Andrea Camilleri in sala con “Conversazione su Tiresia”

Camilleri ha sorpreso tutti ancora una volta andando in scena al Teatro Greco di Siracusa con un monologo da lui scritto e interpretato, “Conversazione su Tiresia”, con la regia di Roberto Andò. Uno spettacolo evento che il produttore Carlo Degli Esposti con la sua Palomar ora porta nei cinema italiani insieme a Nexo Digital, dal 5 al 7 novembre

Non finisce mai di stupire Andrea Camilleri, scrittore siciliano novantatreenne (Agrigento, 1925) con una lunga carriera teatrale, televisiva nonché autore di oltre cento romanzi, tra cui la fortunatissima saga de “Il commissario Montalbano” edita da Sellerio. Camilleri ha sorpreso tutti ancora una volta andando in scena al Teatro Greco di Siracusa con un monologo da lui scritto e interpretato, “Conversazione su Tiresia”, con la regia di Roberto Andò. Uno spettacolo evento che il produttore Carlo Degli Esposti con la sua Palomar ora porta nei cinema italiani insieme a Nexo Digital, dal 5 al 7 novembre. Si tratta di un’immersione nella storia della letteratura, da quella greco-latina a quella contemporanea; un’esperienza culturale, poetica, dalle ricadute educational. Il Sir e la Commissione nazionale valutazione film della Cei hanno visto in anteprima l’opera.

Le tante vite di Tiresia. Nella suggestiva cornice del Teatro Greco di Siracusa, in una sera estiva di giugno, entra in scena Andrea Camilleri accompagnato da alcuni bambini. Si siede su una poltrona, accanto a lui rimane a osservarlo un bambino con occhi attenti e sognanti. Qua e là in scena pochi oggetti, una macchina da scrivere su un tavolino, una lampada, e poi un fondale su cui scorreranno nel corso dello spettacolo, della durata di 85 minuti, immagini d’arte e frammenti cinematografici. Ecco che irrompe la voce profonda e leggera di Camilleri: “Chiamatemi Tiresia, per dirla come quel signore che ha scritto un romanzo su una balena bianca… Oppure, ‘Tiresia sono!’ Per dirla come qualche altro che forse conoscete…”.
Un monologo fitto, brillante, realizzato da Camilleri che ripercorre la storia dell’indovino dell’antica Grecia Tiresia ai tempi delle divinità dell’Olimpo. Accecato dalla dea Era, Tiresia riceve però in dono la capacità di prevedere il futuro nonché molte vite. La sua figura è stata più volte richiamata nei versi di Omero, nelle tragedie greche di Sofocle, ma anche nella letteratura latina con Seneca; ancora nelle suggestioni poetiche e letterarie di Dante, John Milton, Virginia Wolf, Ezra Pound sino allo sguardo cinematografico di Pier Paolo Pasolini e il suo “Edipo re” del 1967. Di tutto questo Andrea Camilleri ci fa memoria e racconto in prima persona; dà voce a Tiresia con pathos ma anche con immancabile ironia.
Il racconto, inoltre, si fonde spesso con il vissuto personale dello scrittore, con i suoi pensieri. Toccante è il passaggio sulla perdita della vista dello stesso Camilleri, associata alla cecità di Tiresia: “Borges diceva che tutti noi siamo teatro: siamo il copione e le scene, siamo ciò che sentiamo e diciamo. Questo è ancora più vero per i privi di vista. Da quando io non ci vedo più, vedo le cose assai più chiaramente!”.

Lo sguardo tra teatro e cinema di Roberto Andò. Già regista dello spettacolo teatrale, Roberto Andò ha curato la regia anche della versione cinematografica insieme al collega Stefano Vicario. Riguardo ad Andrea Camilleri, Andò ha sottolineato: “Vederlo all’opera, seguire la liturgia delle sue mattine, spiare il suo modo di muoversi tra oggetti e volti che non vede, ascoltare le sue intonazioni per pronunziare i versi amati di Dante o di Eliot, è stato un regalo di cui profitterò a lungo. Tiresia è per Andrea innanzitutto la sigla del suo essere cieco e scrittore”.
Il regista palermitano ha poi aggiunto: “Il film mostra un gigante della cultura mondiale che con calore e leggerezza confida agli spettatori il suo messaggio più intimo, il senso della vita e della letteratura”. Nello spettacolo, infatti, Camilleri si lascia andare a una confidenza emozionante: “A 93 anni, cieco, mi è venuta una curiosità immensa… Intuire l’eternità, che sento così vicina a me”.

Sir-Cnvf, il punto critico-pastorale. La lungimiranza produttiva di Carlo Degli Esposti, che ha portato sullo schermo “Il Commissario Montalbano” ormai vent’anni fa, scovato grazie a Elvira Sellerio, realizza ora un altro traguardo: mettere in condivisione con il pubblico tutto, oltre l’esperienza teatrale vissuta a Siracusa, lo spettacolo di e con Andrea Camilleri, che è un omaggio all’arte, alla mitologia, alla letteratura. Di più, è il testamento artistico di un uomo che a 93 anni è ancora in piena vis creativa.
Uno spettacolo prezioso per gli adulti, ma ancor più per i giovani e per le scuole. Nel corso del monologo, infatti, Camilleri tocca anche pagine oscure come la Shoah. Richiamando Primo Levi e il suo romanzo “La chiave a stella”, Camilleri sottolinea: “Nell’orrore profondo del campo di concentramento nazista, Primo Levi rischiò una metamorfosi ben peggiore… da uomo a non uomo. I nazisti volevano che gli uomini diventassero bestie, un numero tatuato sul braccio. Io, Tiresia, non riuscii a prevedere quell’orrore… un orrore simile non è prevedibile, pensabile da un uomo”. Concludendo il racconto di questa notte buia per l’umanità, però, Camilleri traccia un filo di speranza grazie all’arte: “Levi si salvò facendo ricorso alla poesia”.
Uno spettacolo che rivive sullo schermo in maniera emozionante, per la mente e il cuore, dove l’arte e la cultura sono terreno di incontro, di speranza; memoria del passato ma anche traccia luminosa verso il futuro. Un domani dove Camilleri è senza dubbio protagonista tra i grandi intellettuali del nostro tempo. Film-spettacolo consigliabile, problematico e adatto per approfondimenti a livello educational.

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