Beatrice Fazi. Moglie, mamma, attrice, credente: “La bellezza di essere donna”

Sta per tornare in televisione con il programma "Per sempre", in onda su Tv2000 da mercoledì 30 ottobre. "Tra il serio e il faceto, racconteremo che stare insieme per sempre è possibile, realizzabile, con difficoltà e imprevisti, ma anche con tanta gioia e sapore", ci anticipa. L'instancabile Beatrice, madre di quattro figli dai 17 ai 4 anni, sarà anche protagonista di due serate alla Sala Umberto di Roma, il 28 e il 29 ottobre, con lo spettacolo teatrale "Cinque donne del Sud". Al Sir parla a cuore aperto della sua vita

(Foto: Damiano Rosa)

Donna, moglie, mamma, attrice, credente: per niente vip, Beatrice Fazi, con grande autoironia, semplicità e sincerità, si racconta al Sir in occasione del ritorno, dal 30 ottobre, su Tv2000 del programma “Per sempre”, dedicato all’amore che dura tutta la vita, in sei puntate. L’attrice sarà anche, per due serate, il 28 e il 29 ottobre, alla Sala Umberto di Roma, con lo spettacolo “Cinque donne del Sud”, scritto e diretto da Francesca Zanni.

Ci sono novità per questa nuova edizione di “Per sempre”?

Sì, la trasmissione si è trasformata in un game show, in cui coppie di fidanzati provenienti da tutta Italia si sfideranno con altre coppie in lavori di casa, come lavare i piatti, apparecchiare la tavola o stirare, per dimostrare a se stessi che nel gioco dell’amore vince chi fa squadra con l’altro, chi riesce a superare i propri limiti e sa mettersi in gioco. Le coppie dovranno anche confrontarsi con telefonate di personaggi improbabili. Ci saranno giochi musicali, con la presenza dal vivo dei Bandalarga. Ritorna anche la sit-com di “Filo&Cri” in mini-pillole. In ogni puntata ci sarà una “coppia per sempre”, due sposi che, in modi diversi, incarnano il “per sempre” nella propria vita. Ci sono poi delle interviste a coppie vip, che ci mostreranno degli aspetti inediti: per la prima puntata protagonista è Lino Banfi, poi ci saranno i coniugi Foppapedretti, Giacobbo, Oliva, Bertinotti, Clizia Fornasier e Attilio Fontana. Sarà un programma molto movimentato: ci saranno anche dei collegamenti con Università americane farlocche in cui interpreto docenti che presentano improbabili ricerche sul “per sempre” perfetto dicendo baggianate assurde, per ironizzare sull’abitudine di dispensare consigli inutili. Per la prima volta su Tv2000 sono mattatrice “pazzerella”. Tra il serio e il faceto, racconteremo che stare insieme per sempre è possibile, realizzabile, con difficoltà e imprevisti, ma anche con tanta gioia e sapore.

Oggi il “per sempre” si confronta con una precarietà delle relazioni crescente. Lei ha una figlia di 17 anni: che consigli le dà?

Mi ritengo molto fortunata: mia figlia è alla sua prima relazione, che dura già da un anno. È partita con le idee molto chiare e una grande serietà: sono io a dirle che è troppo presto per il per sempre. La mia fatica è arginare la serietà nei suoi comportamenti e anche in quelli del fidanzato. Il mio secondo figlio, sedicenne, ha avuto un primo appuntamento con una ragazza, ma dopo due giorni è venuto da me dicendomi di non poter continuare perché mi ha confessato di non avere intenzioni serie con questa ragazza, ma di non volerla “usare” per fare esperienza. Mi sono detta: allora, ho vinto, ma non so cosa ho fatto per trasmettere questi valori ai miei figli! Penso che abbiano visto come io e il loro papà fatichiamo a costruire una relazione autentica di crescita, pace, armonia, perché i problemi non mancano, ma li affrontiamo insieme. Sono stati attratti dalla bellezza di una relazione duratura, che nonostante le difficoltà e le divergenze dura perché ci crediamo.

A suo avviso, quali sono gli ingredienti di un matrimonio che dura per sempre?

Non posso prescindere dal fatto di avere una fede in una Provvidenza che aiuta la famiglia quando è in difficoltà, perché nei momenti difficili se non avessi la preghiera, la confessione, i sacramenti, se non attingessi a quella fonte inesauribile che è il sacramento del matrimonio, io non sarei andata avanti, perché avrebbero prevalso il mio egoismo e il mio bisogno di affermarmi, di prevaricare l’altro, di non soccombere, di non cedere, facendo prevalere orgoglio e superbia. Ci sono, però, persone che senza l’aiuto del sacramento riescono a rimanere insieme per tutta la vita. Di sicuro,

non c’è una ricetta valida per tutti.

Per la mia vita l’aiuto è venuto dal Signore: ho capito che il progetto del mio matrimonio non era funzionale solo alla mia soddisfazione, ma che nella mia famiglia altre persone avrebbero visto qualcosa di bello e tante solitudini hanno trovato accoglienza. Chi vuole mettere su famiglia si deve rendere conto che sta adempiendo a una missione molto grande che è per il mondo, come quella di chi fa i figli oggi.

Lei da giovanissima ha vissuto il dramma dell’aborto: a una ragazza di provincia, come è stata lei, che si ritrovasse incinta senza volerlo che consiglio darebbe?

Le suggerirei innanzitutto di non sentirsi sola e di chiedere aiuto in famiglia, a un sacerdote, al Centro di aiuto alla vita, ricordando che c’è la possibilità di partorire in anonimato. Le donne che abortiscono, anche le più laiche e libere, portano dentro di sé una ferita che si non rimargina se non si intraprende un cammino che aiuti ad accogliere il perdono, come è successo a me. Quella ferita, per tanto tempo, mi ha condizionata in tutti gli ambiti: dallo spirituale al rapporto con il mio corpo e con i miei figli. Sono stata una mamma a tratti troppo severa, fredda, distante, perfezionista: ho fatto pagare il diritto alla vita, negato al mio primo figlio, agli altri. È stato devastante quello che mi sono auto inflitta, poi c’è stato un miracolo e oggi tutta la mia storia dà frutti di conversione anche per altre persone. Non faccio campagne contro la legge 194, ma deve essere applicata laddove prevede che ci sia un colloquio dissuasivo che invece non viene fatto. A me è stato chiesto solo se volessi abortire e fossi sicura, ma non mi è stata offerta un’alternativa. Nessuno mi ha detto delle conseguenze che avrei subito sulla mia carne. Il mio cammino di consapevolezza è iniziato grazie alle catechesi di don Fabio Rosini sui Dieci Comandamenti, che mi hanno fatto una diagnosi sul mio stato di salute spirituale: ero una persona fallita, arida, morta dentro, non avevo nessuna capacità di amare, anche i miei figli per me erano un orpello, un accessorio. Ho iniziato un percorso doloroso di autoconsapevolezza:

grazie a Dio ho incontrato una salvezza gratuita, uno sguardo sulla mia vita pieno di compassione e di misericordia.

Il 28 e il 29 ottobre è a teatro a Roma con “Cinque donne del Sud”: che storia è?

È uno spettacolo dove moltissimi personaggi si avvicendano in un arco temporale che va dal 1887 ad oggi, in varie aree geografiche, dal Cilento a Salerno, da New York a Woodstock, da Milano a Roma per tornare, infine, alle origini. È importante questa riscoperta della propria identità familiare, di donna, capace di custodire la vita. L’ultima delle donne, infatti, farà una scelta controcorrente: a 16 anni deciderà di dare alla luce il bambino che aspetta. È una storia bellissima che parla molto di maternità, delle difficoltà delle donne per affermare i loro diritti, ma anche delle sofferenze e degli errori che hanno commesso, dell’assenza o della presenza ingombrante degli uomini.

Oggi è difficile essere donna?

Lo è sempre stato. Io vivo continuamente nella frustrazione di riscuotere tanti successi professionali e tanti fallimenti dentro casa. Non riesco a fare tutto bene: nell’ultimo periodo ho dovuto mollare la gestione della cucina a mia suocera, torno a casa e sento le frecciatine dei figli che dicono: “Meno male che c’è nonna” e mi sento una nullità. Succede anche che la mattina voglio pregare le lodi ma si sveglia la piccoletta di 4 anni: allora, le leggo come una favoletta e dico al Signore: “Non ti offendere, ma io ho bisogno di pregare comunque”. Mi confesso ogni due settimane e il sacerdote mi dice di arrivare dove posso e poi di offrire tutto al Signore. Penso pure che dovrei andare in pensione o, meglio, che il Signore potrebbe chiamarmi a Sé per non rovinare quel poco di buono che ho fatto! Poi capisco che devo stare qua… Io vivo così. Ecco, le donne vivono costantemente con l’ansia di non fare mai abbastanza, ma

è bellissimo essere donna.

Altri articoli in Italia

Italia