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Finlandia: “dispersi”, interetnici ed ecumenici. Il vescovo Sippo fotografa i cattolici nel Paese scandinavo

Sono 15mila in una nazione di cinque milioni di abitanti. I cattolici fanno parte di un’unica mega diocesi, grande come il Paese che va dal mar Baltico al circolo polare. Le difficoltà dei collegamenti, la forte propensione ecumenica e solidale, il “punto fermo” sulla difesa della vita in una società fortemente secolarizzata. E l’attesa per la visita del Papa nella vicina Estonia

È un Paese che fa parlare poco di sé la Finlandia, quieta e silenziosa come la sua natura, i suoi laghi. Lo conferma il vescovo di Helsinki, mons. Teemu Sippo: “È un Paese pacifico. Non ci sono tanti eventi tragici. È un poco alla periferia dell’Europa, ed è anche un territorio abbastanza grande con solo 5 milioni di abitanti. L’organizzazione del Paese funziona molto bene”. Risponde a qualche domanda a margine di un viaggio a Roma, il vescovo finlandese che non era cattolico e si è convertito senza aver mai incontrato un cattolico, ma solo attraverso la lettura di libri, la visione di alcuni film. Eppure chiara è stata la percezione che la Chiesa cattolica “è la mia Chiesa”, confida al Sir mons. Sippo.

Cosa significa fare il vescovo in Finlandia?
Come vescovo cattolico ho una diocesi molto grande, come tutto il Paese. Ci sono 15mila cattolici in tutto, è una situazione di “diaspora”. E quindi non è tanto facile, perché le distanze sono molto grandi tra le diverse parrocchie (che in realtà sono grandi come delle diocesi). E l’altro aspetto che rende difficile il lavoro è che ci sono tantissime nazionalità diverse, oltre 100 in questa piccola comunità. Diventa complicato offrire a tutte queste persone una “casa” spirituale. È però sorprendente vedere come la fede cattolica lega le persone, le unisce: questa cosa mi sorprende sempre.

C’è però un organismo ecumenico molto vivace, di cui lei è stato anche presidente…
Sì, c’è il Consiglio delle Chiese in Finlandia e la Chiesa cattolica è molto attiva al suo interno. Mi risulta che dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica finlandese sia stata la prima Chiesa locale cattolica a entrare a far parte di un  consiglio ecumenico, nel 1968. Da allora siamo stati molto partecipi nei temi ecumenici. Penso che questa sia una delle cose più positive: che noi come Chiese siamo presenti lì e collaboriamo con le altre Chiese.

Anche da voi, come in Germania, il tema della condivisione eucaristica nelle coppie miste luterano-cattoliche è una questione aperta?
Certo è un tema rilevante anche da noi. È una cosa che divide le persone, le coppie, e credo sia molto doloroso per alcuni. Ma i contesti ecclesiali sono diversi e penso che nei Paesi nordici noi non lo sottolineiamo tanto. Abbiamo un modo molto bello di offrire qualcosa anche a coloro che non sono cattolici, cioè la benedizione. Quando le persone si mettono in fila per ricevere la comunione, coloro che non possono riceverla, mettono la mano destra sulla spalla sinistra e questo è un segno per il sacerdote: quella persona non può ricevere la comunione ma riceve una benedizione. Non è come l’eucarestia ma è un bel modo di essere parte della comunione, un segno di comunione spirituale. Capisco molto bene che cosa sta succedendo in Germania, ma quando facciamo cambiamenti significa che tutta la Chiesa deve cambiare, non solo in Germania. Non possono fare qualcosa che la Chiesa tutta non accetta ancora. Io spero proprio che un giorno, quando le Chiese saranno più vicine, saremo un’unica Chiesa e potremo condividere la stessa mensa eucaristica.

Una notizia giunta di recente dalla Finlandia è che il Parlamento ha respinto con un voto molto chiaro una proposta di legge sull’eutanasia: come è stata la discussione?
C’è stata una iniziativa popolare che ha portato una proposta di legge in Parlamento. Questo ha fatto nascere un fitto dibattito, da cui è emerso che in Finlandia manca l’offerta di cure palliative, che invece devono essere molto più  disponibili. Anche i medici in Finlandia non sono affatto d’accordo con l’eutanasia. C’è largo consenso tra i cristiani su questi argomenti.

Da questo punto di vista quindi il pensiero della Chiesa si è rivelato molto vicino al pensiero collettivo. Ci sono punti di distanza?
Come Chiesa cattolica vorremmo che il Paese fosse più accogliente con i rifugiati e certamente siamo distanti sul tema dell’aborto che è praticamente libero. Poi c’è la secolarizzazione e un atteggiamento non così cordiale con le religioni. Mi sembra quasi che si vogliano mettere le religioni da un lato, ai margini.

A settembre il Papa sarà in Estonia, non lontano da voi. Andrete anche voi a incontrarlo?
Noi saremo solo ospiti che vogliono essere con i cattolici in Estonia. Non stiamo organizzando niente di speciale perché è solo la voglia di stare con il Papa e i cattolici del Paese a muoverci. Il punto che il Papa sottolinea sono i giovani, che egli vuole incontrare. Perciò abbiamo detto ai nostri giovani che erano invitati in modo particolare ad andare a Tallin. In Finlandia stiamo cercando di consolidare un’organizzazione per i giovani cattolici per renderla più efficace. Non è facile per i giovani essere cattolici in un Paese in cui quasi tutti sono protestanti e non si incontrano spesso altri giovani cattolici.

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