“Gracias Francisco”

Appuntamento in Plaza de Mayo alle 5.30 del 19 marzo, ora argentina, per seguire con un maxischermo la messa di insediamento a San Pietro. José Maria Poirier, direttore di "Criterio": "Nessuno, soprattutto lui, si aspettava che lo eleggessero"

Plaza de Mayo, vestita dei colori del Vaticano e dell’Argentina, aspetta di festeggiare solennemente il suo abitante più famoso, che domani si insedia con la prima messa di inizio pontificato. Tre giorni di vigilia con preghiere e ringraziamenti (nella foto, i fedeli in festa). Proprio qui, a pochi passi dalla cattedrale neoclassica e davanti alla colonna centrale, abitava fino a pochi giorni fa, in una piccola e semplice stanza dell’arcivescovado, il cardinale Jorge Maria Bergoglio. Ora il suo volto e le sue parole voce arriveranno dall’altra parte dell’oceano, sul maxischermo allestito proprio sotto casa sua per vedere in contemporanea, alle 5.30 del 19 marzo, ora argentina, la messa di insediamento nella Basilica di San Pietro.

I venditori di gadget della cattedrale. Sui lampioni della piazza sono appese le bandiere vaticane bianche e gialle, quelle argentine a strisce bianche e celesti, e lo stemma di Buenos Aires a foggia di aquila. Davanti alla cattedrale sono già decine gli agguerriti venditori di gadget papali di tutte le fogge: Papa Francesco saluta e benedice da calendari, spille, t-shirt. Mentre folle di fedeli si accalcano nel negozio di souvenir della cattedrale per acquistare una pergamena con la sua foto e la scritta "Argentina reza por vos. Gracias Francisco". Sul portone centrale un poster inneggia all’Habemus Papam e gli dedica preghiere e benedizioni. C’è tanta emozione, palpabile, tra la gente che entra ed esce dalla cattedrale. Qui, in una cappella laterale sulla destra, è sepolto San Martin, uno dei libertadores d’America che ha combattuto in Cile, Argentina, Perù, vegliato da un picchetto d’onore dei granaderos, le guardie presidenziali.

La messa con il nunzio Tscherrig. Ieri, dopo l’Angelus romano, il nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, ha presieduto in cattedrale, insieme ai vescovi ausiliari, una celebrazione affollatissima, tra applausi e bandiere vaticane al vento. "Sono arrivato in Argentina solamente un anno fa – ha detto mons. Tscherrig – però è stato sufficiente per scoprire, ammirare ed apprezzare le alte qualità spirituali e umane di queste arcivescovo intelligente e lucido, uomo di Chiesa, semplice e umile, vicino alla gente e senza pretese". E proprio al nunzio il Papa ha scritto una lettera per chiedere espressamente ai membri della Chiesa cattolica di Buenos Aires e Argentina di non andare a Roma domani, ma di destinare i soldi del biglietto aereo a "qualche atto di carità verso i bisognosi".

La veglia dei giovani fino all’alba. Stasera i giovani si incontreranno in cattedrale alle 22.30 per una veglia di preghiera che durerà fino al mattino, per poi seguire sul maxi-schermo, insieme a migliaia di fedeli che arriveranno da tutto il Paese la solenne Messa di inizio pontificato. A mezzogiorno in punto le campane di tutte le chiese di Buenos Aires suoneranno a festa per dieci minuti, per salutare Papa Francesco. La squadra di calcio per cui tifa il Papa, la San Lorenzo, gli spedirà in Vaticano una maglia speciale con il nome Francesco e una aureola di santo. Il vicario generale mons. Joaquim Sucunza si occuperà dell’arcidiocesi fino a giovedì, quando si riunirà il collegio dei consultori per nominare un amministratore apostolico.

Come un "giocatore di scacchi". Del resto, come confida al Sir il noto intellettuale José Maria Poirier, direttore di "Criterio", la storica e prestigiosa rivista cattolica argentina, "nessuno, soprattutto lui, si aspettava che lo eleggessero": "Aveva presentato a Benedetto XVI le sue dimissioni a 75 anni e si stava preparando per andare in pensione. Aveva già contattato una casa per sacerdoti anziani a Flores, il quartiere in cui è nato e ha vissuto. Secondo il suo stile, molto umile, si era reso disponibile per aiutare il parroco". Poirier racconta, come molti altri, l’abitudine del card. Bergoglio di usare i mezzi pubblici, per avere maggiore contatto con la realtà e stare vicino alla gente. Non aveva la macchina e non voleva averla, né tantomeno un’autista. Non usava il computer ma una vecchia macchina da scrivere Olivetti. Si alzava molto presto, dedicava almeno un’ora di lettura ai giornali e tra le 7 e le 8 del mattino si faceva chiamare al telefonino dai suoi sacerdoti, per ascoltare e risolvere personalmente i tanti problemi diocesani.
"È una persona pastoralmente morbida – dice Poirer – che capisce profondamente le persone che ha di fronte e sa valorizzarle al meglio. I suoi preti gli vogliono molto bene. Non andava mai alle cene ufficiali perché le riteneva una perdita di tempo. Preferiva bere il mate de coca e mangiare con i poveri nelle villas miserias e con i sacerdoti che ci lavorano. Hanno subito molte persecuzioni e lui li ha sempre aiutati e protetti".
Anche Poirier descrive Bergoglio come "un uomo di grande carisma, che ha la capacità di catturare le persone, proprio perché è autentico. Ha una capacità politica straordinaria, ha grande fiuto, è moderato e tradizionalista ma intelligentissimo, e sa bene cosa deve fare la Chiesa oggi. In un certo senso, è un grande giocatore di scacchi". A suo avviso le sue prime riforme saranno ad intra: riforma della curia, trasparenza nelle finanze vaticane, tolleranza zero con i pedofili, continuando la linea di Ratzinger. "Cambierà a modo suo tutto quello che potrà cambiare nei fatti, non a parole. È un vero pastore, molto flessibile nel risolvere questioni personali. Ma non credo che farà molte aperture sulla morale o su temi come il celibato sacerdotale", precisa.

L’incontro con la Kirchner. E oggi Papa Francesco incontra in Vaticano la presidente dell’Argentina Cristina Kirchner, il primo incontro pubblico con un capo di Stato. "I rapporti finora sono stati un po’ problematici – spiega Poirier -. È probabile che ci sarà una richiesta di dialogo e di pace". La gente spera nel Papa anche per migliorare le proprie condizioni sociali e il futuro dell’Argentina, che in questo momento non è affatto roseo.

da una delle nostre inviate a Buenos Aires, Patrizia Caiffa

(18 marzo 2013)

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