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Intelligenza artificiale? Sì, però… Commissione Ue richiama la “dimensione etica”

Il “Digital Day 2019” ha fornito all'esecutivo comunitario l'occasione per rendere noto il documento “Orientamenti etici sull’Intelligenza artificiale”. Ricerca, innovazione e robotica applicate alla vita di ogni giorno. La responsabile al digitale, Maryia Gabriel, ha spiegato: “Al centro si trova l’uomo". Sette linee guida, guardando al futuro

“Affidabile”, “antropocentrica”: sono due delle caratteristiche invocate per l’Intelligenza artificiale a garanzia di una sua imprescindibile “dimensione etica”. Il “Digital Day 2019”, celebrato il 9 aprile, e preso sul serio a Bruxelles – tra convegni, documenti, progetti futuribili, discussioni tra esperti e scienziati – consegna una nuova prospettiva per l’Ia (conosciuta su scala globale come Artificial Intelligence, Ai). La quale, va ribadito, non rimanda solo a immaginifici robot parlanti o a fantasiosi film di Hollywood, ma alla vita quotidiana, nella quale le sue applicazioni sono già ben presenti: dagli smartphone alla medicina, dalla pubblica amministrazione alle produzioni industriali, fino ai videogiochi. Con alcuni rischi derivati, a partire da una sostituzione dei lavoratori con moderne “macchine intelligenti”.

Non è un lusso. “La dimensione etica dell’intelligenza artificiale non può essere considerata un’opzione di lusso né un complemento accessorio: solo con la fiducia la nostra società potrà trarre il massimo vantaggio dalle tecnologie. L’Intelligenza artificiale etica è una proposta vantaggiosa per tutti, che può offrire un vantaggio competitivo all’Europa, ossia quello di essere leader nello sviluppo di una Ia antropocentrica di cui i cittadini possano fidarsi”. Lo si legge nel documento “Orientamenti etici sull’Intelligenza artificiale” presentato proprio il 9 aprile dalla Commissione europea, e stilato dal gruppo di esperti ad alto livello avviato lo scorso anno. La Commissione si rivolge in particolare all’industria, agli istituti di ricerca e alle autorità pubbliche. Tra gli obiettivi concreti di questo percorso sulla Ia: “aumentare gli investimenti pubblici e privati portandoli ad almeno 20 miliardi di euro l’anno nei prossimi dieci anni, mettere a disposizione più dati, promuovere il talento e garantire la fiducia”. L’Intelligenza artificiale vista, dunque, come opportunità. Ma non solo.

Settore innovativo. “Un’ampia gamma di settori della vita, come l’assistenza sanitaria, il consumo energetico, la sicurezza delle automobili, l’agricoltura, i cambiamenti climatici e la gestione dei rischi finanziari, potrà trarre beneficio dall’Intelligenza artificiale”, afferma la Commissione che, in occasione del “Digital Day 2019”, ha prodotto le linee guida che tengano conto della dimensione etica in questo innovativo settore della vita civile ed economica. “L’Ia può anche aiutare a rilevare le frodi e le minacce alla cibersicurezza e consente alle forze dell’ordine di lottare più efficacemente contro la criminalità”.

“Essa comporta però nuove sfide per il futuro del lavoro e solleva interrogativi giuridici ed etici”.

Per garantire lo sviluppo etico dell’Ia, la Commissione, entro l’autunno del 2019, “varerà una serie di reti di centri di eccellenza per la ricerca” sull’Intelligenza artificiale applicata, “inizierà la creazione di reti di poli dell’innovazione digitale e insieme agli Stati membri e alle parti interessate avvierà discussioni per sviluppare e attuare un modello per la condivisione dei dati e per utilizzare al meglio gli spazi di dati comuni”.

Principi irrinunciabili. Nelle stesse linee guida la Commissione segnala la necessità di una Intelligenza artificiale “affidabile” e “antropocentrica”. Sette i principi fondamentali in tale direzione. Primo: “Azione e sorveglianza umane”, ovvero i sistemi di Ia “dovrebbero promuovere lo sviluppo di società eque, sostenendo l’azione umana e i diritti fondamentali, e non dovrebbero ridurre, limitare o sviare l’autonomia dell’uomo”. Secondo punto: “Robustezza e sicurezza”: per una Ia “di cui ci si possa fidare è indispensabile che gli algoritmi siano sicuri, affidabili e sufficientemente robusti da far fronte a errori o incongruenze durante tutte le fasi del ciclo di vita dei sistemi di Intelligenza artificiale”. Terzo: “Riservatezza e governance dei dati”, nel senso che i cittadini “dovrebbero avere il pieno controllo dei propri dati personali e nel contempo i dati che li riguardano non dovranno essere utilizzati per danneggiarli o discriminarli”.

Accountability. Quarto punto: trasparenza, cioè garantire la tracciabilità dei sistemi di Ia. Quinto elemento: “Diversità, non discriminazione ed equità”: nel senso che i sistemi di Ia dovrebbero tenere in considerazione “l’intera gamma delle capacità, delle competenze e dei bisogni umani ed essere accessibili”. Sesto: “Benessere sociale e ambientale”, utilizzando i nuovi sistemi per promuovere i “cambiamenti sociali positivi e accrescere la sostenibilità e la responsabilità ecologica”. Infine: “Responsabilità intesa anche come accountability”; “dovrebbero essere previsti meccanismi che garantiscano la responsabilità e il controllo dei sistemi di Ia e dei loro risultati”.

L’approccio europeo. La commissaria Ue al digitale, Maryia Gabriel, ha spiegato: “Al centro si trova l’uomo. È l’uomo che domanda, questo è l’approccio europeo”. La Commissione insiste sul fatto che “i dati e gli algoritmi non conoscono frontiere”. Per questo la Commissione “rafforzerà la cooperazione con i partner che condividono gli stessi principi, come il Giappone, il Canada e Singapore, e continuerà a partecipare attivamente alle discussioni e alle iniziative internazionali, anche a livello di G7 e G20”. Da giugno dovrebbe partire una nuova fase pilota, in cui saranno coinvolti i Paesi membri, gli istituti di ricerca, imprese di altri Paesi e organizzazioni internazionali. “Ai robot non si può dare un’anima e forse neppure un cervello – spiegava a Bruxelles uno dei 52 esperti nel gruppo di alto livello che sta studiando l’argomento per conto della Commissione –, ma certo non possiamo lasciare che i robot rubino l’anima all’umanità o che sottraggano posti di lavoro senza trovare un’alternativa valida”.

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