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Slovacchia: la fede fa i conti con la secolarizzazione

I vescovi del Paese dell’Europa centro-orientale sono stati in visita ad limina, incontrando in Vaticano Papa Francesco. L’arcivescovo Stanislav Zvolensky, presidente della Conferenza episcopale, delinea le sfide cruciali nella vita della Chiesa e le aspettative per il futuro

È una Chiesa che si misura con la secolarizzazione, pur mantenendo una salda presenza nel Paese. A otto anni di distanza dalla loro ultima visita ad limina Apostolorum, l’8 novembre i vescovi della Slovacchia si sono recati a Roma e in Vaticano per pregare sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, visitare i dicasteri responsabili di vari settori della vita della Chiesa, incontrare il Santo Padre (12 novembre) e rafforzare così il legame tra Chiesa locale e quella universale. Il presidente della Conferenza episcopale della Slovacchia, l’arcivescovo Stanislav Zvolensky, parla delle sfide cruciali nella vita della Chiesa in Slovacchia negli ultimi anni, di quelle attuali e delle aspettative in merito alla stessa visita che si è conclusa il 14 novembre.

L’ultima visita ad limina dei vescovi slovacchi ha avuto luogo nel 2007. Quali sono i principali cambiamenti che la Chiesa cattolica ha dovuto affrontare negli ultimi anni?
“Prima di tutto ci sono stati i grandi cambiamenti operati dal Papa Benedetto XVI in materia di ristrutturazione geografica e formale delle nostre diocesi. Nel 2008 è stata istituita l’eparchia di Bratislava e l’eparchia di Presov è stata elevata ad arcieparchia, con l’erezione della metropolia greco-cattolica di Presov. A questi sono seguiti i cambiamenti territoriali delle diocesi cattoliche di rito latino, con l’erezione dell’arcidiocesi di Bratislava e della diocesi di Zilina. Oggi possiamo affermare con gratitudine che questa trasformazione è stata benefica per la vita spirituale del nostro Paese. La comunità dei fedeli è notevolmente maturata nella fede. D’altra parte, ci sembra che anche la secolarizzazione della nostra società sia molto aumentata”.

Quali sono le principali gioie e le maggiori sofferenze della Chiesa cattolica in Slovacchia in questo periodo?
“La generazione dei fedeli laici attivi, giovani e di mezza età, che nutrono un grande rispetto per la responsabilità che hanno di fronte a Dio, vivono secondo la fede cristiana e la legge morale, e questa è una fonte di gioia immensa per la Chiesa. Essi rappresentano una vera e propria garanzia per il futuro del nostro Paese. Qui, però, la nostra gioia si mescola con il dolore, perché allo stesso tempo ci rendiamo conto che ci sono molte persone che sono state battezzate, ma i loro genitori non sono riusciti a trasmettere la fede; per questo moltissimi di loro sono diventati passivi in materia di fede. Questa situazione ha diverse cause, tra cui domina la mentalità corrente nella società. Una mentalità che vuole sviluppare il dono della libertà per ogni individuo, ma non possiede gli strumenti – e forse non ha nessun interesse – per dare attuazione alla giusta realizzazione di questa libertà”.

Quali sono – secondo la sua opinione e la sua esperienza – i principali compiti e modalità per affrontare questa sfida?
“La Chiesa cattolica in Slovacchia, così come in tutto il resto del mondo, si trova ad affrontare una sfida cruciale: come vivere secondo il Vangelo nella società contemporanea essendo felici e in pace con la propria coscienza. Ogni generazione ha bisogno di guardare i suoi predecessori, trarre ispirazione dal loro sapere e dalla loro testimonianza, ma anche di assumere in prima persona la decisione di vivere secondo il Vangelo. In questo senso, vedo la pastorale familiare come un’attività fondamentale e quella per le giovani generazioni come una priorità. Nel campo della pastorale giovanile dobbiamo sottolineare che c’è un futuro per quelle comunità che amano i loro anziani e si prendono cura di loro; c’è un futuro per una società che ama i bambini e gli anziani”.

Quali sono le sue aspettative dopo la visita in Vaticano?
“A una visita ad limina corrisponde sempre una valutazione della vita della Chiesa nazionale in tutte le sue dimensioni, il che significa che dobbiamo anzitutto parlare della situazione dell’assistenza spirituale che offriamo ai fedeli in tutte le fasi della loro vita. Tra gli altri temi, si parla dello sviluppo delle vocazioni finalizzato all’assistenza spirituale, e sicuramente ci concentreremo sulla vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo moderno. Il Sinodo dei Vescovi di ottobre ha determinato inevitabilmente l’argomento principale del nostro incontro con il Santo Padre. In qualità di presidente della Conferenza episcopale, dopo i nostri incontri con il Santo Padre e i rappresentanti dei dicasteri vaticani mi aspetto un rafforzamento spirituale, l’esperienza dell’unità della Chiesa guidata da Papa Francesco, così come nuovi impulsi per la vita della nostra Chiesa in uscita”.

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