Cosa vedere in sala? Le novità dal 7 novembre

La commedia agrodolce dai richiami felliniani “Notti magiche” di Paolo Virzì, il mélo striato di mistery “Tutti lo sanno” dell’iraniano Asghar Farhadi, la storia drammatica “Menocchio” di Alberto Fasulo e la dramedy tra amicizia e malattia “Conta su di me” di Marc Rothemund

Novembre, siamo alle soglie dell’inverno e il cinema torna a essere tra le occasioni preferite di evasione e aggregazione per giovani, famiglie e comunità tutta. Ecco le principali proposte cinematografiche nella consueta rubrica del Sir e della Commissione nazionale valutazione film Cei per il fine-settimana da giovedì 8 novembre: la commedia agrodolce dai richiami felliniani “Notti magiche” di Paolo Virzì, il mélo striato di mistery “Tutti lo sanno” dell’iraniano Asghar Farhadi, la storia drammatica “Menocchio” di Alberto Fasulo e la dramedy tra amicizia e malattia “Conta su di me” di Marc Rothemund.

“Notti magiche”

Il regista livornese Paolo Virì (classe 1964) è noto al grande pubblico per numerosi film, quasi tutti commedie con pennellate amare o drammatiche: “Ovosodo”, “La prima cosa bella”, “Il capitale umano” e “La pazza gioia”. Virzì si è formato al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma alla fine degli anni ’80 e quel suo sguardo spaesato e pieno di meraviglia sul mondo del cinema italiano fortemente romanocentrico rivive ora nel suo film “Notti magiche”, opera di chiusura della 13a Festa del Cinema di Roma.
Protagonisti sono tre giovani aspiranti sceneggiatori (Mauro Lamantia, Giovanni Toscano e Irene Vetere) giunti nella capitale per contendersi la vittoria al Premio Solinas durante i Mondiali d’Italia ’90. In quello scenario i ragazzi faranno esperienza del mondo del cinema, incontrando i grandi autori come Federico Fellini sul set dell’ultimo film “La voce della Luna”, ma anche professionisti improvvisati, cialtroni e sognatori. Scritto da Virzì con Francesco Piccolo e Francesca Archibugi, il film si dipana come una commedia esilarante e a tratti grottesca, dove si innesta anche una linea gialla-drammatica. Nel complesso, il film è bello, audace, anche se non sempre compatto e solido; rischia a tratti di risultare un po’ sovraccarico. Dal punto di vista pastorale, l’opera è complessa, problematica e adatta per dibattiti.

“Tutti lo sanno”

La scorsa primavera abbiamo visto in sala la coppia da Oscar Javier Bardem e Penélope Cruz nel film “Escobar. Il fascino del male”. Ora i due attori tornano al cinema con il thriller-mélo “Tutti lo sanno” (“Todos lo saben”) dell’iraniano Asghar Farhadi, premio Oscar nel 2012 per “Una separazione”. La storia: nella Spagna odierna, la quarantenne Laura (Cruz) torna a far visita alla famiglia nel paesino di origine per il matrimonio della sorella; la donna vive ormai da anni a Buenos Aires con la figlia adolescente. Laura ritrova tutti, familiari e amicizie del suo passato, compreso l’amore di vecchia data Paco (Bardem). La narrazione prende però una piega da thriller quando la figlia di Laura scompare all’improvviso.
“Tutti lo sanno”, scelto come film di apertura del 71° Festival di Cannes, è un racconto di tensione crescente con pennellate mélo che conta su interpreti capaci e trascinanti (da ricordare c’è anche il divo argentino Ricardo Darín). Il film però non è del tutto riuscito ed efficace come i precedenti.

“Menocchio”

Alberto Fasulo ha trovato grande risonanza con il suo film “Tir” nel 2013, con cui ha vinto l’8a edizione del Festival di Roma. Ora è in sala con il suo nuovo lavoro “Menocchio”, passato in cartellone al 71° Festival di Locarno. Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta la storia di Domenico Scandella detto Menocchio (Marcello Martini) che alla fine del 1500 vive come un semplice mugnaio nel Nord d’Italia. Per le sue dichiarazioni poco prudenti e senza filtri, Menocchio entra in conflitto con la Chiesa locale, pertanto viene accusato di eresia e messo sotto processo.
Film di taglio storico che trova profondità attraverso riflessioni di carattere morale e religioso. L’opera è contraddistinta da una chiara forza espressiva e riesce a parlare di un tema insieme antico e attuale senza preconcetti o soluzioni a tesi. Dal punto di vista pastorale il film è complesso, problematico e adatto per dibattiti.

“Conta su di me”

È stato presentato al 48° Giffoni Film Festival “Conta su di me” di Marc Rothemund, film tratto dal romanzo di Lars Amend e Daniel Meyer. È la storia vera di un’amicizia tra un adolescente malato di cuore e un trentenne ricco e scapestrato; un incontro che nasce forzato (il giovane benestante deve “espiare” una serie di sregolatezze) ma che si rivela poi luminoso per entrambi. Il film richiama il fortunato “Quasi amici” del duo artistico Olivier Nakache e Éric Toledano, una variazione sul tema dell’amicizia, della ricerca del senso della vita e del superamento dei limiti posti dalla malattia.

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