Ue ed economia globale: le nuove “vie della seta”

La proposta di una strategia per il commerciale internazionale, l'accordo di libero scambio con gli Usa. L'Europa cerca alternative per il Pil del futuro

Mentre i negoziati su un accordo di libero scambio tra l’Unione europea e gli Stati Uniti progrediscono malgrado diverse critiche, la Commissione Ue sta per pubblicare in autunno la sua proposta di una nuova strategia commerciale. Poco prima della pausa estiva, Cecilia Malmström, membro della Commissione responsabile per la politica commerciale, ne ha illustrato i punti principali nel corso di un incontro con i membri della commissione “Commercio internazionale” del Parlamento europeo.
Secondo la commissaria svedese, una nuova strategia commerciale dovrebbe anzitutto prendere in considerazione il mutato contesto. Oggi un posto di lavoro su sette dipende dalle esportazioni, e il 90 per cento della crescita mondiale sarà generato al di fuori del continente europeo. Gli accordi commerciali dovrebbero consentire di rimanere connessi con questa crescita. Oggi l’economia mondiale è molto integrata. Gli scambi di beni e di servizi rappresentano ormai il 32 per cento del Pil mondiale, e l’80 per cento delle importazioni europee riguarda materie prime e componenti, in parte necessarie per le esportazioni europee. L’Europa dipende più che mai dal commercio internazionale per mantenere il livello di vita dei suoi abitanti e per finanziare la protezione sociale che offre per fare fronte ai grandi rischi della vita. Ma anche il contesto politico è cambiato. I consumatori sono diventati cittadini-consumatori che hanno non solo il diritto di informazione e trasparenza quando la Commissione europea negozia per gli Stati membri nuovi accordi commerciali, ma sono più che mai interessati alle condizioni di lavoro e all’impatto ambientale della produzione. Alcuni sondaggi mostrano che molti consumatori sono disposti a pagare prezzi più elevati per i prodotti del commercio equo.
Sullo sfondo di questi sviluppi, secondo la commissaria sono emersi tre campi d’azione per orientare la futura strategia commerciale. Il primo riguarda l’efficacia della politica commerciale nell’odierna economia globale. Quindi, particolare attenzione dovrebbe essere riservata all’apertura dei mercati di servizio nell’era della rivoluzione digitale. Il volume dell’e-commerce, per definizione globale, è stimato in 12mila miliardi di euro. Facilitare l’accesso a questo mercato avrebbe la massima priorità, garantendo nel contempo la protezione dei dati personali. Questo primo campo dovrebbe essere completato da una maggiore attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese e da una migliore attuazione degli accordi commerciali.
Una maggiore coerenza della politica commerciale con i valori fondamentali dell’Ue sarebbe il secondo grande obiettivo della nuova strategia. Traendo un bilancio del Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip), esso inizia con una maggiore trasparenza dei negoziati commerciali. Così, il mandato negoziale adottato dagli Stati membri dovrebbe essere sistematicamente reso pubblico. Allo stesso modo, la cooperazione con i partner commerciali non dovrebbe compromettere gli elevati standard di salute e sicurezza, i diritti dei lavoratori e le norme in materia di tutela dei consumatori e dell’ambiente. La nuova strategia commerciale dovrebbe inoltre chiarire alcune idee per far avanzare la proposta della commissaria di creare un nuovo sistema giudiziario per la protezione degli investimenti, incaricato di risolvere le controversie tra investitori e Stati. La pratica attuale del ricorso a tribunali arbitrali ad hoc ha suscitato molte critiche dal mondo delle Ong, anche cristiane, e dei sindacati. E ancora, la politica commerciale dell’Ue dovrebbe in futuro diventare anche uno strumento più efficace nella lotta contro la corruzione, e dovrebbe sostenere molto più attivamente tutte le iniziative dedicate al commercio equo e solidale. Infine, la terza priorità della nuova strategia commerciale dell’Unione europea sarebbe un rilancio del multilateralismo nei negoziati commerciali a livello globale, mentre gli accordi bilaterali hanno guadagnato molto terreno negli ultimi dieci anni.
Secondo una nota della Santa Sede sugli orientamenti etici per il commercio internazionale, pubblicata a settembre 2003, “la Chiesa cattolica è consapevole e riconosce che le regole commerciali, nonostante la loro apparenza tecnica, hanno una natura politica e sociale con conseguenze profonde e durature per l’umanità”. Per questo motivo le istituzioni europee della Chiesa – in particolare Comece e Justice et Paix Europe – dovrebbero accompagnare e arricchire il dibattito che inevitabilmente seguirà la futura comunicazione della Commissione europea.

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