Alta tensione in tutta Europa

I flussi verso i Paesi Ue crescono. La "via balcanica" e i problemi in Macedonia, Serbia, Ungheria, Italia, Grecia. L'azione delle Caritas

Si muore in mare. Si muore a terra. Le rotte dei migranti verso il sogno europeo sono bagnate di sangue. Barconi che si rovesciano lasciando centinaia di cadaveri alla deriva, stive di navi dove si crolla per asfissia, camion abbandonati ai bordi delle autostrade con dentro l’orrore della morte. Sono quasi mezzo milione i migranti che nel 2015 hanno chiesto asilo politico ai Paesi dell’Unione europea. I flussi migratori sembrano aver trovato come via preferenziale il corridoio balcanico. Provengono per lo più da Siria, Afghanistan, Libia, Iraq, Pakistan, Somalia, Eritrea e dai Balcani stessi, in particolare dal Kosovo. Superati i confini turchi e greci, i migranti tentano di arrivare nel Nord Europa passando per la Macedonia, la Serbia, l’Ungheria. Le mete più ambite sono Germania, Francia, Gran Bretagna e Svezia. Ma arrivati a destinazione, incontrano nuovi muri e nuove barriere. Abbiamo ripercorso queste rotte, ascoltando chi, con slanci di generosità, ha deciso di accompagnare questi uomini e donne nel loro lungo viaggio verso una vita possibile. Sono i volontari delle Caritas europee: ascoltiamo le testimonianze da Ungheria e Francia. È l’altro volto dell’Europa che tende una mano. Intanto l’Ue ha deciso un nuovo summit straordinario sul tema che si svolgerà il 14 settembre.

La situazione Ungheria. Il muro di 175 chilometri che l’Ungheria sta costruendo al confine con la Serbia non riesce a fermare la forza del flusso migratorio. E purtroppo non scoraggia neanche i “trafficanti” di esseri umani. Alcuni tentano di attraversarlo, passandoci sopra e addirittura sotto. Bálint Vadász della Caritas Ungheria conferma che nonostante le misure di sicurezza prese dal governo, “la situazione dei rifugiati in Ungheria è molto difficile. Quest’anno più di 100mila migranti sono entrati nel Paese”. Le organizzazioni come la Caritas aiutano nei campi di accoglienza offrendo lenzuola, materassi, letti. I rifugiati ricevono pasti tre volte al giorno ma “il problema principale è il numero incalcolabile di immigrati che continuano ad arrivare. Alcuni di loro giungono in uno stato psichico provato, traumatizzato”. Ci sono stati anche momenti di tensione e di scontro con le forze dell’ordine. “Da quello che abbiamo potuto vedere – racconta Vadász – la polizia sta cercando di collaborare con i migranti ma ci sono difficoltà, perché i migranti non vogliono sottostare agli adempimenti delle leggi europee e non vogliono essere registrati”. Anche qui le braccia della Caritas Ungheria sono aperte: oltre a visitare regolarmente i campi profughi (finora 6), la Caritas contribuisce all’accoglienza distribuendo vestiti, articoli personali e prodotti per la pulizia. Un totale di 4mila chili di aiuti umanitari e nelle prossime settimane saranno distribuite anche 10mila bottiglie di acqua minerale. L’aiuto Caritas si rivolge in particolare ai minorenni sostenendo un istituto di assistenza all’infanzia a Fót.

Tra Francia e Gran Bretagna. Il sogno europeo si infrange miseramente a Calais dove Francia e Gran Bretagna fanno muro ai migranti che vogliono attraversare la Manica. È Véronique Devise, presidente della delegazione di Secours Catholique di Pas du Calais, a raccontare la situazione sempre più drammatica lungo la costa. Il numero dei migranti aumenta di giorno in giorno. Le cifre di Calais parlano di 3mila presenze. Ma altre (impossibile da quantificare) si registrano lungo le cittadine e i villaggi del litorale Nord della Francia. Al porto di Calais si sono erette barriere alte 4 metri. Per questo da giugno non potendo più passare per il porto, i migranti tentano il tutto per tutto nell’Eurotunnel a costo purtroppo anche della vita. Il muro provoca inevitabilmente un consequenziale aumento dei migranti a Calais in quanto fa da “tappo” al flusso migratorio e gli arrivi sono molto di più dei passaggi in Gran Bretagna. “La tensione è altissima: i migranti – racconta Devise – capiscono che hanno sempre meno chance per passare e questo provoca in loro rabbia e delusione dopo quello che hanno passato per arrivare fin qui”. Anche a Calais, la Caritas non abbandona gli immigrati: la lista degli aiuti umanitari è lunghissima e la sua concretizzazione è resa possibile grazie al lavoro di 150 volontari che operano sul campo. Dal servizio docce, all’accoglienza giornaliera, all’attenzione per le persone più fragili, all’accompagnamento delle operazioni giuridiche. Ciò che preoccupa moltissimo gli operatori è l’arrivo dell’inverno e del freddo che qui a questa latitudine può arrivare anche a meno 5 gradi. “La nostra preoccupazione – conclude Véronique Devise – è cambiare il nostro sguardo verso lo straniero che è anzitutto una vittima che ha bisogno ora della nostra protezione e di una mano tesa. Il ripiegamento su se stessi e le paure non saranno mai la soluzione dei problemi”.

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