A Betlemme Un pellegrinaggio dai buoni frutti

Vera Baboum, sindaco della città palestinese, ha ricordato la riconoscenza verso Paolo VI che aprì la strada alla nascita della locale Università Cattolica

Quello compiuto in Terra Santa fu il primo dei viaggi apostolici di Paolo VI. Moltissimo è stato scritto su quelle intense giornate del gennaio 1964, sui significati più profondi di una visita che si prestava a diverse chiavi di lettura e che, pure a pochi mesi dalla sua elezione al Soglio pontificio, indicavano chiaramente quelli che sarebbero poi diventati i tratti fondamentali del pontificato di Paolo VI. Anche allora quella terra soffriva di profonde lacerazioni, anche allora la comunità cristiana, che pure era ancora numerosa e non a rischio estinzione come oggi, sperimentava condizioni di sofferenza. Mentre la Chiesa celebrava il Concilio Vaticano, Paolo VI arrivò ad Amman, in Giordania dove incontrò il re Hussein. Da lì si spostò in macchina a Gerusalemme dopo essersi fermato in preghiera sulle sponde del fiume Giordano e al convento francescano di Betania. Il suo fu un pellegrinaggio carico di una grande importanza storica e simbolica per la Chiesa. Paolo VI visitò i luoghi della vita e del passaggio di Gesù Cristo portando, come lui, lo stesso messaggio di pace e amore. La gente comprese lo spirito con cui Paolo VI era giunto in Terra Santa e trasformò le sue giornate in un continuo bagno di folla.

Il pellegrinaggio non tralasciò luoghi importanti come il Lago di Tiberiade, Cafarnao e la Basilica della Trasfigurazione, santuari custoditi dai Francescani. L’ultima tappa del viaggio fu, infine, caratterizzata dalla visita a Betlemme e dall’importanza del suo discorso pronunciato nella Grotta della Natività. Le sue parole esprimevano un forte messaggio di pace, un appello al mondo di pace e bene per tutti. In quella grotta Paolo VI sottolineò a più riprese l’accorato invito ai capi di Stato e di tutti coloro che avevano precise responsabilità nei confronti dei popoli per uno sforzo condiviso, orientato alla pace mondiale, tanto desiderata da tutta la comunità. Dalla Terra Santa Paolo VI lanciava quel grido che qualche anno dopo avrebbe fatto risuonare anche sotto le volte del palazzo di vetro della Nazioni Unite. C’è però un aspetto, forse meno conosciuto di quel viaggio, che dimostra la grandezza di Paolo VI, la sua santità. L’ha ricordato poche settimane fa nel corso di un intervento in palazzo Loggia il sindaco di Betlemme Vera Baboum. Invitata dalla Ccdc per raccontare a Brescia il dramma di una terra che, nonostante gli appelli di Paolo VI e dei suoi successori, la prima cittadina della realtà palestinese, narrando le contraddizioni della sua città (di cui è sindaco da poco più di un anno) ha messo in risalto il profondo legame con Brescia.

La città è riuscita laddove hanno fallito in passato tanti altri, a partire dal presidente Usa Barack Obama. “Ho accolto con piacere l’invito di Brescia – ha ricordato – perché la comunità di Betlemme ha grandi debiti di riconoscenza verso uno dei suoi figli più illustri: Paolo VI”. Debiti di riconoscenza che arrivano proprio da quei giorni del gennaio 1964. Fu proprio nel corso del pellegrinaggio in Terra Santa che Paolo VI, come ha ricordato il primo cittadino, lanciò la prima idea di un’università a Betlemme, come occasione di crescita e di formazione per le giovani generazioni. Quel seme lanciato da Papa Montini non cadde sulla terra arida e poco meno di 10 anni dopo vide la luce l’Università cattolica di Betlemme; l’unico ateneo “cattolico” del Medio Oriente. L’università, ha ricordato nel suo intervento Vera Baboum negli anni è diventata qualcosa di più di uno spazio di formazione.

Frequentata dagli studenti di due grandi religioni monoteiste (islam e cristianesimo) presenti in quella terra, è diventata un luogo di dialogo, uno spazio di confronto, in una realtà in cui tutto questo risulta sempre più difficile. Per questo, ha sottolineato Vera Baboum, non c’è giorno in cui venga meno la gratitudine nei confronti di Paolo VI, capace, da vero santo, di gesti e di intuizioni dalla grande portata profetica.

Massimo Venturelli

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