Povertà educativa minorile: con il progetto “Pfp” gli adolescenti diventano attori dello sviluppo umano sostenibile nei territori

Saranno presentati, giovedì 11 aprile, a Roma i "Progetti formativi personalizzati con budget educativi" selezionati dall’impresa sociale “Con i bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, all’interno del “Bando Adolescenza”. L'obiettivo è ampliare e migliorare le opportunità educative per i ragazzi di specifici territori: Torino, Verona, Udine, Trieste, Campobasso, Avellino, Benevento, Lecce, Lamezia Terme, Ragusa, Palermo. Il progetto offre nuove chance di socialità, cultura, volontariato e uso del tempo libero, in linea con l'obiettivo 4 dell’Agenda 2030. Angelo Moretti e Angelo Righetti, rispettivamente coordinatore e direttore scientifico di “Pfp”, ci spiegano nei dettagli l'iniziativa

Ampliare e migliorare le opportunità educative per gli adolescenti di specifici territori visti come attori dello sviluppo umano sostenibile, seguendo il percorso degli obiettivi dell’Agenda 2030. È l’obiettivo generale dei “Pfp – Progetti formativi personalizzati con budget educativi” selezionato dall’impresa sociale “Con i bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, all’interno del “Bando Adolescenza”. L’iniziativa sarà presentata, a livello nazionale, giovedì 11 aprile a Roma, alla Domus Mariae. Interverranno Matteo Truffelli, presidente nazionale di Azione cattolica, Angelo Moretti e Angelo Righetti, rispettivamente coordinatore e direttore scientifico del progetto “Pfp”, Carlo Borgomeo, presidente dell’impresa sociale “Con i bambini”. Ad Angelo Moretti e Angelo Righetti chiediamo di presentarci il progetto.

Cosa sono i Progetti formativi personalizzati con budget educativi? Quali gli obiettivi?

Righetti: La parola progetto costruisce il futuro evocando il qui e ora, nutre la speranza e attinge al potere del desiderio dei soggetti. La personalizzazione si riferisce ai legami, alle relazioni, alla dinamica di diventare persone, contribuendo a rimuovere gli ostacoli di natura culturale, sociale, economica che impediscono ad altri di partecipare alla vita politica della propria comunità. Quelle risorse culturali, sociali, economiche necessarie per aiutare l’accesso ai diritti personali e alle responsabilità collettive sono chiamati budget educativi. Sono solo l’innesco di un percorso capace di dare agli adolescenti stessi strumenti per contrastare la povertà educativa partendo dalle situazioni più fragili riconoscendo diritti e responsabilità diseguali per persone diseguali. Dunque, i Progetti formativi personalizzati con budget educativi sono occasione per modificare il paradigma della formazione pianificata e standardizzata in un progetto di creatività, rischio, opportunità. L’obiettivo è l’inclusione della scuola nella comunità e viceversa investendo sulla povertà educativa e smontando i dispositivi che la producono.

In che modo rappresentano una novità per la scuola italiana?

Moretti: I Progetti formativi personalizzati con budget educativi rappresentano una novità strategica nel panorama scolastico perché collegano lo sviluppo sociale e psicofisico dei ragazzi allo sviluppo del territorio. Affidando un budget per ciascun alunno all’interno di un progetto condiviso dal ragazzo, la famiglia, il coordinatore di classe, gli enti cogestori (associazioni ed enti del Terzo settore), passando per il coinvolgimento dei gruppi classe, i budget educativi provano a innescare un cambiamento olistico delle opportunità di socialità, cultura, sport, tempo libero nell’ottica di un contrasto a un fenomeno pervasivo di impoverimento delle chance, che spesso ha come risultato finale l’abbandono degli adolescenti alla sola realtà virtuale.

Come possono contrastare la povertà educativa?

Moretti: La povertà educativa non è un semplice problema di povertà economica, è una condizione strutturale di mancanza di chance per un giovane di un particolare territorio. Se la scuola è pubblica, infatti, il territorio sta diventando sempre più marcatamente un luogo privato, a cui accedono solo i giovani che possono permetterselo e che hanno la “fortuna” di avere proposte nel proprio quartiere o comune di appartenenza. La distribuzione di chance non è per nulla pubblica: i figli di famiglie “sane e robuste”, che abitano territori ricchi di offerte formative e di socialità, hanno una condizione di vita diversa dai figli di famiglie “fragili”, che abitano territori privi di chance o che offrono solo “spazi a pagamento”, come piscine, palestre, scuole di arte varia, a cui i poveri non possono accedere. Grazie a una nuova alleanza tra scuola e ambiente di vita degli alunni la scuola diventa un agente generativo delle chance del territorio grazie ai fondi per i laboratori messi a disposizione stabilmente dalla riforma della “buona scuola”. I Pfp con budget educativi servono solo a innescare il meccanismo.

A chi si rivolge il progetto e come funzionerà? Quanti soggetti saranno coinvolti?

Moretti: Il progetto si rivolge sincronicamente alle scuole, ai territori delle scuole e agli adolescenti. Funzionerà con un sistema di progressivo coinvolgimento delle scuole e dei territori delle 11 province coinvolte a partire dai 48 partner che hanno aderito. Man mano che i budget educativi prenderanno piede a Torino, Verona, Udine, Trieste, Campobasso, Avellino, Benevento, Lecce, Lamezia Terme, Ragusa, Palermo, saranno coinvolti sempre più attori dei territori, impegnati a offrire agli adolescenti imprigionati nella spirale della povertà educativa nuove chance di socialità, cultura, volontariato e uso del tempo libero. È un progetto di sviluppo locale ai sensi dell’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 che parte dai bisogni di singoli ragazzi e dei loro gruppi classe.

Le famiglie e il territorio avranno, dunque, un ruolo importante?

Righetti: Le famiglie e il territorio hanno il ruolo prevalente. La personalizzazione degli interventi parla di questo: dei legami e delle relazioni da ricostruire, potenziare e valorizzare.

Quanto durerà il progetto sperimentale? E quanto s’investirà su di esso?

Moretti: Il progetto durerà 48 mesi: terminerà con la fine dell’anno scolastico 2011-2022. Il budget totale di investimento è di 1.800.000 euro.

Il budget educativo in che modo s’ispira all’esperienza del budget di salute per le malattie croniche degenerative?

Righetti: Il budget di salute è l’acronimo del progetto terapeutico riabilitativo personalizzato ed è utilizzato per persone con malattie croniche, cronico- eredo-degenerative. Queste persone, pur non avendo per ora la possibilità di guarire, hanno quella di curarsi producendo qualità/quantità di vita pari e a volte superiore alla media. Un fattore che incide negativamente è l’habitat istituzionale dove comportamenti e regole sono vincoli esterni alla volontà dei soggetti e un’offerta obbligata è imposta dal sistema pubblico dove sono indistinguibili le azioni di cura da quelle di protezione sociale. Il budget educativo incontrerà nel percorso gli stessi ostacoli incontrati dal budget di salute: il mercato speculativo del welfare è già presente con offerte obbligate per i ragazzi con disabilità di frequenza dei centri riabilitativi privati convenzionati, che assorbono l’80% delle risorse pubbliche dedicate ai minori e guadagnano allontanando i ragazzi con disabilità dal percorso scolastico, dagli insegnanti di sostegno, dal contesto comunitario e familiare.

Come i Progetti formativi personalizzati con budget educativi possono contribuire al bene comune?

Righetti: I budget formativi personalizzati sono bene comune o non sono nulla: o contribuiscono a riprodurre il bene immateriale della coesione sociale, dello sviluppo, e quello materiale della riconversione, anche previsionale dei costi della istituzionalizzazione di mercato dei minori con disabilità sociale, in investimenti produttivi di salute e sviluppo, welfare comunitario/generativo, o hanno fallito il principale obiettivo che è quello di modificare le politiche di gestione e riproduzione del bene comune.

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