Rapporto Asvis 2017: l’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile

Passi avanti sono stati compiuti, e il Rapporto lo riconosce, ma il punto è che lasciando andare le cose come vanno gli obiettivi non saranno mai raggiunti, né nel 2020, né nel 2030, per citare le date degli impegni internazionali. È necessario un salto di qualità, un cambio di marcia. E non solo nella politica

Roma, 28 settembre 2017. Presentazione del Rapporto Asvis 2017. Enrico Giovannini, portavoce dell’'Asvis (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

È questo il momento più adatto per cimentarsi con la sfida dello sviluppo sostenibile. La situazione economica ci offre “una finestra di opportunità” e invece di chiedersi soprattutto quanto durerà la ripresa, “bisogna domandarsi quanto sia sostenibile” e “approfittare di questa opportunità per trasformare profondamente l’economia”. È il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a ragionare in questo modo in occasione della presentazione del Rapporto Asvis 2017. E se la pensa così un personaggio il cui sobrio realismo è quasi proverbiale, forse anche i più scettici devono arrendersi all’idea che lo sviluppo sostenibile non sia un’utopia per anime belle e che un cambiamento del nostro modello di sviluppo sia una questione che non può più essere elusa. E siamo già in ritardo, molto in ritardo. Nonostante i passi avanti che pure sono stati compiuti dal nostro Paese.

Pier Carlo Padoan

Il Rapporto elaborato dall’Asvis – Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, un cartello che raduna oltre 170 organizzazioni – è soltanto alla sua seconda edizione. Ma ha già la maturità per rappresentare un’autentica “piattaforma” (l’ha definito così lo stesso Padoan) di analisi e di proposta politica nel senso più alto del termine. Vi hanno lavorato 350 esperti, ma senza nulla togliere al loro apporto corale, non si fa fatica a cogliere nell’impostazione rigorosa e certosina la mano del portavoce dell’Asvis, Enrico Giovannini, statistico di fama internazionale, già presidente dell’Istat, già ministro “tecnico” del lavoro e delle politiche sociali. Il Rapporto è un’autentica miniera (per approfondire si può andare sul portale www.asvis.it). In termini di dibattito pubblico l’elemento che colpisce di più è la misurazione, attraverso appositi e inediti indicatori, della marcia di avvicinamento (o di allontanamento) del nostro Paese rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile ricavati dall’Agenda 2030 dell’Onu.

Su questi 17 “target”, si registra un sensibile miglioramento in 9 casi (sconfiggere la fame; salute e benessere; istruzione di qualità; parità di genere; innovazione e infrastrutture; consumo e produzione responsabili; lotta contro il cambiamento climatico; flora e fauna acquatica; pace, giustizia e istituzioni solide), un sensibile peggioramento in 4 (sconfiggere la povertà; acqua pulita e servizi igienico-sanitari; riduzione delle disuguaglianze; flora e fauna terrestre), mentre la situazione è statica negli restanti 4 (energia pulita e accessibile; buona occupazione e crescita economica; città e comunità sostenibili; partnership per gli obiettivi).

Attenzione, però, ha avvertito Giovannini presentando il Rapporto, “anche laddove si registra un miglioramento l’Italia non ha raggiunto ancora gli obiettivi e non ci riuscirà senza compiere scelte strategiche fondamentali e senza mettere in campo politiche integrate, perché è l’integrazione che fa la differenza”. Passi avanti sono stati compiuti, e il Rapporto lo riconosce, ma il punto è che lasciando andare le cose come vanno gli obiettivi non saranno mai raggiunti, né nel 2020, né nel 2030, per citare le date degli impegni internazionali.

È necessario un salto di qualità, un cambio di marcia. E non solo nella politica.

“Urge un profondo cambiamento culturale”, sottolinea Giovannini. In effetti l’Asvis conta molto sull’inserimento dell’educazione allo sviluppo sostenibile nei percorsi formativi di docenti e studenti e sul ruolo dei mezzi di comunicazione. Grande attenzione è dedicata anche al mondo delle imprese, che su iniziativa dell’Asvis hanno firmato la Carta di Milano e che cominciano a rendersi conto che lo sviluppo sostenibile non solo è necessario ma può persino essere economicamente conveniente. Ma la politica deve assumersi le sue responsabilità. Si può fare molto più di qualcosa anche in quest’ultimo scorcio di legislatura. Il Rapporto contiene tutta una serie di indicazioni in proposito. Si va dalle leggi già all’esame del Parlamento e da approvare (per esempio quella sul consumo di suolo o quella su tutela, governo e gestione pubblica delle acque) a provvedimenti governativi come le già annunciate linee guida per le amministrazioni statali, affinché ciascuna nel suo ambito applichi standard ambientali e organizzativi in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Ma ovviamente è alla prossima legislatura che l’Asvis guarda con speciale interesse, al punto che avvierà quanto prima degli incontri con i leader dei partiti per presentare le proposte contenute nel Rapporto. Giovannini spera che la prossima sia

“la legislatura dello sviluppo sostenibile”.

Chissà… Al momento la confusione è tale che ogni previsione (o auspicio) vale come un’altra. Sarebbe già molto, probabilmente, se si riuscisse a introdurre nella campagna elettorale qualche elemento di concretezza e di realismo.

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