Le unioni di fatto hanno superato la soglia del milione

In recupero i matrimoni civili negli ultimi due anni (+5.340 cerimonie ). Molto differenziata la distribuzione territoriale. Primi matrimoni in età avanzata

Sono circa 1 milione le persone che si sono dichiarate omosessuali o bisessuali nell’ultimo censimento della popolazione italiana effettuato dall’Istat, con una stima che oscilla tra 889mila e 1 milione e 220mila. La maggioranza è tra gli uomini, i giovani e nell’Italia centrale. La popolazione omossessuale in Italia è, dunque, pari a circa il 2,4% di quella residente. Un numero rispetto al quale l’Istat mette in guardia, perché i dati raccolti dal censimento derivano soltanto da persone che hanno deciso di dichiararsi. Altri due milioni circa, ad esempio, hanno dichiarato di aver sperimentato nella propria vita l’innamoramento o i rapporti sessuali o l’attrazione sessuale per persone dello stesso sesso.

Coppie omosessuali. Le coppie dello stesso sesso rilevate in occasione del censimento generale della popolazione sono 7.513: di queste 529 hanno almeno un figlio, secondo informazioni verosimili non confermate ufficialmente dall’Istat. Mettendo in rapporto il dato con il numero complessivo delle famiglie in Italia (25.791.690 nuclei), le coppie omosessuali rappresentano allo stato attuale circa lo 0,03% del totale. Anche in questo caso, però, l’Istat parla di una cifra sottostimata perché raccoglie solo quelle persone che hanno scelto di dichiarare la loro relazione affettiva e la loro convivenza. La maggioranza delle coppie dello stesso sesso che si sono dichiarate è concentrata nell’Italia settentrionale ed in particolare nel nord-ovest, dove vive il 41,7% di esse: 3.133 coppie nel nord-ovest, 1.584 nel nord-est, 1.530 al centro, 880 al sud e 386 nelle isole.

Rito civile. I matrimoni civili, scorrendo i dati dell’Istat, hanno visto un recupero negli ultimi due anni (+5.340 cerimonie), arrivando a rappresentare il 41% del totale a livello nazionale (84.841). In termini relativi, dunque, la percentuale dei matrimoni celebrati civilmente continua a crescere (erano il 37% nel 2008). Il dato nazionale, tuttavia, è costituito da realtà assai diverse a livello territoriale. Al nord, ad esempio, i matrimoni celebrati con rito civile (53,4%) superano quelli religiosi mentre al centro si arriva al 49,4%. Nel Mezzogiorno la situazione si inverte e i matrimoni con rito civile sono il 24,5%. Per l’Istat, la scelta sempre più frequente del rito civile è da attribuire in parte alla crescente diffusione dei matrimoni successivi al primo e dei matrimoni con almeno uno sposo straniero. Quel che è certo è che l’istituto del matrimonio sta cambiando: basti pensare che solo 15 anni fa l’incidenza dei matrimoni civili non arrivava al 20% del totale delle celebrazioni.

Primi matrimoni e convivenze more uxorio. I primi matrimoni, in valore assoluto, sono passati da quasi 392mila nel 1972 a 174.583 nel 2012: di questi, 153.311 si riferiscono a celebrazioni in cui entrambi gli sposi sono cittadini italiani (87,8% del totale dei primi matrimoni). La forte riduzione di quest’ultima tipologia di matrimoni registrata negli ultimi cinque anni (oltre 32mila in meno), osserva l’Istat, ha contribuito maggiormente al calo delle nozze osservato nello stesso periodo. Ed è sempre più evidente la tendenza al fenomeno della posticipazione, cioè del rinvio delle prime nozze ad età più mature, in atto dalla metà degli anni ‘70 ma accentuato nell’ultimo quinquennio. Attualmente gli sposi al primo matrimonio hanno, in media, quasi 34 anni e le spose quasi 31, circa sette anni in più rispetto ai valori osservati nel 1975. Rispetto a questa realtà, l’Istituto di statistica mette in relazione la minore propensione a sancire con il vincolo matrimoniale la prima unione con la progressiva diffusione delle unioni di fatto, che da circa mezzo milione nel 2007 hanno superato il milione nel 2011-2012. In particolare, sono proprio le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili ad aver fatto registrare l’incremento più sostenuto (594mila nel 2011-2012) insieme alle convivenze pre-matrimoniali. Riccardo Benotti (01 agosto 2014)

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