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Assemblea ecumenica di Graz, 20 anni dopo: quel vento soffia ancora

L’eredità della seconda Assemblea ecumenica europea: la riconciliazione cristiana coinvolge le questioni degli uomini e delle donne ad ogni livello, da quelle esistenziali a quelle sociali, politiche, ambientali, economiche. Il cammino dei due organismi ecclesiali europei - Ccee e Kek - è continuato anche dopo Sibiu, in particolare con il Comitato congiunto Ccee-Kek e il Forum cattolico ortodosso. Si sono compiuti e si stanno compiendo passi avanti, il vento di Graz soffia ancora e, per questo, non è da mettere in un cassetto il “sogno” di una IV Assemblea ecumenica europea

“A Graz siamo diventati ancora più coscienti che le Chiese non possono seriamente e credibilmente affrontare le questioni dell’Europa e del mondo e neppure sostenere il desiderio di felicità, di senso, di festa, di eterno che è nel cuore di ognuno se non si concentrano innanzitutto su una ricerca di riconciliazione fra loro”.
Queste parole, tratte dal documento finale della II Assemblea ecumenica europea tenutasi a Graz (Austria) dal 23 al 29 giugno 1997, sul tema “Riconciliazione, dono di Dio e sorgente di vita nuova”, sono di Aldo Giordano e Jean Fischer.
Il primo, attuale nunzio apostolico in Venezuela, era allora segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee /Ccee), il secondo era il segretario generale della Conferenza delle Chiese europee (Kek).

In un contesto di speranza

L’incontro di Graz era stato preceduto dalla I Assemblea ecumenica a Basilea, dal 15 al 21 maggio 1989, sul tema “Pace nella giustizia”, e seguita dalla III Assemblea ecumenica europea, tenutasi a Sibiu (Romania) dal 4 al 9 settembre 2007, sul tema “La luce di Cristo illumina tutti. Una speranza per il rinnovamento e l’unità dell’Europa”.
In questo contesto si erano collocati anche due documenti di grande rilievo per il cammino ecumenico in Europa: la “Charta Oecumenica – Linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa” (22 aprile 2001) e l’Esortazione post-sinodale “Ecclesia in Europa” di Giovanni Paolo II (28 giugno 2003).

All’assemblea di Graz parteciparono 700 delegati ufficiali delle 124 Chiese protestanti, anglicane, ortodosse, vecchio-cattoliche collegate alla Kek e delle 34 Conferenze episcopali europee cattoliche. Da aggiungere 150 rappresentanti di organizzazioni e movimenti ecclesiali ed ecumenici, una ventina di invitati degli altri Continenti e di altre religioni, più di 10.00 cristiani di tutte le nazioni d’Europa, senza contare gli abitanti della città austriaca.

Un particolare significativo: dopo Basilea (Ovest) il dialogo ecumenico si spostava a Graz (Centro) e già si profilava, con la caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), la tappa a Sibiu (Est).

Un ecumenismo di popolo

A Graz, accanto a un’assemblea di delegati ufficiali c’è stato un convenire spontaneo del “popolo dei credenti” e questo consente di affermare che la novità dell’assemblea è stata nella scoperta che tanti, tra loro sconosciuti, si sono ritrovati fratelli e sorelle nella condivisione della stessa fede. La preghiera in comune e l’ascolto e lo scambio sulla Parola di Dio hanno confermato che il cammino ecumenico non è prima di tutto questione di dibattiti o di organizzazione, ma di vita. Non è più possibile riservare l’ecumenismo solo al livello teologico, agli incontri tra i responsabili delle Chiese o solo alle attività di alcuni avamposti. L’ecumenismo è un cammino da fare insieme, deve essere popolare e deve abitare la pastorale ordinaria delle comunità. Si ritrova qui il pensiero di papa Francesco sull’ecumenismo di popolo, sull’ecumenismo di quanti ritrovano nel battesimo le ragioni e la forza di un cammino comune, a volte fino al martirio. Per giungere a quello che l’attuale Pontefice definisce “l’ecumenismo del sangue”.

La croce nella cattedrale a cielo aperto

Il tema della Riconciliazione fece temere a qualcuno un ripiegarsi attorno a una questione interna alle Chiese. Progressivamente ci si accorse della sua portata missionaria: la riconciliazione cristiana coinvolge le questioni degli uomini e delle donne ad ogni livello, da quelle esistenziali a quelle sociali, politiche, ambientali, economiche. Alla consapevolezza di “mettersi insieme in cammino” per rispondere al compito dell’annuncio del Vangelo alla cultura e alla società europea, sono giunti per primi i due organismi ecclesiali europei Ccee e Kek. Durante la grande celebrazione finale dell’assemblea i partecipanti, guardando la croce che si ergeva nel parco, diventato cattedrale a cielo aperto, percepirono – scrissero Aldo Girdano e Jean Fischer – che “sulla via del Crocifisso si potrà rafforzare l’unità tra i cristiani e si realizzerà l’ecumenismo. Il Cristo pasquale insegna che la missione delle Chiese in Europa e nel mondo d’oggi è di giungere a ‘lavarsi i piedi’ le une le altre e di servire in particolare i poveri, gli esclusi, gli stranieri”.

Un cammino e “un sogno”

Dopo Graz si è celebrata nel 2007 l’assemblea di Sibiu; non c’è stata una quarta assemblea. Ccee e Kek si sono forse fermati lungo il cammino ecumenico? Una scorsa al volume “L’incontro e la speranza” (ed. Cantagalli 2016) che racconta dieci anni di Ccee, dal 2006 al 2016, documenta che il cammino dei due organismi ecclesiali europei è continuato anche dopo Sibiu, in particolare con il Comitato congiunto Ccee-Kek e il Forum cattolico ortodosso. Si sono compiuti e si stanno compiendo passi avanti, il vento di Graz soffia ancora e, per questo, non è da mettere in un cassetto il “sogno” di una IV Assemblea ecumenica europea.

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