L’allarme delle scuole cattoliche

Gli istituti "concertati" (privati, con finanziamenti pubblici) richiamano le autorità. "Consentire alle famiglie la libera scelta educativa"

Le Scuole cattoliche dell’Andalusia (Eca), organizzazione dei datori di lavoro che riunisce la maggior parte dei titolari dei centri educativi “concertati” della comunità andalusa (scuole private finanziate con fondi pubblici), lamenta che l’Andalusia è fanalino di coda tra le comunità autonome per gli investimenti nel sistema educativo concertato, secondo i dati resi noti, nei giorni scorsi, dal ministero dell’Educazione, inclusi nell’edizione 2015 del suo rapporto “Sistema statale di indicatori dell’educazione”.

Fanalino di coda. Secondo questa pubblicazione, che presenta i dati definitivi dell’anno 2013, l’Andalusia è la quarta comunità che destina meno all’insegnamento concertato, dopo la Castiglia-la Mancia, l’Estremadura e le Canarie. “In concreto – denuncia l’Eca -, la nostra regione destina all’educazione concertata il 9,9% (739 milioni di euro) del bilancio autonomo dell’educazione, mentre la media spagnola si attesta al 14,2%. L’Andalusia si trova al di sotto di comunità come i Paesi Baschi, la Navarra o le Baleari, dove la spesa per l’educazione concertata arriva ad essere fino al 24,4% nel caso della scuola primaria. Secondo i dati del ministero, in Spagna, il 18,4% dei centri educativi non universitari hanno concertato tutti o una parte degli insegnamenti impartiti. Presso tali centri gli iscritti raggiungono il 25,5%. Se la spesa pubblica per l’educazione arriva a 46.476,4 milioni di euro (2012), solo 5.705,8 milioni sono stati destinati all’insegnamento privato concertato, cioè il 14,2% della spesa pubblica per l’educazione.

I costi per alunno. Il segretario generale dell’Eca, Carlos Ruiz, ha denunciato che “l’Andalusia è agli ultimi posti per gli investimenti nell’educazione concertata, che invece viene scelta per i propri figli da centinaia di migliaia di genitori nella nostra regione, ma che ancora continua a essere guardata con sospetto dall’Amministrazione pubblica”. Ruiz ha anche ricordato che l’Eca rappresenta in Andalusia quattrocento centri con oltre 225mila alunni, le cui famiglie hanno scelto una scuola “concertata” che garantisca “una educazione di qualità e nei valori cristiani”. Lavorano presso queste scuole oltre 16mila professionisti. Allo stesso tempo, il segretario generale dell’Eca ha richiamato l’attenzione sul fatto che le comunità più avanzate a livello sociale ed economico in Spagna (Paesi Baschi, Navarra e Baleari) siano quelle che destinano una fetta maggiore di bilancio e sostegno all’insegnamento concertato. Ruiz ha ricordato che il costo annuo per alunno nei “centri educativi concertati” è quasi la metà di quello nella scuola pubblica. Concretamente, la spesa media per alunno a livello nazionale nel 2012 è stata di 5.878 euro, mentre nei centri concertati si aggira intorno ai 3.000 euro per alunno all’anno.

Patto per l’educazione. D’altra parte, il segretario generale delle Scuole cattoliche dell’Andalusia ha invitato di nuovo al dialogo e al buon senso sia il Governo centrale sia l’amministrazione dell’Andalusia, “per evitare che le loro battaglie politiche si combattano nelle aule scolastiche andaluse, dove la vera guerra si deve combattere contro i terribili risultati che offre la regione nei rapporti sui programmi per la valutazione internazionale degli alunni o nell’insuccesso scolastico. Tutto il resto crea nuovi problemi al posto di offrire soluzioni, che è, invece, quello di cui hanno bisogno i cittadini in questo momento per uscire dalla crisi”. Carlos Ruiz ha insistito sulla necessità di lanciare un grande patto di Stato per l’educazione che eviti l’incertezza attuale e che doti il Paese della stabilità necessaria per lavorare su obiettivi condivisi intorno all’insegnamento.

“S-Concertati”. Già nel 2013 era stata avviata una campagna, “Des-Concertados” (letteralmente “S-Concertati”), da oltre 400 centri educativi delle Scuole cattoliche dell’Andalusia per lottare a favore del diritto dei genitori di scegliere la formazione ritenuta migliore per i propri figli. Un minuto di silenzio, un braccialetto contro lo “S-Concerto” e la raccolta di firma erano state tra le azioni di quella campagna. La decisione del Consiglio per l’educazione dell’Andalusia di rivedere la propria politica dei concerti e di ritirare le sovvenzioni ad alcuni centri educativi aveva indotto i responsabili dell’Eca ad avviare la piattaforma “Siamo S-Concertati”, un’iniziativa servita a coordinare le diverse azioni di protesta contro le misure adottate dal governo andaluso.

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