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Proteste e rabbia. P. Soler (abate di Montserrat), “urgente trovare vie politiche per risolvere il problema”

Grande sciopero generale oggi in tutta la Catalogna dopo giorni di guerriglia urbana tra polizia e manifestanti nelle principali città della regione, in particolare a Barcellona e Girona. Feriti, barricate, fuoco ai cassonetti: è scoppiata la rabbia dopo la condanna al carcere dei 12 indipendentisti catalani. Dal monastero di Monserrat, l’abate Josep M. Soler invita alla calma e al dialogo. “È urgente trovare strade politiche che servano ad affrontare un problema eminentemente politico”

Una via politica per risolvere la questione catalana. A battersi per una soluzione seria e definitiva che metta fine alle violenze, senza necessariamente ricorrere a vie legali e giudiziarie, è l’abate del monastero benedettino di Montserrat, mons. Josep M. Soler. Il monastero è un imponente costruzione incastonata nelle rocce: sorge a 720 metri di latitudine nel cuore della Catalogna. Rappresenta un simbolo di questa terra e per questo è da sempre luogo di pellegrinaggio e visita. La parola dell’abate risuona da questo sito sacro. Le sue omelie sono famose in tutto il Paese. La domenica, la Chiesa si riempie di fedeli che raggiungono questo luogo per ascoltarlo. Mons. Soler ha sempre una parola di pacificazione e dialogo ma anche coraggiosa e forte. All’indomani della sentenza della Corte Suprema spagnola che ha decretato pene dai 9 ai 13 anni di carcere ai 12 leader indipendentisti catalani, l’abate – in un comunicato – chiede il rilascio dei “prigionieri”. “Mi dispiace che si sia arrivati alla via giudiziaria per una questione che avrebbe dovuto essere risolta per via politica”, spiega aggiungendo subito dopo l’auspicio che si possa lavorare affinché “siano rimessi in libertà il più presto possibile. Ciò semplificherebbe la ricerca di modi per uscire dal problema”.

Il Sir lo ha raggiunto mentre la regione catalana, in particolare a Barcellona e a Girona, è piombata in una vera e proprio guerriglia urbana. La condanna al carcere dei leader indipendentisti ha scatenato una ventata di rabbia e proteste in città, con barricate in strada, fuoco a cassonetti e lanci di oggetti contro la polizia. Centinaia il numero di feriti in entrambe le barricate. 25.000 studenti hanno sfilato in modo per lo più pacifico mentre oggi, 18 ottobre, è il giorno del grande sciopero generale che paralizzerà tutta la regione. Anche il calcio ne risente: per la partita in programma da calendario sabato 26 ottobre tra Barcellona e Real Madrid LaLiga ha chiesto o l’inversione del campo o lo slittamento del match al 7 dicembre.

La violenza esplode soprattutto di notte. È la rabbia provocata nella gente, nei giovani soprattutto, dalla condanna al carcere dei leader indipendentisti. Padre Abate, cosa sta dicendo lei in questo momento, quale via intraprendere?

La situazione politica e sociale che sta vivendo la Catalogna è molto complessa e difficile. Gli atti di violenza che stiamo assistendo in alcune città catalane in questi giorni sono scoppiate da parte di alcune minoranze. Sono totalmente condannabili e non esprimono il modo di essere della grande maggioranza dei catalani, siano essi indipendentisti o meno. Lo abbiamo potuto constatare nelle tante manifestazioni dell’11 settembre. Non possiamo più continuare in questa situazione,

è urgente trovare strade politiche che servano ad affrontare un problema eminentemente politico.

Il 2017 ha lasciato ferite aperte. Per quei fatti sono stati condannati i 12 indipendentisti con l’accusa di “sedizione” e “appropriazione indebita”. Le proteste dimostrano che la questione catalana non è stata risolta. Quale via di uscita e soluzione lei intravede?

La questione catalana può iniziare a essere risolta solo attraverso il dialogo tra tutte le parti. Un dialogo che deve essere costruttivo, sincero e aperto. Dobbiamo imparare ad ascoltare l’altro, a esprimere con serenità i nostri punti di vita e a sapervi rinunciare, anche se temporaneamente, a mettere da parte le nostre aspirazioni.

Solo in questo modo sarà possibile raggiungere accordi e punti di incontro che facilitino l’uscita dalla situazione attuale.

Ma secondo lei, è possibile una riconciliazione tra la Spagna e la Catalogna. In che modo la Chiesa può facilitare questo processo?

Dobbiamo lavorare per una sincera riconciliazione e la Chiesa può aiutarla attraverso la preghiera e la testimonianza fedele della misericordia di Dio. Inoltre, è urgente costruire ponti tra le due parti e favorire il ripristino della fiducia tra tutti. E anche qui la Chiesa può dare un contributo molto importante. In effetti già lo sta facendo.

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