Ventuno giorni dopo

Il primo Angelus, e la prima omelia da "parroco" di S.Anna, sulla misericordia... "Vi presento un prete", e scende in strada. Poi, un breve colloquio anche con la famiglia di Emanuela Orlandi. Dopo la messa, riesce a fare quello che non ha potuto fare all'inizio: esce in strada...

Ventuno giorni dopo, una finestra si spalanca di nuovo, su una piazza che "grazie ai media ha le dimensioni del mondo", dirà il Papa all’Angelus. L’immensa distesa di occhi che guardano in alto – 200 mila persone – lo sa, ha atteso tanto questo momento. Quella sera del 13 marzo – così vicina ma anche così lontana, se consideriamo la densità delle novità di gesti, segni e parole che ci ha già regalato e continua a regalarci – il nuovo Papa, appena eletto 265° successore di Pietro, aveva chiesto alla piazza il favore di benedirlo, inchinandosi per la preghiera prima delle benedizione "Urbi et Orbi" e venendo ricambiato da un silenzio così pieno di raccoglimento da sembrare quasi irreale. Oggi, è la piazza che chiede – per prima – di essere benedetta da un Papa che già sente di amare, e verso il quale sta muovendo, non solo in senso metaforico, i primi passi, con un calore spontaneo che sa di festa. La città di Roma accoglie il suo vescovo – così Papa Francesco ha voluto presentarsi – e lo fa con una folla composta soprattutto di famiglie e giovani, un fiume di gente che dalla piazza prosegue per via della Conciliazione fino al Tevere. Moltissimi gli argentini, cui il Papa poi regalerà un saluto speciale dopo l’Angelus : "Camineremos con tigo Papa Francesco, humilde pastor de nuetras almas", hanno scritto su uno striscione bianco a lettere azzurre Angelo e Analia Pelelli, sposi argentini che vivono a Fiano Romano ma hanno i parenti a Billinghurst, periferia di Buenos Aires. "Papa Francisco, nos ha donado un mate de gracias, te queremos", dicono al Papa altre famiglie argentine che si sono date appuntamento oggi in piazza. Dalla periferia di Buenos Aires alla periferia di Roma: la parrocchia di S. Eligio, nello spicchio del quartiere Prenestino al confine con Tivoli, ha scritto "Francesco va’, e ripara la mia casa". Venticinque giovani con le loro famiglie, ci racconta Laura Sadolfo, sono qui oggi, ieri sono stati in pellegrinaggio alla Chiesa di Gesù per conoscere meglio la spiritualità di un Papa che "già da subito ha risvegliato l’entusiasmo dei giovani". Ma non è solo il primo Angelus l’unica novità della giornata. Due ore prima, alle 10, Papa Francesco ha voluto celebrare la messa a S. Anna. Non era mai accaduto prima, per nessun Pontefice: un evento straordinario, comunicato ufficialmente solo ieri, quasi come fosse un "fuori programma". Finora, il Papa ha celebrato Messa la mattina con i suoi fratelli cardinali a Casa Santa Marta. Deve essergli sembrato naturale, quale vescovo di Roma che si prepara al primo appuntamento con i suoi fedeli in piazza, dire messa in quella che è la parrocchia del Vaticano. Un parroco che celebra messa nella "sua" parrocchia, come in una domenica qualunque…

Ma non è una domenica qualunque, questa: il Papa arriva alle 9.45, e le transenne non riescono a contenere la folla che si accalca davanti all’ingresso di Sant’Anna: "Francesco, Francesco", lo chiama, e lui stringe mani per dieci minuti, ma si vede che vorrebbe indugiare ancora. Alla fine entra in chiesa e per l’omelia si affida alle letture del giorno. Al centro, il dialogo tra Gesù e l’adultera: la misericordia di Gesù, che è "il messaggio più forte del Signore", dice Papa Francesco. Quella misericordia che ci insegna come aprire il cuore agli altri, come perdonare. Ci insegna a non fare come i farisei e i pubblicani. "Anche noi – le parole del Papa – credo che siamo come questo popolo, che da un parte vogliamo sentire Gesù, dall’altra ci piace bastare gli altri, condannare gli altri". "Neanche io ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più", le parole di Gesù alla donna: "Il Signore non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono", dice a S. Anna e ripete poi all’Angelus, congedandosi dai fedeli raccomandando loro di non dimenticare queste parole, prima di augurare a tutti "buona domenica, e buon pranzo". "Fratelli e sorelle, buon giorno", era stato il suo saluto alla finestra. Dopo l’omelia a S. Anna, un altro gesto straordinario del Papa, che ha presentato ai fedeli "un prete che da tempo lavora con i ragazzi di strada, per loro ha fatto una scuola, ha fatto tante cose per far conoscere Gesù. Oggi questi ragazzi lavorano, studiano, credono e amano Gesù". È padre Gonzalo, "pregate per lui" chiede il Papa, "non so come sia arrivato qua, ora me lo dirà". Poi, un breve colloquio anche con la famiglia di Emanuela Orlandi. Dopo la messa, riesce a fare quello che non ha potuto fare all’inizio: esce in strada, accolto dall’ovazione dei fedeli che avevano aspettato tutto il tempo là fuori, dietro le transenne.

Il vescovo di Roma è un vescovo che cammina, ha voluto tenere le sue scarpe marroni invece che indossare quelle rosse: e la gente sta iniziando a camminare con lui, seguendolo anche fuori dal Vaticano. Oggi, la tradizionale preghiera mariana dell’Angelus – unita all’omelia su Gesù e le donne – acquista un sapore nuovo: quello della tenerezza, palpabile ed evidente, tra la piazza e la finestra. La tenerezza che c’è tra Gesù e le donne, come nel Vangelo di oggi. La tenerezza che c’è nel volto di un’anziana donna che nel 1992, all’allora cardinal Bergoglio, chiese di essere confessata, dopo la messa per la Madonna di Fatima. "Nonna", dice il cardinale, "ma se tu non hai peccato"…"Tutti abbiamo peccato, ma il Signore perdona tutto. Se non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe". "Ma hai studiato alla Gregoriana?", il commento del nostro Papa sulla "sapienza" di questa donna.

M.Michela Nicolais

(17 marzo 2013)

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