Tusk, il dovere dell’ottimismo alla vigilia del summit su Brexit e difesa

Il presidente del Consiglio europeo scrive ai 28 capi di Stato e di governo dei Paesi dell'Unione per invitarli al summit del 14 e 15 dicembre a Bruxelles. Appuntamento delicato in cui si discuterà di difesa comune, migrazioni e "divorzio" da Londra. Con una preoccupazione in più: la questione di Gerusalemme capitale d'Israele sollevata da Donald Trump.

(Bruxelles) Si dimostra relativamente ottimista Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, in vista del summit che si terrà il 14 e 15 dicembre a Bruxelles. L’agenda è fitta di temi delicati – difesa, migrazioni, unione monetaria, Brexit – che richiedono “unità d’intenti” e d’azione. Lo scrive lo stesso Tusk nella lettera inviata oggi ai 28 capi di Stato e di governo dell’Unione, che si ritroveranno nella capitale belga nel pomeriggio di giovedì, proseguendo i lavori fino a tarda sera e poi riprendere venerdì fino a mezzogiorno.

Il varo della Pesco. Nel suo testo, Tusk segnala anzitutto “che la nostra unità negli ultimi mesi è stata eccezionale, e vorrei ringraziare tutti voi per questo. Abbiamo dimostrato di essere fermamente uniti, sostenendoci l’un l’altro quando necessario”. Un’analisi più puntuale sulla questione dell’accoglienza dei rifugiati forse avrebbe portato a parole più prudenti… Comunque uguale consonanza Tusk chiede ai leader per i prossimi impegni. Anche perché il politico polacco sa che l’unità è il solo modo per affrontare le sfide – interne ed esterne – che premono sull’Unione.Dapprima insiste sui passi avanti compiuti verso una nuova “cooperazione strutturata e permanente” nel settore della difesa. La Pesco, questa la sigla di Permanent Structured Cooperation on security and defence, coinvolge finora 25 Stati: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Si sono autoesclusi Regno Unito e Danimarca.

Pilastro sociale e migrazioni. Nel prosieguo della missiva ai leader, Donald Tusk chiarisce quindi il programma delle giornate: dall’iniziale confronto con il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani a una discussione sul “Pilastro sociale” dell’Unione definito a novembre con il vertice di Goteborg. Poi ancora

“una discussione politica – afferma – aperta e schietta sulla migrazione”

così da programmare le prossime mosse di fronte a questa emergenza che continua a pesare soprattutto sui Paesi più esposti verso il Mediterraneo, a partire dall’Italia. All’ordine del giorno figurano ulteriori possibili sanzioni verso la Russia in relazione al nodo-Ucraina.

La questione di Gerusalemme. Tusk svela quindi che il primo ministro belga Charles Michel “ha chiesto di sollevare la questione della decisione degli Stati Uniti di trasferire la loro ambasciata a Gerusalemme”, con tutto ciò che essa comporta sul piano delle relazioni locali (Israele-Palestina) e internazionali. Nella giornata di venerdì si discuterà di Unione economica e monetaria (progressi compiuti, ulteriori passi per mettersi al riparo da possibili crisi future, misure per sostenere la ripresa), alla presenza di Mario Draghi (Bce) e di Jeroen Dijsselbloem (Eurogruppo).

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk assieme alla premier britannica Theresa May

La chiave di volta. Infine, il Consiglio europeo – nella versione a 27 (senza la premier britannica) – deciderà “se è ora di portare i negoziati con il Regno Unito alla fase successiva”. La recente raccomandazione della Commissione Ue indica tale strada, ma il Consiglio dei leader deve verificare se effettivamente Londra sarà in grado di mantenere gli impegni assunti in tre ambiti principali: i diritti dei cittadini Ue, gli obblighi finanziari di Londra nei riguardi del bilancio comunitario, le relazioni tra le due Irlanda. Infatti Tusk mette nero su bianco: “Se abbiamo garanzie sufficienti che i diritti dei cittadini, gli interessi finanziari dell’Ue e l’integrità dell’Accordo del Venerdì santo in Irlanda saranno efficacemente protetti quando il Regno Unito lascerà l’Ue” allora si potrà proseguire nel negoziato. Per il Brexit il tempo stringe, sottolinea Tusk, e “ancora una volta la nostra unità sarà la chiave” per risolvere la questione.

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