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Elezioni europee. Mons. Hollerich (Comece): “Il populismo in Europa non è la risposta alla crisi politica”

Intervista al presidente dei vescovi Ue, mons. Hollerich: “I populisti hanno vinto grandemente in qualche Paese ma in altri sono diminuiti. È pertanto chiaro che il populismo in Europa non è la risposta alla crisi politica”. E sul voto italiano osserva: “L’Italia ha avuto negli ultimi anni una economia terribile. La gente è più povera oggi rispetto a dieci anni fa, mentre per tutti gli altri Paesi in Occidente non è stato così. La gente sente questo problema e ha votato per chi ha fatto delle promesse”  

“La mia prima considerazione è che c’è stata tanta gente che è andata a votare. E questo è un dato molto positivo. Nei mesi scorsi, noi vescovi abbiamo chiamato le persone affinché andassero alle urne e si è visto che queste elezioni sono state importanti per la gente. Questo è un fatto molto positivo”. Parte da qui, dai segni di speranza, il commento di mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Ue (Comece), ai primi risultati delle elezioni europee 2019. A Roma per una conferenza stampa in sala stampa vaticana per la presentazione del Messaggio del Papa per la Giornata del migrante e del rifugiato, mons. Hollerich non può esimersi in questa giornata così importante per l’Ue dall’analizzare il voto europeo.

Come legge questo voto?

Risulta chiaro che una maggioranza di due gruppi non sarà possibile in Parlamento. Dunque si dovrà parlare con un altro gruppo e questo è positivo perché costringe a non considerare solo i propri programmi ma a vedere, nel confronto con l’altro, quello che è importante per la gente. Penso anche al gran numero di populisti, ma non abbastanza grande per bloccare il Parlamento. Questo dato obbligherà gli altri partiti a fare una buona politica per la gente. I populisti hanno vinto grandemente in qualche Paese ma in altri Paesi sono diminuiti. È pertanto chiaro che il populismo in Europa non è la risposta alla crisi politica. Se prendiamo in considerazione i Paesi Bassi, la Danimarca, l’Austria, vediamo che c’è stata una attitudine diversa. E infine bisognerà considerare anche le future alleanze tra i gruppi. È quindi molto difficile oggi dire qualcosa. Bisogna vedere quello che si farà a Bruxelles. Spero che queste cose si faranno in trasparenza, che la gente possa vedere, seguire e avere fiducia nelle istituzioni dell’Unione europea.

Cosa ha pensato del voto dei giovani per i partiti “verdi”?

È un dato molto importante. Anche questo lo vedo come un punto importante perché

tutti gli altri partiti dovranno prendere in considerazione l’ecologia se non vogliono perdere in futuro il voto dei giovani.

E questa è una cosa buonissima perché sappiamo come Papa Francesco si è impegnato per una ecologia integrale dove l’uomo è al centro. Avremo il Sinodo sull’Amazzonia che sarà anche importante per l’Europa. La Laudato Si’ ha e avrà sempre più un impatto nella politica.

In Francia, Italia e Ungheria hanno vinto i partiti populisti. Perché questa vittoria proprio in questi Paesi?

Bisogna forse guardare Paese per Paese. Prendiamo l’Italia. È una grande nazione europea che amo per la sua cultura, la sua arte e la letteratura. Ma l’Italia ha avuto negli ultimi anni una economia terribile. La gente è più povera oggi rispetto a dieci anni fa, mentre per tutti gli altri Paesi in Occidente non è stato così. Hanno una vita migliore. Dunque io penso che la gente sente questo problema e ha votato per chi ha fatto delle promesse. Penso anche che il populismo sia stato scelto per la migrazione.

L’Europa ha lasciato l’Italia da sola.

Si è parlato della solidarietà come uno dei principi fondanti dell’Europa. Ma l’Accordo di Dublino non ha funzionato, lasciando l’Italia e la Grecia da sole ad affrontare questa realtà. Non si può costruire l’Europa così. I partiti della futura maggioranza dovranno capirlo.

Quale risposta l’Europa dovrà dare ai populismi?

L’identità diviene sempre più importante. Ed è sempre più importante quando ci sono cambiamenti strutturali in atto nella società. Ma i populismi propongono una identità semplice mentre le scienze sociologiche affermano che

l’identità è qualcosa di estremamente complesso e in continuo cambiamento.

È bene essere fieri di essere italiani. Non è una cosa cattiva ma bisogna essere capaci di sviluppare anche la parte europea della propria identità senza negare l’altra, perché l’Europa non è la negazione delle nazioni ma una unione.

Quale augurio della Chiesa agli uomini e alle donne che andranno a popolare il Parlamento europeo?

Fate una politica giusta, ecologica, di giustizia sociale.

Una politica che serve ogni cittadino europeo. Guardate la gente. Non essere una élite che parla sempre tra élite, ma uomini e donne politici che sono in dialogo con la gente.

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