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Rivoluzione sovietica: a Mosca un monumento ai martiri. Lo storico Palacio: “Il difficile rapporto con la Chiesa ortodossa”

Parla lo storico Miguel Palacio, responsabile delle Relazioni pubbliche e del Dipartimento per il protocollo dell’Istituto di studi superiori di teologia Santi Cirillo e Metodio della Chiesa ortodossa russa. "Il sogno dei bolscevichi - spiega nel centenario della 'rivoluzione d'ottobre' - era di cancellare l’esperienza storica, spirituale, sociale della Russia, la sua cultura nazionale, fondata sul cristianesimo. Ma non sono riusciti a raggiungere quest’obiettivo". Un lungo elenco di martiri. E la pesante eredità della storia

Mosca: il “muro del dolore”, monumento nazionale alle vittime delle repressioni politiche, inaugurato lo scorso 30 ottobre

Sta per finire questo scomodo 2017 per quel che è del suo ricordare il centenario degli eventi che nel 1917 portarono Lenin e i bolscevichi al potere e quindi alla nascita della Repubblica sovietica. Un anniversario ricordato non senza difficoltà storiche ed emotive. Un simbolo su cui forse merita fermarsi è quel “muro del dolore”, monumento nazionale alle vittime delle repressioni politiche, che è stato inaugurato il 30 ottobre, sulla prospettiva Sacharov a Mosca, dal patriarca ortodosso Kirill e dal presidente Vladimir Putin. Su di esso, in ventidue lingue è inciso nel bronzo la parola “ricorda”; a reggere il monumento, pietre provenienti da ex-prigioni e lager, fosse comuni di tutto il Paese. Da notare che il monumento è stato voluto e finanziato dal governo federale e non, come fino ad ora per altri memoriali, da associazioni civiche. Per percepire lo stato d’animo di chi si trova a fare i conti con questo passato, il Sir ha rivolto alcune domande a Miguel Palacio, storico, responsabile delle Relazioni pubbliche e del Dipartimento per il protocollo dell’Istituto di studi superiori di teologia Santi Cirillo e Metodio della Chiesa ortodossa russa, a Mosca.

Che significato ha avuto per la Chiesa ortodossa russa ricordare la Rivoluzione d’ottobre del 1917?
La Chiesa ortodossa russa subito dopo il crollo del governo zarista nel febbraio 1917 si è rivelata un ostaggio della complessa situazione politica: sia il governo provvisorio sia i soviet ebbero un difficile rapporto con la Chiesa. Oltre a ciò, nell’ottobre 1917, non molto tempo prima della presa del potere dei bolscevichi, nella vita della nostra Chiesa avvenne un evento storico, che ha avuto un significato esclusivamente positivo: l’elezione del patriarca di tutte le Russie da parte del Concilio panortodosso. Se gli eventi del 1917 in Russia segnano l’inizio dell’oppressione della Chiesa, ne hanno anche permesso la sua salvezza, poiché ha ritrovato un leader spirituale dopo oltre 300 anni: il patriarcato era infatti stato abolito da Pietro I nel 1700 e la Chiesa, diventata parte del sistema statale, era gestita da un organo collegiale, il Santo Sinodo.

Le ferite della persecuzione e del martirio hanno segnato profondamente la vita della Chiesa in Russia: quali frutti si possono vedere oggi?
Il numero di nuovi martiri della Chiesa ortodossa russa è paragonabile solo con i primi secoli del cristianesimo. Per citare alcuni fatti: nel periodo iniziale della persecuzione (1918-1920) furono strappate via circa 9mila vite; negli anni 1937-1938 sono stata represse 200mila persone e ne sono state giustiziate 100mila (è stato ucciso un sacerdote su due). Il 20 agosto 2000 per decisione del Concilio degli arcivescovi sono stati canonizzati i martiri e i confessori della Chiesa russa, sia quelli conosciuti, sia quelli che non hanno un nome. Infatti fino ad ora

conosciamo per nome circa duemila santi che hanno sofferto nell’Unione Sovietica per la fede di Cristo.

Nell’anno del centenario della rivoluzione, in Russia si parla molto dei cristiani vittime di persecuzioni. In generale, di recente si organizzano conferenze, vengono girati film dedicati a questo argomento. Al poligono di Butovo a Mosca, dove negli anni ’30 sono state fucilate decine di migliaia di persone, è stato costruito un complesso commemorativo. Vi si sono recati anche molti rappresentanti della Chiesa cattolica. Sono stati trovati oltre cento luoghi di sepoltura delle vittime della repressione politica e continua la ricerca di nuovi oggetti. Le icone dei martiri e dei confessori del XX secolo sono appese in quasi tutte le chiese della Chiesa russa; in loro onore, molti monaci ricevono il proprio nome. È importante notare che sono praticamente nostri contemporanei, quindi la loro esperienza di vita è più vicina a noi che l’esperienza della santa Chiesa antica.

Quali “lezioni” ha appreso la Chiesa dai decenni di ideologia comunista?
La lezione principale è l’invincibilità della Chiesa grazie alla forza spirituale del suo clero e dei suoi fedeli. All’inizio degli anni ’60 Nikita Kruscev diceva che negli anni ’80 avrebbe vissuto l’ultimo sacerdote. Ora i sacerdoti parlano in televisione e sugli altri mezzi d’informazione, si ascolta il loro parere; invece Kruscev e i suoi colleghi sono praticamente dimenticati.

Come pensa sia stato possibile che in un Paese così profondamente segnato dal cristianesimo come la Russia, un’ideologia così marcatamente atea abbia potuto avere la meglio?
Purtroppo, nel 1917 hanno preso il potere nel Paese criminali politici, privi di qualsiasi comprensione per la vita spirituale. Consideravano la Chiesa una forza pericolosa che avrebbe potuto smascherare l’inconsistenza dei loro slogan. Il sogno dei bolscevichi era di cancellare l’esperienza storica, spirituale, sociale della Russia, la sua cultura nazionale, fondata sul cristianesimo. Ma non sono riusciti a raggiungere quest’obiettivo. Nonostante la paura, le persone sono andate in chiesa, si sono sposate, hanno battezzato i figli, hanno aiutato il clero. E questo nonostante il fatto che così avrebbero corso dei rischi sul lavoro, il licenziamento, o di essere mandati in galera se fossero stati trovati con una Bibbia. Si sa che a volte negli alloggi sovietici, dietro a un ritratto di Marx, Lenin o Stalin venivano nascoste icone, venerate quando nessuno vedeva. I giovani che iniziavano il seminario, venivano convocati dal Kgb, che li scoraggiava e li spaventava, ma ciò non ha impedito che un numero considerevole di giovani di talento e colti abbiano dedicato la propria vita al servizio della Chiesa. La fede viveva nel cuore delle persone, nonostante i numerosi divieti e grazie ai martiri e agli asceti è arrivata fino alle generazioni attuali di cristiani ortodossi, che non riescono nemmeno a immaginare che si possa perdere non solo il lavoro ma anche la vita solo per il fatto di indossare una croce sul petto.

Che cosa prova quando passa accanto al mausoleo di Lenin sulla piazza Rossa?
Penso che arriverà il momento in cui i diversi gruppi della società russa – i comunisti, i socialisti, i conservatori, i monarchici, i liberali – senza scontri, violenze o tensioni, raggiungeranno un comune parere sul fatto che il corpo di Lenin debba essere consegnato alla terra. Era un uomo terribile, un assassino pieno di odio e di vendetta, ma era anche un pensatore eccezionale, il creatore di un nuovo Stato, capace di persuadere milioni di persone della sua giustezza.

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