparte. O per lo meno questa è l’impressione. Lunedì scorso – il primo giorno della “fase 2” – le auto hanno cominciato a sfrecciare di nuovo per le nostre strade e lungo i marciapiedi delle nostre città e dei nostri paesi si è visto finalmente tornare un certo movimento di persone, ancorché con le mascherine e a debita distanza, ma ormai attrezzate per la corsa o per una semplice passeggiata...

foto SIR/Marco Calvarese

Pronti, via. Si riparte. O per lo meno questa è l’impressione. Lunedì scorso – il primo giorno della “fase 2” – le auto hanno cominciato a sfrecciare di nuovo per le nostre strade e lungo i marciapiedi delle nostre città e dei nostri paesi si è visto finalmente tornare un certo movimento di persone, ancorché con le mascherine e a debita distanza, ma ormai attrezzate per la corsa o per una semplice passeggiata… Qua e là si vedono lavori in corso e diversi esercenti riaprono la propria attività, magari in forma parziale. La sensazione è quella di un ritorno alla vita, a lungo compressa e tenuta come in sospeso: è un desiderio che finalmente, anche se in maniera un po’ timida, comincia a trovare il modo di esprimersi e di realizzarsi. I due mesi di blocco – in Veneto non è mai stato totale – ci hanno fatto sospirare questo tempo in cui finalmente possiamo, seppure con delle cautele e delle importanti restrizioni, tornare ad uscire e a muoverci. È iniziata per davvero la fase 2: solo un inizio, certo, però questo basta per far riprendere fiato, ravvivare un certo entusiasmo e dare un “colpo all’anima”.
Avverto tuttavia, in questo incipiente inizio, anche altre dinamiche e altre sensazioni, per certi versi contraddittorie, su cui vale la pena vigilare. La prima riguarda una certa rissosità che sembra pervadere a vari livelli la società. Non parlo solo di politica. Lo abbiamo già fatto più volte. Mi riferisco alle relazioni tra noi. Ho come l’impressione che stia montando un’onda di risentimento o di aggressività. Dopo settimane in cui abbiamo vissuto un reale senso di solidarietà, ora sembra che l’aria sia mutata. I motivi possono essere i più diversi: penso ai mesi di chiusura forzata, alle incertezze sul futuro, alla crisi economica, all’essere stati costretti a casa a lungo, alla limitazione negli incontri e al distanziamento sociale… Si sprecano poi, in questo periodo, i pareri discordanti e tra loro confliggenti sulle politiche per contrastare la crisi economica o su come combattere la pandemia o su qualsiasi altro argomento. Noto insomma, più che in altri momenti, un alzarsi della tensione e una maggiore facilità allo scontro, al fraintendimento e alla suscettibilità. Credo che questo momento richieda a tutti un supplemento di prudenza e di pazienza: la ripresa e il ritorno alla vita saranno rapidi ed efficaci nella misura in cui sapremo governare con intelligenza le spinte disgregatrici che, nei delicati momenti di passaggio come questo, riaffiorano con prepotenza. Si tratta di non mollare e di non guardare solo all’io ma al bene della collettività. E poi c’è un secondo aspetto che mi interroga. Ieri, tornando in macchina, dopo un giorno di lavoro, notavo come il traffico fosse… “come prima”. Ecco, come prima, cioè con la bellezza della vitalità, ma anche con i disagi di sempre: il rumore, le code, il nervosismo e l’agitazione di chi vorrebbe correre di più ma non può… Davvero quello che desideriamo è che tutto torni “come prima”. Prima era davvero il meglio che ci si poteva aspettare? Prima eravamo davvero felici? Tutto quello che ci aspettiamo e che desideriamo è che tutto torni esattamente come prima? Non lo so. Non so se il “come prima” sia la migliore prospettiva che ci possiamo augurare: perché la vita è un continuo divenire e non si torna mai di nuovo nel punto dove si è già stati; perché tornare a “come era prima”, semplicemente rimuovendo quello è accaduto in questi due mesi – pensiamo al sacrificio di tante persone che ci hanno lasciato – non sembra affatto serio… Quello che abbiamo vissuto e la fase attuale, la cui soglia passo passo stiamo varcando, ci chiedono capacità di far memoria, da un lato, e di progettualità e di visione per creare uno scenario nuovo, dall’altro: solo così l’entusiasmo di questi giorni non sarà la fiamma di un istante ma un’azione creatrice che costruirà qualcosa di solido per il futuro.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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