Rallenta l’economia Ue: Italia fanalino di coda, bene Irlanda e Spagna. Dombrovskis, “pericolo dazi Usa”

La Commissione europea ha reso noti i dati previsionali per il 2018 e il 2019. La lunga recessione è alle spalle, ma fattori interni ed esterni  frenano la crescita in mezzo continente, Germania e Regno Unito compresi. Tra le minacce incombenti anche la "guerra commerciale" che si prospetta con gli Stati Uniti d'America

Bruxelles, 12 luglio: la conferenza stampa di Pierre Moscovici

L’economia europea tira il freno a mano e, rispetto ai dati diffusi soli pochi mesi fa, segnala numeri in contrazione. Le Previsioni intermedie pubblicate dalla Commissione il 12 luglio attestano in effetti un quadro meno ottimistico, anche se sono lontani i tempi della recessione e dei Pil con segno negativo. “L’attività economica europea resta solida, con una previsione di crescita del Prodotto interno lordo per quest’anno del 2,1% per la zona euro e per l’Ue a 28”, è il commento a caldo di Valdis Dombrovskis, vicepresidente responsabile per l’euro. Gli scambi commerciali funzionano, ma sono minacciati dalla guerra commerciale che si profila per i dazi degli Stati Uniti; la disoccupazione scende, ma non in tutti i Paesi e resta generalmente alta fra i giovani; i consumi sono in lieve aumento, gli investimenti produttivi hanno segno positivo. Dombrovskis aggiunge: “La revisione al ribasso della crescita del Pil da maggio dimostra che un contesto esterno sfavorevole, ad esempio le crescenti tensioni commerciali con gli Usa, può erodere la fiducia e incidere negativamente sull’espansione economica”.

Rallentamento e nuovo slancio. “I crescenti rischi esterni sono ancora un’ulteriore conferma della necessità di rafforzare la resilienza delle nostre economie nazionali e della zona euro nel suo insieme”. Dalla Commissione Ue il messaggio è il solito, ricorrente: occorre fare le riforme, rafforzare il mercato unico, tenere sotto controllo i conti pubblici (deficit, debito), favorire gli investimenti per l’occupazione. Dai documenti della Commissione emerge che “dopo cinque trimestri consecutivi di forte espansione, la ripresa economica ha frenato nel primo semestre del 2018 e in base alle stime attuali la crescita dovrebbe essere inferiore di 0,2 punti percentuali alla previsione di primavera sia nell’Ue che nella zona euro”. La crescita, ribadiscono gli esperti di Bruxelles, “dovrebbe riprendere un po’ di slancio nella seconda metà di quest’anno, in un contesto in cui le condizioni del mercato del lavoro migliorano, l’indebitamento delle famiglie cala, la fiducia dei consumatori resta alta e la politica monetaria continua a sostenere la ripresa”.

Rischio protezionismo. “La crescita in Europa è destinata a rimanere resiliente, in un quadro caratterizzato dal proseguimento di politiche monetarie accomodanti e una disoccupazione in continuo calo”. Anche Pierre Moscovici, commissario per gli affari economici e finanziari, porta il suo commento alle Previsioni economiche intermedie. “La leggera revisione al ribasso della previsione rispetto alla primavera riflette l’impatto sulla fiducia delle tensioni commerciali e dell’incertezza politica nonché l’aumento dei prezzi dell’energia”. “Prevediamo che l’espansione continui nel 2018 e nel 2019, sebbene un’ulteriore escalation delle misure protezionistiche costituisca chiaramente un rischio di revisione al ribasso”.

I numeri Paese per Paese. Venendo ai dati, emerge come i Paesi baltici e quelli dell’Europa centro-orientale procedano bene; male invece l’Italia, ultima nella classifica del Pil, in compagnia del Regno Unito che sta scontando l’affaire-Brexit. Le Previsioni intermedie assegnano all’Italia un Prodotto interno lordo per il 2018 pari all’1,3%: è il dato più basso tra i 28 Paesi dell’Unione. Nel prossimo anno la previsione del Pil italiano scende addirittura all’1,1%. Le precedenti previsioni economiche assegnavano all’Italia l’1,5% di crescita su base annua. Al contrario mostrano dati eccellenti Paesi come Irlanda (la crescita più sostenuta), al 5,6% nel 2018, Polonia (4,6%), Slovenia (4,4%), Romania (4,1), Ungheria (4,0), Bulgaria (3,8), Estonia (3,5), Lettonia (3,3). Tra i grandi Paesi, la Commissione segnala per la Germania un Pil 2018 all’1,9%, che si replicherebbe il prossimo anno (nelle previsioni di primavera era al 2,3%). La Francia è data all’1,7 in tutti e due gli anni; bene la Spagna (2,8 quest’anno e 2,4 nei prossimi dodici mesi).

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