L’Age: “Ci piace la scuola secondo Francesco”

Il presidente Fabrizio Azzolini: "Vogliamo dare una mano alla Chiesa, aiutarla nell'impegno a favore della scuola cattolica, starle a fianco, noi che nella scuola statale operiamo"

Classe scolastica

"Sarà un’occasione di mobilitazione popolare per tutta la scuola, non solo quella cattolica, e in tutte le sue componenti: studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo e genitori, secondo il patto di corresponsabilità educativa riconosciuto dalla legge italiana". Così Fabrizio Azzolini, presidente dell’Age (Associazione italiana genitori), ha presentato l’incontro tra il mondo della scuola e Papa Francesco, nel corso del convegno che si è tenuto a Roma il 22 febbraio sul tema "La Chiesa per la scuola. Il messaggio della Chiesa nella relazione educativa tra famiglia e scuola": si tratta del primo appuntamento associativo di accompagnamento e preparazione al 10 maggio prossimo in piazza San Pietro. In cammino verso maggio. Nel solco del sentiero tracciato dalla Cei, che sul sito www.lachiesaperlascuola.it mette a disposizione materiali, contenuti, iniziative e indicazioni, l’Age sta sollecitando la preparazione all’incontro con il Papa nelle oltre 200 associazioni locali presenti su tutta la penisola, tenendo alta l’attenzione mediante gli organi informativi associativi, la rivista "AgeStampa" e il sito www.age.it. Al centro, i temi chiave: la scuola come comunità che educa in rete con altre comunità, l’importanza dell’alleanza educativa scuola-famiglia, il recupero del ruolo della scuola nella società, a partire dai genitori troppo spesso sindacalisti dei figli. Ancora, l’educazione umanistica intesa come rispettosa del valore unico della persona; il ruolo degli insegnanti come educatori, oltre che come trasmettitori di conoscenza; infine, le scuole e l’educazione non come problema ma come risorsa, bene di tutti e di ciascuno. Quella scuola "bella". "La scuola ‘secondo Francesco’ ci piace", spiega Azzolini facendo riferimento al discorso tenuto il 13 febbraio scorso dal Papa ai partecipanti alla plenaria della Congregazione per l’educazione cattolica: "Parla di valore del dialogo, esprime una proposta educativa che mira allo sviluppo integrale della persona e risponde al diritto di tutti di accedere al sapere e alla conoscenza. Fa riferimento all’incontro con le diverse anime della società multiculturale, alla preparazione qualificata dei formatori e alla formazione permanente degli educatori, chiamati a svolgere un atto d’amore esigente. Vogliamo – ha annunciato il presidente Age – dare una mano alla Chiesa, aiutarla nell’impegno a favore della scuola cattolica, starle a fianco, noi che nella scuola statale operiamo. Dobbiamo ragionare insieme, perché di scuola ce n’è una sola", e "pur tra le difficoltà, le scarse risorse e i pochi mezzi – ha concluso – esiste una scuola italiana bella, che resiste e funziona, va valorizzata e conosciuta". Su questa scuola la Chiesa "ha sempre scommesso, avviando ottant’anni fa una riflessione sulla motivazione pedagogica della scuola e su come sia possibile fare crescere le nuove generazioni a 360 gradi", ha sottolineato il direttore dell’Ufficio scuola della Cei, don Maurizio Viviani. I molti documenti della Santa Sede e della Cei sul tema indicano "una grande attenzione alla scuola", dove ciascuno a vario titolo, ha concluso, deve offrire il suo impegno a "coordinare, inventare e seminare". Una sfida che si può vincere. Anche se la scuola "troppo spesso negli ultimi anni è stata la Cenerentola delle politiche del nostro Paese", l’educazione è "una sfida che si può vincere" secondo Francesco Belletti, presidente del Forum Famiglie, che parteciperà all’appuntamento col Papa insieme a tante altre associazioni, inclusa l’Agesc, il cui presidente, Roberto Gontero, era presente al convegno e ha manifestato condivisione dell’ideale cammino in vista di maggio. "Massicce dosi di retorica, pagine e pagine di saggi, indagini, leggi e circolari amministrative di fatto hanno – secondo Belletti – quasi affogato nella carta tutti coloro che nella scuola devono, invece, vivere e respirare". Dal momento che nella società contemporanea, ha detto il presidente del Forum Famiglie, "nessun attore educativo può pretendere di bastare a se stesso, ma tutti devono riconoscere gli altri soggetti e interagire con loro, occorre apertura e condivisione di linguaggi", e la relazione con la famiglia, da parte dei sistemi formativi, deve essere pensata e costruita come una "relazione di alleanza". Lorena Leonardi (24 febbraio 2014)

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