Giornata del malato: uno sguardo che guarisce

Bernadetta, povera, analfabeta e malata, si sente guardata da Maria come una persona: è la pienezza di una relazione. Lo sguardo buono di Maria ci interroga sul modo con cui guardiamo a chi soffre. Uno sguardo buono e luminoso è una “porta santa” che tutti possiamo aprire: attraverso di essa Dio passa e guarisce

Quando Bernadetta raccontava il suo incontro con Maria, alla grotta di Lourdes, non nascondeva lo stupore nell’aver visto la “Bella Signora” guardarla “come si guarda una persona”. Commenta Papa Francesco nel messaggio per la XXV giornata del malato: “Queste semplici parole descrivono la pienezza di una relazione. Bernadetta, povera, analfabeta e malata, si sente guardata da Maria come una persona. La Bella Signora le parla con rispetto, senza compatimento”.
Questo sguardo buono di Maria ci interroga, sia personalmente che come comunità, sul modo con cui guardiamo a chi soffre. Nell’incontro con l’altro ciò che immediatamente offriamo è il nostro sguardo. Gli occhi parlano prima di ogni nostra parola. Avvertiamo subito se chi è davanti a noi è accogliente o diffidente, se è disposto ad ascoltarci o dimostra impazienza, se è interessato o annoiato… La persona ammalata possiede una sensibilità particolare nel leggere lo sguardo di chi lo avvicina. Nel tempo della sofferenza uno sguardo sorridente è tante volte la migliore medicina per alleviare il peso della situazione. Per chi incontra l’ammalato gli occhi sorridenti sono una ricchezza umana “che trasmette accoglienza, sgela la rigidità dei rapporti e crea un clima di distensione e spontaneità. Ogni sorriso rivela la bontà di Dio e l’originalità dell’uomo” (A. Pangrazzi). Un prete che presta il suo servizio tra gli ammalati osservava: “E’ soprattutto negli ospedali che c’è bisogno del sorriso. Gli operatori sanitari sono chiamati a distribuire questa medicina generosamente, senza il contagocce. Donare un sorriso significa divenire promotori di guarigione e di salute, creando un clima umanizzante che promuove la fiducia e rapporti più amichevoli”.
Maria continua da sempre questa sua azione di “operatrice sanitaria”, attraverso quello sguardo sorridente e misericordioso che rivolge a tutti noi peccatori, ma sempre “figli suoi”. Nel suo pellegrinaggio a Lourdes, papa Benedetto XVI ricordava che “desiderare di contemplare questo sorriso della Vergine non è affatto un lasciarsi dominare da una immaginazione incontrollata. La Scrittura stessa ci svela tale sorriso quando ella canta il Magnificat… A Lourdes il sorriso fu la prima risposta che la Bella Signora diede alla giovane veggente che voleva conoscere la sua identità. Prima di presentarsi a lei come l’Immacolata Concezione, Maria le fece conoscere innanzitutto il suo sorriso, quasi fossa la porta d’accesso più appropriata alla rivelazione del suo mistero”.
Senza voler sminuire il valore di quel “linguaggio delle lacrime”, che talora la Santa Vergine usa per richiamarci ad un serio esame di vita, è importante però che sappiamo ritrovare nella madre di Gesù lo sguardo pieno di gioia della donna del Magnificat. E poiché in una invocazione la riconosciamo “causa della nostra gioia” per averci donato Gesù, non possiamo allora pensare che ella sia solo la madre Addolorata, anche se uno sguardo sereno e gioioso non sta a indicare assenza di problemi o sofferenza. Quante volte, infatti, ci sarà capitato di incontrare volti sorridenti in persone segnate dalla prova. Gli occhi sorridenti di Madre Teresa erano quel velo che, come lei confidava, copriva una grande sofferenza interiore. Uno sguardo buono e luminoso è una “porta santa” che tutti possiamo aprire per accogliere quanti incontriamo, soprattutto quando sono nel dolore. Attraverso questa “porta” di uno sguardo sorridente è Dio stesso che passa e guarisce.

 (*) direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale della salute di Treviso

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