Sulle strade d’Europa

Papa Francesco è già entrato nel cuore del Continente: certamente per affetto profondo ma soprattutto per farlo meglio palpitare

"Il popolo di Dio non si limita ai confini, necessariamente ristretti di una nazione, razza o cultura, ma si estende in tutto l’universo. Ma non ignora o disprezza le nazioni, le razze o le culture. La sua grandezza e originalità sta precisamente nell’amalgamare in una unità viva, organica e dinamica le più diverse razze; in modo che né l’unità soffra di lacerazioni, né la diversità perda le sue essenziali ricchezze".
Era il 12 giugno 1982 e con queste parole Giovanni Paolo II si rivolgeva ai vescovi di Argentina riuniti a Buenos Aires indicando loro gli infiniti orizzonti della fede.
Il "muro di Berlino" era ancora tristemente solido ma il Papa "venuto da lontano" apriva, dopo il breve e indimenticabile sorriso di Giovanni Paolo I, una straordinaria stagione di speranza per la Chiesa, per l’Europa e per il mondo.
A lui succedeva Benedetto XVI, un altro Papa europeo che indicava all’Europa la via del dialogo tra fede e ragione per rispondere alla domanda di verità che ogni uomo sente vibrare nella propria coscienza anche nel tempo della secolarizzazione.

Oggi Papa Francesco, venuto da ancor più lontano, venuto dalla "fine del mondo", è già entrato nel cuore della vecchia Europa che con incontenibile gioia sta rispondendo alla carezza e allo sprone di un padre.
Nelle parole dei vescovi europei e delle loro comunità, a partire da quelle del cardinale Péter Erdő presidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee, si legge già la risposta di una Chiesa pronta, sacco in spalla, a camminare con lui verso la meta che il Papa ha immediatamente indicato in Gesù.
Attraversando l’Europa in questi giorni ci si accorge che qualcosa di importante e di bello sta avvenendo non solo nei luoghi del cattolicesimo. C’è risveglio, c’è attesa ma soprattutto c’è consapevolezza che questo "nuovo" che si è affacciato la sera del 13 marzo alla loggia della basilica di San Pietro appartiene alla perenne novità di una Chiesa in cammino, di una Chiesa che stupisce perché Dio stupisce sempre.
"Vista da un altro continente – scriveva nel 1982 l’allora arcivescovo di Marsiglia, il cardinale Roger Etchegaray – l’Europa appare tanto piccola con quel suo 12% della popolazione mondiale; ma, lo si voglia o no, tutti i popoli continuano a guardare a essa come al centro del cristianesimo e, sotto questa luce, giudicano i valori cui è ispirata la sua azione. L’Europa è come una grande vetrina che espone agli occhi del mondo il cristianesimo e, conseguentemente, la responsabilità dei cristiani europei per l’evangelizzazione del mondo è enorme". Può essere forse inadeguato il riferimento ma il richiamo di Papa Francesco al pensiero del cardinale tedesco Walter Kasper sulla misericordia dice qualcosa di molto significativo anche nella prospettiva europea.

Lo scenario del mondo e in esso quello ecclesiale sono molto cambiati e anche la Chiesa della vecchia Europa si è posta da tempo in ascolto delle Chiese sorelle nel segno di una crescente reciprocità nell’annuncio del Vangelo.
Lo confermano le esperienze del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee) e della Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece) nel frequente loro incontrarsi con le Chiese di Africa, Asia e America Latina.
Sì, Papa Francesco è già entrato nel cuore dell’Europa, certamente per affetto profondo ma soprattutto per farlo meglio palpitare perché "spesso gli occhi degli altri popoli sono fissi sui Paesi europei. Ciò non solo per capire come essi sappiano difendere in solido i loro interessi, ma anche per giudicare i valori cui si ispira la loro azione: il senso dell’uomo, il rispetto dei suoi diritti… la cura del proprio destino spirituale e delle sue esigenze etiche".
Il Papa che viene dall’Argentina farà sue queste parole di Paolo VI nel saluto al presidente del Parlamento europeo il 9 novembre 1973. La vediamo già la Chiesa della vecchia Europa saltellare accanto a lui sulla strada del Vangelo.

Paolo Bustaffa

(19 marzo 2013)

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