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Westminster abbey, anglicani e cattolici insieme per i 500 anni della Riforma. “Un nuovo ecumenismo”

Il 31 ottobre nella capitale del Regno Unito è prevista una funzione religiosa comune che riunirà il primate cattolico cardinale Vincent Nichols e quello anglicano Justin Welby. Un'occasione ritenuta "storica" per riflettere sugli errori del passato, pregare e, insieme, guardare al futuro. Sir ne parla con don John O’Toole, portavoce per l’ecumenismo della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles, e l'anglicano Callan Slipper, portavoce per l’ecumenismo della Chiesa di Inghilterra

“Si tratta di un’occasione storica perché, per la prima volta, l’anniversario della Riforma viene commemorato in un’epoca ecumenica. Le cose sarebbero andate molto diversamente nel 1917, per non parlare del 1817 o del 1717, quando i rapporti tra cattolici e protestanti non erano affatto buoni”. Don John O’Toole è il portavoce per l’ecumenismo della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles e, il prossimo 31 ottobre, parteciperà alla commemorazione dei 500 anni della Riforma nell’anglicana Westminster abbey.

Preghiere e confronto. A mezzogiorno una funzione, guidata dal diacono dell’abbazia reverendo John Hall, riunirà il primate cattolico cardinale Vincent Nichols, quello anglicano Justin Welby, l’arcivescovo cattolico Bernard Longley, che presiede la commissione “Arcic” per il dialogo tra anglicani e cattolici, e rappresentanti delle Chiese luterane. Insieme ricorderanno il momento in cui Lutero ruppe con la Chiesa di Roma “perché l’idea che abbia affisso l’elenco delle sue 95 tesi sul portone della chiesa di Ognissanti del castello di Wittenberg è frutto dell’immaginazione popolare cristiana”, ricorda il Callan Slipper, portavoce per l’ecumenismo della Chiesa di Inghilterra (anglicani).

“Liberati dalla grazia di Dio”. Westminster abbey darà anche il benvenuto al vescovo Brian Farrell e a don Tony Currer in rappresentanza del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità tra i cristiani. Al pomeriggio la chiesa di st. Margaret, la parrocchia anglicana del parlamento, ospiterà un simposio intitolato “Liberati dalla grazia di Dio” che verrà mediato dal vescovo di Kensington Graham Tomlin e vedrà riuniti accademici famosi come lo storico cattolico Eamon Duffy e il docente di cristianesimo del King’s college di Londra David Crankshaw. Secondo don O’Toole “in questo 31 ottobre è importante commemorare non celebrare la Riforma, perché

quella divisione ha provocato tanto dolore e tante crudeltà.

Per fortuna abbiamo alle spalle 50 anni di ottimo dialogo ecumenico che ha coinvolto non solo cattolici e luterani, ma anche cattolici e metodisti e cattolici e anglicani”.

La “Dichiarazione congiunta”. Durante la funzione alla Westminster abbey il primate anglicano Justin Welby, presenterà la “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione”, documento con il quale la Chiesa cattolica e la Federazione mondiale luterana affermarono, nel 1999, di non essere più divise dal concetto di grazia, superando, così, le divisioni aperte dalla Riforma a rappresentanti della Federazione mondiale luterana e del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Il documento è già stato accolto, oltre che dagli anglicani, anche dai metodisti e dalle Chiese riformate. “Oggi possiamo non parlare più di fede e opere come se fossero concetti alternativi e di Bibbia e Chiesa come poli opposti ma possiamo integrare questi principi. Cattolici e luterani concordano, cinquecento anni dopo, che le buone opere sono frutti della salvezza non mezzi per ottenerla”, dice ancora O’Toole.

Riconoscere i propri sbagli. “Questa commemorazione ci provoca un senso di rispetto per il lavoro di Dio che, attraverso la Provvidenza, ha saputo usare la Riforma per darci doni come un senso di rinnovamento spirituale, un amore per le Scritture, la coscienza della grazia e anche la voglia di una Chiesa davvero pastorale dove il clero si prenda cura del popolo”, spiega Callan Slipper. “A noi anglicani la Riforma luterana ricorda un po’ la nostra Riforma inglese ed

è importante fare penitenza e riconoscere i nostri sbagli

perché lo scisma della Chiesa non è una cosa bella e dobbiamo tutti ricominciare, sapendo accogliere, nello stesso tempo, i doni reciproci. Da questa posizione di comunione diminuita, però, siamo in grado di raccogliere tante grazie gli uni dagli altri. Quando saremo una Chiesa unita, gli aspetti più positivi delle varie comunioni cristiane, non soltanto di quella cattolica, anglicana e luterana ma anche delle altre Chiese cristiane, verranno condivisi. Insomma dobbiamo un po’ metterci gli uni sotto i piedi degli altri perché tutti abbiamo qualcosa da insegnare e da imparare”.

Vicini nella spiritualità. Secondo Slipper, la celebrazione del 31 ottobre prossimo, dove le fedi cristiane si ritroveranno per celebrare i doni reciproci, è il frutto del cosiddetto “ecumenismo recettivo”, “un metodo che si usa a tanti livelli del dialogo cristiano e che cambia il rapporto tra gli interlocutori”. “Ci si mette in una posizione di umiltà gli uni nei confronti degli altri accettandosi profondamente”, spiega il portavoce per l’ecumenismo della Chiesa di Inghilterra. “Non si cerca di trasformare l’altro secondo il nostro modello, ma di imparare da esso”. Attraverso questo processo “diventiamo ancora di più noi stessi perché ci liberiamo dalle cose che non vanno e veniamo rafforzati negli aspetti che ci portano verso la comunione”. E alla fine del mese ad essere festeggiato sarà non soltanto il dialogo ecumenico tra le altre Chiese cristiane e quelle luterane ma anche una nuova comunione tra anglicani e cattolici perché “siamo molto vicini anche nella nostra spiritualità”, conclude Callan Slipper.

 

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