Legge di bilancio: ecco cosa prevede la manovra approvata

Il testo definitivo, quello firmato dal Capo dello Stato e trasmesso alle Camere, consta di 108 articoli, molti di più di quelli della prima bozza. Va detto subito che, mentre il decreto-legge per il condono fiscale (strettamente connesso alla manovra economica perché dovrebbe servire a recuperare gettito) è già in vigore anche se attende di essere convertito in legge dal Parlamento, il disegno di legge di bilancio deve ora affrontare un lungo iter. Dovrebbe approdare nell'Aula della Camera il 29-30 novembre e, una volta approvato da Montecitorio, passare al Senato per la seconda lettura. In caso di modifiche a Palazzo Madama sarà necessario un nuovo voto della Camera

Approvato teoricamente dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre scorso, il disegno di legge di bilancio per il 2019 ha visto formalmente la luce ben quindici giorni dopo. Il testo definitivo, quello firmato dal Capo dello Stato e trasmesso alle Camere, consta di 108 articoli, molti di più di quelli della prima bozza. Va detto subito che, mentre il decreto-legge per il condono fiscale (strettamente connesso alla manovra economica perché dovrebbe servire a recuperare gettito) è già in vigore anche se attende di essere convertito in legge dal Parlamento, il disegno di legge di bilancio deve ora affrontare un lungo iter. Dovrebbe approdare nell’Aula della Camera il 29-30 novembre e, una volta approvato da Montecitorio, passare al Senato per la seconda lettura. In caso di modifiche a Palazzo Madama sarà necessario un nuovo voto della Camera. Il termine ultimo per il via libera definitivo è il 31 dicembre. Poiché inevitabilmente in questo percorso saranno apportate delle modifiche (alcune sono già annunciate, persino da parte della maggioranza), bisognerà attendere che il ddl diventi legge dello Stato per avere un testo certo. E per avere tutti i particolari delle misure più attese – il reddito di cittadinanza e le pensioni a quota 100 (62 anni di età e almeno 38 anni di contributi) – ci sarà da aspettare ancora. Saranno infatti due appositi disegni di legge – con relativo iter di approvazione parlamentare – a definire nel dettaglio il profilo delle due misure. Del resto, far slittare in avanti la loro attuazione (a parte i problemi organizzativi da risolvere, soprattutto per il reddito di cittadinanza) significa risparmiare soldi nel 2019 e questo interessa molto il governo alle prese con il problema del debito:

la legge di bilancio conferma il deficit al 2,4%, molto oltre gli impegni presi a livello europeo e sempre che si riveli fondata la previsione di una crescita economica dell’1,5%, un valore che nessuno degli osservatori internazionali ritiene verosimile.

C’è pero un limite temporale che sicuramente non sarà oltrepassato, quello delle elezioni europee di fine maggio. E’ questa data che fa da sfondo a molte delle decisioni del governo e non c’è dubbio che i partiti di maggioranza vorranno a tutti i costi poter usare in campagna elettorale i loro due cavalli di battaglia.

Per il reddito di cittadinanza, il ddl di bilancio fissa una dotazione di 9 miliardi l’anno, a cui vanno sottratte le somme già stanziate dal precedente esecutivo per il reddito d’inclusione, che saranno assorbite nella nuova misura: la maggiore spesa è quindi di 6,8 miliardi. Del tutto analoga la dotazione per l’intervento sulle pensioni: 6,7 miliardi. Sono queste le poste di bilancio più rilevanti, se si eccettuano gli oltre 12 miliardi necessari per impedire l’aumento dell’Iva, che viene bloccato completamente solo per il prossimo anno. Nei due anni successivi un parziale aumento dovrebbe esserci, ma chissà che cosa accadrà di qui al 2020.

Del terzo cavallo di battaglia elettorale (soprattutto leghista) e cioè la “flat tax”, per il 2019 resta l’aliquota a forfait del 15% per le partite Iva sotto i 65 mila euro annui. L’intervento più corposo è stato rinviato al 2020. Così come sarà effettuato con un provvedimento successivo o con emendamenti parlamentari l’annunciato taglio delle cosiddette “pensioni d’oro”.

Impossibile dar conto anche in forma sintetica di tutte le misure contenute in 108 articoli suddivisi in una miriade di commi. Nel ddl di bilancio, per esempio, c’è un massiccio piano di assunzioni nella pubblica amministrazione (con l’ennesimo cambiamento nelle procedure dei concorsi per insegnanti) e la costituzione a Palazzo Chigi di una “cabina di regia” per la gestione dei maggiori investimenti pubblici previsti. Anche se una delle critiche più severe che vengono portate alla manovra è proprio quella di impegnare la gran parte dell’extra-deficit per finanziare spese correnti (tali sono pensioni e reddito di cittadinanza) e non per investimenti. Sul versante delle imprese, viene ridotta di ben 9 punti percentuali l’Ires (Imposta sul reddito delle società) per chi reinveste gli utili in assunzioni e beni strumentali. Ma vengono meno i benefici connessi con l’Ace (Aiuto alla crescita economica) e l’Iri (Imposta sul reddito imprenditoriale) e lo scambio, dai primi calcoli, sembrerebbe svantaggioso.

Il “giallo” del Fondo per la famiglia che non compariva più nell’articolato del ddl di bilancio si è risolto con un chiarimento tecnico: lo si ritrova comunque nelle tabelle e quindi risulta rifinanziato. Per quanto riguarda l’editoria, il Fondo per il pluralismo dell’informazione non viene toccato. All’art. 58, però, si prevede la soppressione delle riduzioni tariffarie e dei contributi per le imprese editrici e radiotelevisive, a partire dal 1° gennaio 2020. Briciole per il bilancio dello Stato (il risparmio è calcolato in poco più di 28 milioni), ma una pesante penalizzazione per chi fa informazione no profit e sul territorio.

Oltre all’accidentato itinerario parlamentare, il disegno di legge di bilancio deve affrontare l’ancor più accidentato percorso di confronto con le istituzioni della Ue. L’8 novembre saranno rese note le nuove previsioni economiche della Commissione europea. Entro il 13 del mese il governo italiano dovrebbe inviare a Bruxelles la manovra con le correzioni richieste. Il 21 novembre ci sarà la valutazione definitiva sulla manovra italiana. Nel frattempo le tensioni sui mercati finanziari stanno colpendo duramente anche se in modo non vistoso la nostra economia e la maggiore spesa per gli interessi sul nostro debito pubblico rischia di bruciare più risorse di quelle già preventivate nella manovra. E’ per questo che il Capo dello Stato ha inviato al Presidente del Consiglio una lettera con cui si chiede, alla luce dei principi della Costituzione, di “sviluppare – anche nel corso dell’esame parlamentare – il confronto e un dialogo costruttivo con le istituzioni europee”, “nel comune intento di tutelare gli interessi fondamentali dell’Italia, con l’obiettivo di una legge di bilancio che difenda il risparmio degli italiani, rafforzi la fiducia delle famiglie, delle imprese e degli operatori economici e ponga l’Italia al riparo dall’instabilità finanziaria”.

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