Portogallo, Spagna, Slovacchia, Bielorussia

Portogallo: simposio su “Identità e missione dei sacerdoti”
Lunedì scorso, 31 agosto, è iniziato a Fatima l’8º Simposio del clero portoghese, al quale partecipano quasi 400 sacerdoti provenienti da tutte le regioni del Paese. Durante i quattro giorni previsti per l’incontro, il dibattito verte attorno al tema: “L’identità e la missione dei presbiteri”. La Commissione episcopale per le vocazioni e i ministeri (Cevm) ha informato che tra gli oratori invitati vi sono, tra gli altri, anche il professor Adriano Moreira, la scrittrice Lídia Jorge, e il vincitore del Premio Pessoa 2014, Henrique Leitão. Il simposio di quest’anno intende segnalare l’importanza dei 50 anni del decreto “Presbyterorum Ordinis” emesso dal Concilio Vaticano II, celebrare l’Anno della vita consacrata, e ricordare l’impareggiabile figura, le opere e la vita del beato padre domenicano D. Bartolomeu dos Mártires, al quale è stata dedicata l’intera giornata dell’1 settembre. Il giorno seguente, i sacerdoti partecipanti sono stati invece invitati a riflettere sulla “bellezza della consacrazione”, con due conferenze del monaco di Bose, Luciano Manicardi, e la proiezione di un film. Infine, l’incontro di quest’anno si chiude con un discorso incentrato sulla tematica missionaria: “Il sacerdote e l’entusiasmo nell’evangelizzazione”, proferito dal padre gesuita José Correia Frazão, attuale Provinciale della Compagnia di Gesù portoghese.

Spagna: discernimento personale e comunitario
Dal 2 al 4 settembre si svolge a Madrid il XLIV Incontro dei seminari maggiori, che ha per tema “Chiavi antropologiche e spirituali per il discernimento personale e comunitario. La vocazione al celibato. Criteri di discernimento”, organizzato dalla Commissione episcopale dei seminari e delle università della Conferenza episcopale spagnola (Cee). Quest’incontro vuole approfondire temi come “La vita cristiana e la vocazione come parte di un processo”, “La maturità della persona” o “La vocazione al celibato. Criteri di discernimento”.

Slovacchia: ricordo dei fedeli perseguitati dal comunismo
La Confederazione dei prigionieri politici della Slovacchia e il corpo della Polizia penitenziaria e giudiziaria hanno commemorato tutti coloro che sono stati ingiustamente e illegalmente detenuti durante il regime comunista. L’evento si è svolto a Leopoldov in occasione dell’anniversario (a fine agosto) dell’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’esercito sovietico. Una placca alla memoria è stata scoperta sulla facciata della chiesa locale, dedicata ai vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli che sono stati ingiustamente perseguitati e incarcerati a Leopoldov per la loro fede. Il monumento include i nomi dei vescovi beato Pavol Peter Gojdic Osbm e beato Vasil Hopko, beatificati da Papa Giovanni Paolo II. Durante il periodo 1948-1989, più di 205mila persone sono state condannate al carcere, delle quali circa 4.500 sono morte dietro le sbarre, molte di esse per aver commesso un solo reato: essere fedeli a Dio.

Bielorussia: messaggio per il nuovo anno formativo
“Durante i periodi di persecuzione, le attività della Chiesa cattolica in Bielorussia, inclusa l’istruzione religiosa, erano limitate. La Chiesa vedeva le necessità spirituali dei fedeli, ma non le era permesso di rispondervi in pienezza. Oggi la situazione è diversa, il che è un grande dono, ma anche un grande compito per noi”, si legge nella lettera pastorale di mons. Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Minsk-Mogilev, indirizzata agli studenti e ai catechisti in occasione del nuovo anno accademico che inizia in questi giorni nelle scuole e istituzioni educative bielorusse. Mons. Kondrusiewicz invita i catechisti a crescere nella conoscenza, così come nella formazione e nell’istruzione spirituale personale, per essere in grado di rispondere alle sfide della società contemporanea e ai suoi sviluppi, e di essere testimoni autentici della fede nei confronti dei loro allievi. Il presule parla degli oltre 25 anni di libertà e di opportunità offerti, sottolineando che questa istruzione religiosa di qualità porta frutto soltanto quando i destinatari – bambini e ragazzi – prestano attenzione a questo tema. L’arcivescovo Kondrusiewicz scrive che la formazione cristiana nelle scuole rappresenta solo una parte della formazione generale nella fede, che non può sostituire la formazione in famiglia e la vita attiva in parrocchia, ma deve andare di pari passo con queste. “La catechesi portata avanti con tutti gli strumenti disponibili è un pilastro della formazione delle generazioni future, affinché tutti diventino cittadini buoni e fedeli del nostro Paese”, conclude la lettera.

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