“Ciascuno faccia la sua parte”

Per uscire dalla crisi innovare economia e welfare e maggiore solidarietà. Alcune ricette per superare l'empasse. Sguardo fisso su Cristo e i poveri

Gli oltre 150 partecipanti alla 71ma Assemblea generale della Caritas spagnola, che si è svolta nei giorni scorsi alla casa di spiritualità “San José”, nella località madrilena de El Escorial, hanno accolto, nella Dichiarazione finale, l’invito di Papa Francesco a “uscire dalle proprie comodità e giungere a tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” per accompagnare le vittime di “questa cultura dello scarto nella quale il dio denaro sta al centro”.

Futuro incerto. “La crisi continua a costituire un duro sacrificio per molte famiglie. Siamo testimoni della disperazione di numerose persone che si rivolgono alla Caritas in cerca di aiuto e continuiamo ad assistere con dolore allo smantellamento dei servizi sociali e alle restrizioni dei diritti e all’abbandono alla loro sorte di tutte queste persone, che, come denuncia Papa Francesco, sono vittime della cultura dello scarto”, si legge nella Dichiarazione finale. Malgrado si stia facendo strada l’idea che la crisi stia passando, “constatiamo, tuttavia, che i suoi effetti più gravi non sono scomparsi nella vita quotidiana delle persone più svantaggiate”. Anche l’eventuale uscita dalla crisi lascerà dietro di sé “una società più disuguale e precaria, con nuove vittime che si sommano a quelle che già c’erano prima della recessione, con i diritti umani più ridotti”. Inoltre, “un cammino verso uno scenario migliore è ancora incerto e, in ogni caso, sarà lungo. Questo nuovo contesto ci obbliga, come Caritas, a cambiare per poter rispondere alle nuove situazioni” che si presentano.

Al centro le persone. Nella Dichiarazione finale l’Assemblea generale della Caritas chiede di “costruire una società che ponga al centro le persone e dove l’economia sia a loro servizio per privilegiare la vita e la sostenibilità, invece di essere uno strumento di esclusione e di ingiustizia”. Una società “che scommetta sulla riaffermazione dei valori comunitari della solidarietà e della fraternità a favore di tutte le persone, specialmente le più deboli, per essere una società veramente etica e democratica”. Una società che “rafforzi il suo impegno per lo sviluppo globale e la cooperazione con i paesi del Sud, rispetto alla mera crescita economica”. Ancora una società “che si apra alla realtà di un mondo globale e senza frontiere, nel quale tutti, uguali in dignità e diritti, siamo una sola famiglia umana”. Una società “che si basi sulla corresponsabilità, dove i diversi attori si assumano i propri impegni: le amministrazioni pubbliche, in quanto garanti dei diritti, sono responsabili di implementare politiche e dotarle di risorse e servizi sufficienti per garantire uno Stato di welfare di qualità. Non possono disattendere questa missione né appellarsi al ruolo da protagonista di altri come scusa per non assumersi questo ruolo”. Anche “la società civile deve giocare un ruolo attivo e impegnato nella difesa del bene comune, vegliare affinché lo Stato sviluppi la sua funzione e assuma una leadership etica nella difesa e nella costruzione di un progetto sociale condiviso”. Dal canto suo, “il mercato deve impegnarsi con responsabilità a favore del bene comune e non pretendere di trarre profitto da questa situazione”. Infine, “le persone devono orientare la loro vita verso stili più semplici e modelli di consumo più sostenibili affinché tutti siamo responsabili di tutti”.

Andare verso le periferie. In questo contesto, “vogliamo essere una Caritas che cammina con lo sguardo posto su Cristo e i poveri”. Questo comporta di “andare verso le periferie per accompagnare gli esclusi e sviluppare iniziative innovatrici e significative”; “fare pressione pubblica per denunciare le strutture di ingiustizia, di dolore e di sofferenza e realizzare proposte concrete che aiutino a mettere in pratica il Vangelo”; “non sostituire l’azione delle amministrazioni pubbliche”; “non camminare da soli e scommettere sul dialogo con i Governi per incidere sulle politiche sociali”; “riaffermare in maniera universale la difesa e il rispetto dei diritti umani e la dignità di tutte le persone a partire dai principi della Dottrina sociale della Chiesa”; “credere nella partecipazione dei più poveri” per “essere uno spazio comunitario aperto”; “essere attenti ai cambiamenti per scoprire le nuove povertà senza nascondere le vecchie”; “rafforzare, con la presenza sul territorio e nelle parrocchie, l’animazione comunitaria”; “lavorare, attraverso la partecipazione attiva alla Caritas Internationalis e alle reti nazionali e internazionali del settore sociale, a favore dei diritti delle comunità e dei popoli dimenticati”; “scommettere affinché la cittadinanza non si acquisti solo attraverso la via del lavoro, poiché riteniamo che il riconoscimento della dignità delle persone non possa essere subordinata alla situazione lavorativa”.

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