Scontri in Irlanda del Nord. Mons. McKeown (Derry): “Mai la pace può essere costruita con le pistole e le molotov”

Scontri nella città di Derry, in Irlanda del Nord, e morte di una giovane giornalista di 29 anni. Il vescovo della città, mons. Donal McKeown: “Purtroppo oggi, a 21 anni dall’Accordo di Belfast del 1998, ci troviamo a vivere nuova tensione, a causa di persone che in mezzo alla nostra comunità credono che si può costruire la pace per mezzo di morte e violenza, pistole e molotov. È chiaro che con questi mezzi la pace non è mai possibile”

(Foto: AFP/SIR)

Torna l’incubo terrorismo in Irlanda del Nord. A Londonderry mezzi della Polizia sono stati presi di mira da un gruppo di persone incappucciate che hanno lanciato loro bombe carta e pietre. Ne è nata una sparatoria durante la quale una donna, la giornalista Lyra McKee, di 29 anni, è morta. “È una tragedia”. Sono le prime parole pronunciate da mons. Noël Treanor, vescovo di Down e Connor (Irlanda del Nord), diocesi della Chiesa cattolica in Irlanda, e vice-presidente della Comece (la Commissione che riunisce gli episcopati dell’Unione europea). Secondo le prime ricostruzioni, i poliziotti stavano svolgendo perquisizioni nelle aree di Mulroy Park e Galliagh dove si sarebbe dovuta svolgere lunedì prossimo una manifestazione in ricordo della rivolta dell’aprile 1916, ricordata come la Pasqua di sangue, quando l’esercito inglese reagì a colpi di cannone contro la dichiarazione d’indipendenza dell’Irlanda del Nord. Il pensiero di mons. Treanor va subito alla donna uccisa. “La vita della famiglia di questa ragazza è stata travolta per sempre”, dice. “Le persone, andando in Chiesa in questi giorni di Settimana Santa, pregheranno per la pace e la riconciliazione. Come anche in Europa, la riconciliazione è un fiore debole e fragile. Bisogna coltivarla. Bisogna accompagnarla. Bisogna sempre in ogni generazione lavorare intensamente e pregare per la giustizia e la riconciliazione che sono le pre-condizioni per una pace stabile. E anche promuovere un dialogo sulle sfide della società perché altrimenti ci sarà sempre la possibilità che il male si faccia sentire e vedere”. In queste ore di tensione e tristezza, il Sir ha raggiunto telefonicamente il vescovo di Derry, mons. Donal McKeown.

Cosa sta succedendo?
Ci siamo svegliati stamattina con questa notizia della morte della giovane giornalista. Sono qui con un gruppo di giornalisti e con il parroco della zona che è stato chiamato all’ospedale per dare l’estrema unzione a questa giovane donna e lui è sotto choc, come è sotto choc tutta la città, colpita da questo incidente in questo giorno di Venerdì Santo.

Come sta reagendo la gente di Derry?
C’è una profonda tristezza. Negli ultimi anni, questa città ha fatto enormi passi in avanti per quanto riguarda la stabilità, la pace, la speranza, il futuro e purtroppo oggi, a 21 anni dall’Accordo di Belfast del 1998, ci troviamo a vivere una nuova tensione, a causa di persone che in mezzo alla nostra comunità credono che si può costruire la pace per mezzo di morte e violenza, pistole e molotov.

È chiaro che con questi mezzi la pace non è mai possibile.

C’è un profonda tristezza ma anche la certezza che solo insieme siamo in grado di affrontare anche questo dolore e creare un futuro migliore per i nostri giovani che lo meritano.

Come è possibile che dopo 21 anni dall’Accordo di pace, si può ancora morire in Irlanda del Nord?

Il problema è che ci sono ancora dei dissidenti che credono che l’Accordo di pace del ‘98 sia stato un tradimento.

Vogliono come esito finale l’unità irlandese subito e vedono nel Brexit la possibilità di danneggiare il processo di pace. In questo contesto, il caos è quello che desiderano. Lo vediamo in tutto il mondo. Ogni incertezza in campo politico offre possibilità di creare una rivoluzione. È una minoranza molto piccola. Anche la marcia che loro prevedevano per lunedì prossimo è stata cancellata a causa della pressione della comunità.

Siamo nella Settimana Santa. Domenica si celebrerà la Pasqua. Quale appello, come vescovo di Derry, vuole lanciare alla sua comunità?
Vorrei dire che la Resurrezione è sempre possibile, nonostante la morte. La morte di una persona innocente non può portare ad alcun esito positivo. La Resurrezione è la nostra speranza e questa città lo capisce. Capisce che la Resurrezione è sempre possibile, che la Grazia è sempre più forte del peccato e che in mezzo alla tragedia di stamattina, c’è sempre la speranza che il futuro possa essere diverso dal passato. Siamo il popolo della Resurrezione, non solo del Venerdì Santo. Soffriamo oggi ma andiamo avanti con la speranza per il futuro.

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