Pier Giorgio Frassati Quel fratello ideale

Il 1° settembre 1959 al Teatro Alfieri di Torino, Montini tenne la prolusione al 35° congresso Fuci, citando le virtù eroiche di Frassati

«C’è qualcuno qui ch’io vedo e non si vede… eppure è presente». Un attimo di esitazione in sala. Poi la platea dei giovani capisce, si scioglie, applaude fragorosamente. Il cardinale Giovanni Battista Montini si riferiva a Pier Giorgio Frassati. I due non si erano mai conosciuti ma l’arcivescovo di Milano aveva una grandissima stima per il giovane, nato a Torino il 6 aprile 1901, militante entusiasta nell’Azione Cattolica, negli Universitari cattolici, nella San Vincenzo, nell’Apostolato della preghiera, nell’Adorazione notturna, nel Partito Popolare e nell’antifascismo militante. La morte per poliomielite fulminante, a 24 anni, il 4 luglio 1925, scosse migliaia di persone e di poveri che intervenne in massa al funerale. Nei suoi appunti per una commemorazione del 1928 su Pier Giorgio, don Montini dimostrò di averne compresa la levatura umana, morale, cristiana: «È un semplice. Il fascino dei complicati non dura». Nel marzo 1933 don Montini – antifascista per indole naturale e per formazione familiare – si vide costretto a lasciare l’incarico nella Fuci per non offrire altre occasioni al regime fascista di intervenire contro i circoli giovanili cattolici». Sostituto e poi pro-segretario di Stato, il 1° novembre 1954 Pio XII nominava Montini arcivescovo di Milano. E Giovanni XXIII, eletto Papa il 28 ottobre 1958, gli impose la berretta cardinalizia il 15 dicembre 1958, primo della lista in segno di stima e predilezione. Roncalli ammise candidamente che se Montini fosse stato cardinale già nel 1958 sarebbe stato eletto Papa. Educati secondo i rigidi canoni della riforma tridentina e nutriti dalla solida «pietas» lombardo-veneta, Roncalli e Montini coltivarono sempre intensi rapporti di collaborazione.

Il futuro Paolo VI, autorevole esponente della Chiesa cattolica non dimenticò mai le sue origini: il rapporto con la Fuci e i suoi testimoni. Il 1° settembre 1959 al Teatro Alfieri di Torino, Montini, arcivescovo di Milano, tenne la prolusione al 35° congresso nazionale della Fuci: «Per cominciare io devo vincere una tentazione, una specie di incantesimo: quella di stare a guardare e di cercare con l’occhio il volto d’uno studente bello e vigoroso di Torino, di cui in questi anni la gioventù nostra ha studiato i lineamenti e meditato la virile bontà, come un modello, un fratello ideale: Pier Giorgio Frassati. Si riaccende in noi, ammirando questa figura di giovane, il desiderio dell’imitazione, dell’emulazione; ci conforta la certezza che una giovinezza forte e limpida è possibile e vicina; cresce nel cuore l’interiore anelito verso una superiore bontà». Montini nel suo discorso citò le virtù eroiche dello studente Pier Giorgio morto nel luglio del ’25. Poi si recò in visita privata dall’anziano padre Alfredo, fu un abbraccio fraterno tra un laico e un religioso. Quella visita era la dimostrazione del vivo interesse dell’antico assistente per «lo studente delle otto beatitudini». Alfredo scrisse poi un biglietto alla «Carissima Eminenza, mai dimenticherò questo giorno. So per Chi è venuto da me facendo atto di umiltà. Grazie, grazie. Le bacio l’anello, preghi per me: ne ho tanto bisogno». Dopo l’esperienza di ambasciatore a Berlino e dopo la cessione agli Agnelli de «La Stampa», di cui era proprietario e direttore, cessione imposta dal regime fascista, dai primi Anni Trenta Frassati era presidente dell’Italgas. Aveva conosciuto Montini a Roma e qualche volta lo aveva accompagnato nelle passeggiate campestri. Per comprendere in profondità il rapporto tra Alfredo Frassati e Giovanni Battista Montini è fondamentale rileggere il carteggio tra il senatore e il cardinale, conservato nell’archivio arcivescovile di Milano, è pubblicato in appendice al volume di Cristina Siccardi «Pier Giorgio Frassati Modello per i cristiani del Duemila», pubblicato da San Paolo nel 2002, pp. 315-320. La signora Lucia Busca, segretaria di Frassati, anni dopo scrisse: «Il senatore provava una sconfinata ammirazione per Montini e tanto onore, tanta finezza e benevolenza avevano suscitato nel suo animo un’impressione profonda, una gioia specialissima.

Il colloquio era durato a lungo, il commiato commovente e affettuoso. Emozionatissimo e straordinariamente contento il presidente non cercava di nascondere le lacrime. Mi chiamò nel suo ufficio: “Lei ha visto il cardinale Montini? Lei ha visto il futuro Papa. Perché il cardinale Montini certissimamente sarà Papa. Io non sarò più qui, ma lei lo vedrà Papa e dirà: “Il mio presidente era anche profeta”. Era palese che già emergeva l’indomabile personalità e la presenza di un uomo destinato alla gloria del triregno». Per il natale 1957 Alfredo scrisse ancora a Montini: «Accolga da un umilissimo suo ammiratore gli auguri più caldi per le prossime feste. Seguo con gioia il suo luminoso cammino e mille volte ho progettato di dirle a voce tutti questi miei sentimenti. Ma sono, come V.E. sa, un solitario. Ma un giorno vincerò questa paura e verrò a baciarle la mano. Mi ricordi qualche volta nelle sue preghiere».
L’arcivescovo rispose: «Il suo biglietto mi commuove, perché mi dice un ricordo che mi fa molto piacere e che ricambio con affettuosa devozione. Così le presento i miei auguri più sinceri e prego Dio per lei che li renda validi e forieri di ogni miglior bene. Rivederla farebbe anche a me molto piacere, ma penso che ora non le sia facile viaggiare. Sappia che le sono vicino spiritualmente nel ricordo del suo e nostro Pier Giorgio e nel desiderio della sua prosperità e della sua pace. Mi consenta di darle come a amico venerato e stimato la mia benedizione». Questa amicizia e lo struggente ricordo di Pier Giorgio favorirono la conversione di Alfredo e lo accompagnarono fino alla serena morte il 21 maggio 1961. L’ultimo viaggio e incontro tra i due avvenne a Torino domenica 27 marzo 196, quando Montini accettando l’invito dell’arcivescovo di Torino cardinale Maurilio Fossati e della Fiat, intervenne all’inaugurazione della statua di bronzo della Madonna sul Monte dei Cappuccini, parlando alla presenza del sindaco di Torino Amedeo Peyron, il presidente della Fiat professor Vittorio Valletta, Gianni Agnelli e a migliaia di cittadini e operai.

Luca Rolandi – direttore “La Voce del Popolo” (Torino)

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