Si cerchi la via della pace

“Se nemmeno si dice pace” è il titolo di un ottimo editoriale di Mauro Magatti, docente alla Cattolica di Milano, apparso i giorni scorsi sul quotidiano Avvenire. Partendo da quelli che sembrano degli effettivi successi sul campo ottenuti dall’esercito ucraino, Magatti delinea, da un lato, le reazioni di Putin e, dall’altro, le scelte che i Paesi occidentali hanno dinanzi a sé.

(Foto: SIR)

“Se nemmeno si dice pace” è il titolo di un ottimo editoriale di Mauro Magatti, docente alla Cattolica di Milano, apparso i giorni scorsi sul quotidiano Avvenire. Partendo da quelli che sembrano degli effettivi successi sul campo ottenuti dall’esercito ucraino, Magatti delinea, da un lato, le reazioni di Putin e, dall’altro, le scelte che i Paesi occidentali hanno dinanzi a sé.

L’avanzata ucraina, se si consolida nei prossimi giorni, deve essere salutata con gioia se non fosse che si tratta comunque di una notizia di guerra, che lascia sul terreno morti sia da una parte che dall’altra. Tuttavia, la Russia non starà certo a guardare e sul tavolo sono possibili sia la chiamata alle armi di tutti i giovani abili al servizio di leva, per una guerra totale, sia – come più volte ha minacciato – l’opzione nucleare. Una vera e propria “escalation” del conflitto che – come ricorda Magatti – “porterebbe a un disastro globale, senza alcun vincitore. Un esito che tanti, a differenza del Papa che continua a parlare forte e chiaro e a mobilitare le coscienze, troppo facilmente non considerano”.

Con questo non si vuole negare all’Ucraina il diritto di combattere uno Stato invasore (la Russia), né che l’Europa e gli Usa debbano sostenere – in vario modo – l’Ucraina in questa lotta di difesa. Si vuole semplicemente dire che l’invio di armi e le sanzioni economiche non bastano, non sono sufficienti. Il rischio, se non si intraprendono altri percorsi, è quello di incunearsi in un vicolo cieco a detrimento di tutti: l’inverno alle porte e l’aumento del costo dell’energia ce lo fanno già toccare con mano.

Per questo, è importante ed urgente perseguire anche altre vie, che sembrano percorse – lo abbiamo ricordato anche noi in altre occasioni – molto timidamente e come sottotraccia. Accanto all’impegno dell’Unione europea per dare risposte unitarie alla crisi economica, Magatti ribadisce che “è necessario alimentare con costanza e determinazione la ricerca di una pur difficilissima via di pace. Di cui nessuno sembra parlare più”, coinvolgendo in modo sempre più importante l’Onu, elaborando un piano che tenga insieme l’integrità territoriale dell’Ucraina e la non-espansione ad est della Nato, incentivando il lavoro diplomatico con Cina e India per evitare che facciano da sponda – economica e militare – alla Russia… “L’Europa non deve demordere – conclude Magatti – da quella vocazione di pace che l’ha caratterizzata dopo la fine della Seconda guerra mondiale”.

Forse, aggiungiamo noi, questo momento in cui Putin sembra più in difficoltà rispetto ai mesi scorsi potrebbe essere il più propizio per riattivare i canali diplomatici e ricercare una soluzione pacifica al conflitto. Papa Francesco, impegnato in un importante viaggio apostolico in Kazakistan, ha ancora una volta ribadito il suo appello per la pace: “Io giungo [in Kazakistan] – ha affermato il Pontefice una volta atterrato nell’ex Repubblica sovietica, nell’Incontro con le autorità, la società civile ed il corpo diplomatico – nel corso della folle e tragica guerra originata dall’invasione dell’Ucraina, mentre altri scontri e minacce di conflitti mettono a repentaglio i nostri tempi. Vengo per amplificare il grido di tanti che implorano la pace, via di sviluppo essenziale per il nostro mondo globalizzato. E la pace è questo: una via di sviluppo essenziale per il nostro mondo globalizzato”. Che la giornata di preghiera per la pace, indetta dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee per il 14 settembre, solenne festa della Santa Croce sia per i cattolici sia per gli ortodossi, possa portare i frutti sperati.

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